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Più League, meno Ligue

Il campionato francese finisce con due mesi di anticipo (e senza scomesse della camorra) suggellando l’ennesima farsa. Se la gioca con la Mls americana, campionato di figurine sbiadite che fa venire nostalgia delle partire del cuore. Meno male che c’è la Premier.

14 Marzo 2016 alle 20:32

Più League, meno Ligue

Nonostante le apparenze, quella nella foto non è un’azione di una partitella estiva in qualche ritiro del Trentino. E’ la sfida decisiva per il campionato tra Troyes e Paris Saint-Germain in Francia (

Newcastle. Cerchiamo di capirci. C’è qualcosa che oggettivamente non va. Prima Ranieri, e va bene – la Premier è così bella, grande e magnanima che lo ha trasformato in un grande – poi Guidolin, e va meno bene. Tra qualche mese Guardiola verrà a infestare l’Isola con il suo tiki taka, e da ieri sera ci troviamo tra le balle di nuovo Rafa Benítez, del quale speravamo di esserci liberati qualche anno fa. Che il re dei bolliti venga in Premier League non è un bel segnale, soprattutto dopo avere fallito in quella grande sagra paesana che è il campionato spagnolo. Ma la Premier League ha gli stessi poteri taumaturgici del Torino, sa resucitare persino i morti, quindi può darsi benissimo che Benítez farà bene, anzi benissimo. Alex Ferguson, vecchia volpe, ha già cercato di superare quanto fatto dal Foglio sabato scorso e si è messo a elogiare pubblicamente Claudio Ranieri, sostenendo che il suo Leicester vincerà certamente il titolo, persino con qualche giornata di anticipo. Certamente non due mesi prima delle fine, come capita in quel torneo condominiale francese che qualcuno si ostina a chiamare campionato, la Ligue 1. Ho letto la notizia del Paris Saint-Germain campione di Francia con lo stesso spirito di quando ho letto che ieri era il Pi greco Day: una curiosità divertente e tanto ripetitiva quanto inutile. Il 9-0 fuori casa a Troyes (ah che risate nelle redazioni sportive quando c’era da fare i titoli domenica, eh?) è il suggello definitivo alla farsa, la ciliegina di cartapesta sulla torta di plastica del calcio francese. Non bastano neppure le buffonate di quel genio di Ibrahimovic – sempre più simile a un adulto che gioca al parco con dei bambini – a far sembrare seria la faccenda. La gag sulla statua di Ibra al posto della Torre Eiffel serve al massimo per aumentare i clic sui siti sportivi, ma tutta la vicenda c’entra poco con il calcio.

 


Charlotte Jackson, giornalista inglese di Sky Sports News, è già pancia a terra alla ricerca del prossimo scoop da raccontare ai suoi telespettatori


 

Giovinco contro Pirlo, Gerrard contro Lampard, Kaká contro Keane, Drogba contro Villa: la Mls americana è il campionato delle figurine sbiadite, i nomi sulla maglia contano più della maglia stessa e in questa sfida fra vecchie glorie che ha il retrogusto amaro di una partita del cuore ci si può appellare soltanto a ricordi di un tempo che non c’è più. C’era sempre, alle elementari, il compagno di classe che teneva per un certo giocatore, non per la squadra, e la sua fede traslocava al ritmo impietoso delle rescissioni dei contratti: “Io tifo per Baggio”, e così via. La Mls non è che un’elevazione del brand personale a regola suprema del gioco collettivo, condito da qualche highlight mirabolante di quelli che la dicono lunga sul livello medio del gioco. E poi uno si stupisce del successo di Trump e del suo culto della personalità. In Italia troverebbero una qualche spaventosa teoria del complotto per spiegare anche questo fenomeno. Sono rimasto interdetto nell’apprendere che la disgrazia di Marco Pantani ha le sue origini nella Camorra e nel giro di scommesse sul ciclismo, avevo l’impressione che queste cose succedessero solo nei libri di Saviano – al momento impegnato a mettere sotto scacco la dittatura di Putin assieme a Kasparov – e invece c’è un pattern costante. Che di solito poi trasecola in trasmissioni notturne di Lucarelli sui misteri d’Italia, sulle massonerie deviate, sui servizi segreti che hanno deviato da quelli deviati, a loro volta rimasti ingarbugliati nelle doppie negazioni, tanto che non sanno più chi è dritto e chi è storto. La voce dell’ematocrito di Pantani deviato dalla camorra, però, arriva alle orecchie di Vallanzasca, o di altri banditi epici a scelta, il quale in carcere la spiffera a qualche prigioniero politico connesso all’intero spettro della sinistra extraparlamentare segretamente guidata dalla Cia, e immediatamente risputata da un pentito che si è pentito di essersi pentito. Insomma, forse sarebbe stato meglio lasciare riposare i morti e liberare i vivi dalle dietrologie postume.

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