“Pareggiare a rugby è come baciare una sorella”

Terza e decisiva battaglia del tour dei British & Irish Lions in Nuova Zelanda. La partita è stata una di quelle sfide che rimangono nella storia

11 Luglio 2017 alle 12:42

“Pareggiare a rugby è come baciare una sorella”

Rugby Test Match, Nuova Zelanda vs British and Irish Lions (foto LaPresse)

"Pareggiare a rugby è come baciare una sorella, fa schifo”. Questo il commento a caldo di Sir John Kirwan, campione del mondo nel ’87 con gli All Blacks ed ex allenatore della nazionale italiana, dopo il 15 pari con il quale si è chiusa la terza e decisiva battaglia del tour dei British & Irish Lions in Nuova Zelanda. Forse però, in un mondo dello sport che impone sempre un trionfatore da osannare, l’equilibrio con il quale si sono chiusi i tre test fra gli invincibili All Blacks e la selezione dei migliori giocatori di Gran Bretagna e Irlanda ha un sapore di altri tempi, che lascia un po’ spaesati ma consci di aver assistito a uno spettacolo unico, che dal 1888 si rinnova ogni quattro anni (ogni dodici in territorio maori). Un po’ confuso è apparso anche il capitano dei Lions, Sam Warburton, che ha dichiarato di non essere stato del tutto sicuro a fine partita di cosa avrebbe dovuto fare, se giocare i supplementari o, come poi ha fatto, alzare la coppa assieme a Kieran Read, per l’occasione alla sua centesima presenza (e relativo cap commemorativo) con i tutti neri.

  
La partita è stata una di quelle sfide che rimangono nella storia. Gli All Blacks sono da subito sembrati capaci di fare di più e hanno a lunghi tratti controllato il primo tempo, con due bellissime mete di Laumape e Jordi Barrett. Alcuni indizi però non lasciavano tranquilli i più esperti fra i tifosi neozelandesi: sei punti di vantaggio (12-6) sono troppo pochi dopo aver creato così tanto, troppi errori e troppi rischi nella trasmissione della palla da parte dei padroni di casa e una difesa in maglia rossa in crescita costante (nella serie e nella partita).

 
La risposta dei “tourists” si è affidata al cuore di Connor Murray (Irlanda), Jonathan Davies (Galles), Maro Itoje (Inghilterra) e compagni, ma soprattutto alla precisione al piede di Owen Farrel e alla potenza di Eliott Daly, che con un calcio da 55 metri a inizio secondo tempo ha piazzato il ruggito che ha probabilmente reso possibile a livello mentale la rimonta.
Nel finale un arbitro pasticcione, giocatori perplessi e la certezza che la tradizione dei Leoni è ancora viva dopo 129 anni: l’appuntamento, come sempre, è fra quattro anni, a caccia di Springboks in Sud Africa. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi