Dàgli alla Kostner

Il circuito mediatico giudiziario è sfuggito di mano pure al Coni. Mercoledì l’olimpionica pattinatrice azzurra è stata invitata a una manifestazione non competitiva a Corvara. La Kostner è scesa sul ghiaccio, ha salutato, ha danzato, e si è ritrovata ancora davanti il plotone d’esecuzione sportivo, la commissione antidoping, ancora una volta per colpe non direttamente ascrivibili a lei.

13 Agosto 2015 alle 20:00

Dàgli alla Kostner

Carolina Kostner (foto LaPresse)

Il fascicolo è aperto, “atto dovuto” dice il Coni, le valutazioni sul caso pronte, l’assurdo già servito. Perché non c’è altro modo di descrivere la vicenda nella quale è incappata, ancora una volta, Carolina Kostner. Mercoledì scorso l’olimpionica pattinatrice azzurra è stata invitata a una manifestazione non competitiva a Corvara. La Kostner, per due anni numero uno al mondo nella sua specialità, è scesa sul ghiaccio, ha salutato, ha danzato, e si è ritrovata ancora una volta davanti il plotone d’esecuzione sportivo, ovvero la commissione antidoping, ancora una volta per colpe non direttamente ascrivibili a lei. Per il caso di un’omessa denuncia – quella relativa al doping del suo ex fidanzato, il marciatore Alex Schwazer – il Coni le aveva proibito di partecipare a “gare o attività organizzate da società sportive affiliate a enti firmatari del codice Wada”. Se la struttura che ha ospitato l’evento di Corvara fosse affiliata al Coni (un punto ancora da chiarire) allora la Kostner dovrebbe ricevere una nuova sanzione.

 

E infatti il gruppo sportivo della polizia penitenziaria, al quale la Kostner appartiene, smentisce: il Coni non c’entra, con quell’evento di Corvara. Ma tant’è, l’atto è dovuto, il suo nome – e la sua reputazione, che per uno sportivo è un po’ tutto –  sarà ancora appeso a un giudizio sportivo, con il fardello di altri (possibili) mesi di squalifica. Ancora colpevole a causa dell’amore. Come nel caso Schwazer. Come scendere in pista nonostante una squalifica, lontana dai premi di una volta. Ma non dagli occhi censori del Coni, che i sentimenti se li è scordati e batte di manette e ramazza chi ce li ha ancora.

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