Il Tour riscrive le regole del ciclismo: maxi caduta, tutti fermi. Poi sul Muro di Huy vince Rodriguez

Il francese Bonnet cade a sessanta allora a 60 chilometri dall'arrivo, cadono in tanti e il direttore della corsa decide la sospensione. Poi la tappa riprende e sull'arrivo in salita lo spagnolo stacca tutti. Froome in giallo, Nibali ancora staccato.
Il Tour riscrive le regole del ciclismo: maxi caduta, tutti fermi. Poi sul Muro di Huy vince Rodriguez

Un'immagine della maxi caduta ai 60 chilometri dal traguardo (foto LaPresse)

Il Tour si ferma, neutralizzato, stop and go. Dieci minuti di pausa, come non si è mai visto: Christian Prudhomme, direttore del Tour che si sbraccia dal tettuccio dell'auto della giuria e impone a tutti di fermarsi: non ci sono le condizioni per continuare, dice, nessuna ambulanza al seguito, nessun medico a potersi occupare degli atleti. Un lungo rettilineo in leggera discesa, una maglia bianco blu della FDJ, Bonnet, frena, tocca la ruota di chi gli sta davanti, piomba spalla destra sull'asfalto, sessanta allora, dietro nessuno ha il tempo di capire, di frenare, di fermarsi. Cadono, in tanti, in un groviglio colorato di uomini, di ruote, di bici che rimbalzano nell'erba bruciata a bordo strada.

 

 

A terra una cinquantina di atleti, molti malmessi, alcuni ritiri, maglie sbrindellate, escoriazioni su braccia e gambe, dietro, lontani, mentre il gruppo continua, va avanti, non attende, perché questo è il ciclismo, le cadute ci sono e ci sono sempre state. Il gruppo procede spedito, come di solito accade, come è prassi che sia. L'alt viene dall'alto, dal numero uno del Tour, a terra sono in troppi, fermatevi. Novità, sorpresa, regolamento applicato alla lettera, come mai è stato fatto, perché la storia è sempre stata altra, si pedala in ogni caso, non si aspetta nessuno. Questa volta no, ci si ferma e si attende.

 

Dopo lo stop si riparte tutti assieme, la tappa va finita, va percorso il Belgio della Freccia Vallone che diventa Tour, l'arrivo fissato in cima al Muro di Huy. Quel che rimane è attesa veloce, inseguimento alla vetta, gregari a tutta per permettere ai capitani di affrontare l'era finale nelle prime posizioni. Davanti si corre a tutta, spalle basse a mulinare il rapportone, finché almeno la salita inizia e ci si alza sui pedali, perché solo così si va avanti, solo così si può superare la verticalità di quella strada, quell'asfalto che si impenna al 26 per cento, che è Chemin des Chapelles, per topografia, che è via crucis a tappe, sette cappelle che rappresentano in legno la passione di Cristo, indicazione di quello che aspetterà i corridori.

 

[**Video_box_2**]Dopo lo stop il lancio, dopo il lancio, l'assolo: quello di Joaquim Rodriguez che vince, solo, sfruttando le sue dote di arrampicatore su strade impossibili; quello di Chris Froome, che rifila secondi importanti più per il morale che per la vittoria finali a tutti i rivali, secondo, con ghigno, ma maglia gialla, la prima dopo la vittoria del 2013. Nibali ottavo, arrabbiato per il minuto e mezzo perso ieri tra forature e cadute, senza beneficiare dello stop alla corsa, non contento dei secondi lasciati oggi sul Muro.

 

Olanda e Belgio sono passati, per fortuna dello Squalo, il distacco è pesante, ma domani c'è il pavé, è altra corsa, è luogo dove attaccare Froome e la sua sicurezza da primattore.

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