Zeru tituli

“Betrayed”. Cos’è successo davvero a Mourinho (quasi una teodicea)

"Betrayed by the one who says she loves you”. Tradito. Da quella che diceva di amarlo, come in una canzone di Lou Reed. Tradito dalla squadra che amava (una delle due, l’altra sua “casa”, per quanto dai colori meno notturni e belli), la squadra che ha portato così in alto, la Premier vinta ancora una volta l’anno scorso.
“Betrayed”. Cos’è successo davvero a Mourinho (quasi una teodicea)

Josè Mourinho (foto LaPresse)

"Betrayed by the one who says she loves you". Tradito. Da quella che diceva di amarlo, come in una canzone di Lou Reed. Tradito dalla squadra che amava (una delle due, l’altra sua “casa”, per quanto dai colori meno notturni e belli), la squadra che ha portato così in alto, la Premier vinta ancora una volta l’anno scorso. E Stamford Bridge tutto con lui, innamorato. E non con lei. “Una delle mie migliori qualità è leggere la partita per i miei giocatori, e sento che il mio lavoro è stato tradito”. Betrayed. Così ha detto, con l’amaro nella strozza, dopo che i Blues avevano perso con il Leicester City, e adesso diranno che è stato esonerato da Ranieri, il colmo della beffa, perché Claudio Ranieri invece era morto, zeru tituli, e ora è risorto, è l’uomo del momento. Ma le narrazioni dell’Umile che rimonta a cavallo mentre il Superbo rotola nella polvere sono banalità da western, non si addicono al Filosofo. Serve più epica, o una teodicea. L’eroe non è sconfitto, non cade nella polvere. L’eroe viene tradito. Come Sigfrido, come Orlando. Come Gesù (ops, l’abbiamo detta. Suvvia). E che sia così, o che preferisca raccontarsela così, che importa? Quando la realtà contraddice la leggenda, tu stampa la leggenda, avrebbe risposto John Ford.

 

Quello che gli scoccia di più, forse, è la recidiva. Si era fidato un’altra volta di Roman Abramovich, il dio serpente, l’uomo dalle mani d’oro, e già l’altra volta era finita con una separazione non consensuale, e anche meno determinata dalla classifica, faccenda di personalità e comando, orgogli e pregiudizi. S’era fidato di un ritorno, fuggendo da quella tana di presuntuosi ingrati a Madrid, anche se nel cuore aveva la panca di Sir Alex, all’Old Trafford (e a vedere le cose come vanno oggi, volesse il cielo fosse andata così). Aveva messo le mani avanti, quaranta milioni di sterline per liquidarlo. Perché innamorarsi ancora va bene, sistemare le clausole è meglio. Il comunicato del Chelsea è secco: “Mutual consent”. Mutual un bel niente, per “the most successful manager in our 110-year history”. Ma non è quello. La cosa che scoccia davvero è la sconfitta. Al personaggio così mediatico, intelligente, al vero inventore della cultura della vittoria e della superiorità psichica nel calcio postmoderno. Strana sconfitta, poi. La squadra campione che in campionato va a rotoli, addirittura zona retrocessione, con una media sconfitte che José Mourinho non aveva visto mai. Per un po’ ha detto, stupito del suo stupore, “è fantastico, non avevo mai provato un’esperienza così”. E invece in Champions tutto tranquillo, vincente. Aspettando primavera.

 

[**Video_box_2**]Così per Mou c’è la questione del tradimento, che un po’ è vera: “Una possibilità è che ho fatto un lavoro così fantastico l’anno scorso e ho portato i giocatori a un livello che non era il loro livello, che ora loro non possono mantenerlo”. E’ sempre stato vero, per le squadre di Mou. Ma una cosa simile non l’aveva mai detta prima. E non l’avranno presa bene, quelli che avevano in cuore di tradirlo. Non John Terry, il capitano, che l’ha difeso. Ma Diego Costa, che gli aveva scagliato contro la pettorina a bordo campo? O forse è un po’ falsa. Anche se lui l’ha sempre negato, c’è davvero la sindrome del terzo anno di Mou. Quando la squadra non riesce più a tenere i suoi ritmi mentali. E va fuori forma, di brutto. Il più fuori fase di tutti è Hazard (del resto è belga, what else?), e persino il divin Fabregas annega. Ma parlare di una sua squadra fuori forma? Di tensione mancata, di gioco non più redditizio? Dire questo della squadra di Mou? Certo che mentono, tutti. Lui è come Gesù. Ci voleva che qualcuno lo tradisse. (Ora, fa un po’ tristezza, è quasi blasfemo pensarlo, che Mou venga tradito negli stessi giorni in cui pure Rudy Garcia, lo “Spezial One” viene tradito dai suoi scannagatti. Ma così è la vita). “And I lay down betrayed”, ascolta Lou Reed.
Però, maledizione: proprio adesso che ci stavamo innamorando del Mancio?

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