Così Ibra si incorona re di Francia

L'attaccante del Psg, intervistato dal Monde, prende a sberle Hollande ("Che presidente è? Faccio di più io per i francesi, con le mie tasse") e i benpensanti ("Guadagno troppo? Lo decide il mercato").

7 Giugno 2016 alle 15:24

Così Ibra si incorona re di Francia

Zlatan Ibrahimović (foto LaPresse)

Parigi. “Che razza di presidente è Hollande? Aiuto più io la Francia di quanto non lo faccia lui”. Fa un certo effetto vederlo sulla prima pagina del quotidiano dell’establishment parigino. Fa un certo effetto comprare il Monde e vedere Zlatan Ibrahimovic campeggiare sulla une appena sotto il fascione che parla di una bozza d’accordo tra la Sncf, le ferrovie francesi, e i sindacati, dopo sette giorni di scioperi e manif contro la riforma del lavoro difesa dalla ministra El Khomri. Ma così hanno deciso i giornalisti di boulevard Auguste Blanqui, e al centro del Monde c’è l’attaccante svedese che ha fatto sognare i parigini per quattro anni indossando la maglia del Paris Saint-Germain e non ha ancora sciolto la riserva sul suo futuro (voci insistenti lo vogliono al Manchester United di José Mourinho).

 

Zlatan ha deciso per una volta di lasciare il calcio sullo sfondo e in un’intervista scorrettissima e “zlatanesque”, come scrive il Monde, ha detto tutto ciò che pensa sulla politica, il terrorismo, la vita, i soldi, il Qatar, Parigi, la Francia, e soprattutto François Hollande. “Posso renderlo popolare se voglio. Ma non so se ne ho voglia”, dice Ibra al Monde, quando gli intervistatori gli fanno notare che è più popolare del presidente della Repubblica, in caduta nei sondaggi di opinione. “O si è popolari o non lo si è. L’importante è essere se stessi e io lo sono. Ma non posso parlare per lui perché non lo conosco”. E se si presentasse per un secondo mandato? “Onestamente, non credo abbia fatto un buon lavoro. Sta a voi francesi giudicarlo”. Punzecchiato sul suo stipendio, 20 milioni di euro all’anno, Ibra risponde che “i soldi rendono le cose più facili, ma non possono comprare la felicità. Le persone dovrebbero pensarla in questo modo”. Ma sono tanti? “Non so cosa significa ‘tanti’. (...) E’ il mercato che decide i prezzi e non la passione o i media. E se sono tanti o pochi non è un mio problema. La mia preoccupazione è vedere quello che dice il mercato. Il mercato dice: ‘Questo è il vostro prezzo. Ecco cosa dice il mercato’. Se un altro giocatore guadagna come me ma io sono dieci volte più forte, che succede? Io dovrò guadagnare dieci volte di più”. Sulle tasse dice di averne pagate moltissime in Francia, “ho aiutato molto questo paese”, e rispetto agli schieramenti destra-sinistra, Zlatan è sicuro di essere oltre: “Sono di tutto il mondo, sono un uomo del popolo”. La chiacchierata con il Monde è un concentrato di zlatanate. Il Nobel? “L’unico premio che non ho ancora vinto”. Hollande? “Non ha avuto la fortuna di incontrarmi”. La Francia? “Ibra è arrivato e ha preso il potere in Francia”. Il Qatar? “Senza di loro la Francia non mi avrebbe mai visto giocare. Dunque (voi francesi, ndr) dovete ringraziarli”. La scorsa settimana, al termine dell’amichevole tra la sua Svezia e il Galles, ha detto che la Friends Arena di Solna, nei pressi di Stoccolma, andava rinominata “Zlatan Arena”, dato che era il suo ultimo match internazionale in quello stadio. A marzo, con toni ugualmente scherzosi, aveva promesso di restare al Psg solo se i parigini accettavano di sostituire la Tour Eiffel con la sua statua.

 

E’ fatto così Ibra, nato per scuotere i benpensanti, come quando disse che Parigi era la banlieue del calcio prima della sua venuta. Peggio, che prima dell’arrivo dello sceicco al Thani e del suo fondo il Psg non esisteva. Ma Ibra è anche questo: “Ero molto triste (dopo gli attentati del 13 novembre, ndr). Il mio animo era molto cupo. Ciò che è successo non sarebbe mai dovuto succedere. E non solo a Parigi, ovunque nel mondo. Per me la vita è ‘peace and love’. Amo tutti, a prescindere dal luogo in cui uno è nato. Gioco a calcio e vedo il calcio come una religione. Tutti sono i benvenuti, a prescindere dalle proprie origini e dalle proprie credenze. Il calcio è il più grande sport del mondo”. Zlatan è un personaggio da romanzo? “No. Mi considero normale, semplice e discreto”.

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