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Sopralluogo nel vero paradiso delle fake news: l'hotel del Calciomercato

Tra gli stucchi e i marmi rossi del Melìa Hotel di San Siro, andranno in scena le ultime frenetiche ore di trattative per completare le rose delle protagoniste del calcio italiano

31 Agosto 2017 alle 11:20

Perché nel calcio è crollata la piramide assistenziale pagata dalla tivù

"Posso scrivere che ti sta trattando la Reggiana?”. Il ragazzo ha meno di 30 anni, occhiali dalla montatura verde e dita sottili che corrono sullo smartphone. Alza appena lo sguardo verso il suo interlocutore, una delle tante promesse non mantenute del pallone: del suo esordio in A, parecchi anni fa, restano solo vaghe tracce sugli almanacchi e sillogismi d’amarezza, per dirla con Cioran. Adesso, dopo un lungo vagare nelle serie minori, cerca una via d’uscita al regime di svincolo. Senza contratto, ma non a corto d’inventiva: “Fai così”, risponde dopo qualche secondo. “Dì che mi cercano in serie B, così magari solleviamo un po’ di polverone”. Il nerd con gli occhiali sorride, alza il pollice e si allontana picchiettando sui tasti. Meno di due minuti dopo, l’inesistente trattativa fa la sua comparsa su uno dei più popolari siti di genere. Diventa verosimile: non vera, perché le trattative con il sigillo dell’ufficialità sono poche e vengono segnalate abusando di maiuscole, al contrario di queste. Ma abbastanza attendibile da essere letta, commentata, condivisa. E il gioco è fatto.

 

Dimenticate le scie chimiche e la magnitudo abbassata dalla Casta: il vero regno della fake news è qui, fra gli stucchi e i marmi rossi del Melìa Hotel di San Siro, sede degli ultimi frenetici giorni di calciomercato che termineranno con il tradizionale gong alle 23 di oggi.

 

Il bancone non è quello storico dell’Ata Hotel Quark, chiuso nel 2016, dove il presidente della Longobarda svelò a Oronzo Canà l’acquisto della metà di Giordano in cambio di un quarto di Zico, ma la fantasia è ancora al potere. Perché qui la bufala è tollerata, coccolata, istituzionalizzata; di più, ha trovato un nuovo nome: suggestione. L’algoritmo è X: suggestione Y, ma i titolisti meno raffinati aggiungono sempre più spesso il punto esclamativo. Se X è una grande squadra, Y sarà un top player, se X è una medio-piccola Y assumerà le fattezze di un giovane promettente, dell’esubero di qualche big o di uno sconosciuto straniero: quest’anno pare tirino molto Slovacchia, Polonia e Uruguay. Una volta creato il buzz, puoi anche fermare nella hall il dirigente della squadra X e chiedergli conto di quell’interessamento del tutto farlocco. Male che vada ti risponderà che Y è un profilo importante ma difficilmente potrà arrivare in questa finestra di mercato. E così, dopo la suggestione, hai una seconda notizia un po’ più autentica da lanciare in pasto alla folla. Non fa male a nessuno, lascia i tifosi liberi di sognare e moltiplica l’attività dei procuratori, che si spartiscono in media l’8 per cento della torta in commissioni e bonus difficilmente decifrabili.

Del resto tocca fare di necessità virtù. I contratti pesanti si firmano da sempre altrove. Per citare il Milan, che in questa sessione muoverà oltre un terzo dei 790 milioni di giro d’affari previsto, Leonardo Bonucci si è accordato con la società direttamente a Milanello e in meno di 48 ore. Comunque un passo avanti rispetto al 1992, quando Adriano Galliani segregò Gigi Lentini e il suo procuratore Claudio Pasqualin in una pensione a ridosso della Tangenziale Est. Anche i dirigenti e i procuratori, Mino Raiola in testa, si vedono raramente. Così, a tenere in piedi la baracca restano i giornalisti. I santoni, come Gianluca Di Marzio (Sky), Paolo Paganini (RaiSport), Paolo Bargiggia (Mediaset) e Alfredo Pedullà (Sportitalia) sono incalzanti fino al disturbo, ma attenti, quasi spietati nella continua ricerca di particolari, notizie, conferme. Vogliono essere i primi a dare l’ufficialità di un acquisto e spesso lo sono. Alle loro spalle si muove un Lumpenproletariat variopinto e sorridente benché sfinito, di cui il ragazzo incontrato nell’atrio è il topos perfetto. Lo incrociamo di nuovo uscendo dalla sala: sta rincuorando un collega meno esperto che è riuscito a digitare appena tre pezzi. “Non è colpa mia se il Benevento non tratta più nessuno”, si sfoga. “Scrivi che a Benevento c’è una suggestione Maxi Lopez”, gli risponde lui. “Fai il botto di clic, sicuro”.

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