Il derby e la trigonometria del vuoto

Uno che se ne intende di diagonali difensive e uscite in fase di non possesso, ma che ama pure i paradossi, mi dice: il gol di Palacio non era da annullare.

20 Aprile 2015 alle 17:24

Il derby e la trigonometria del vuoto

Rodrigo Palacio (foto LaPresse)

Uno che se ne intende di diagonali difensive e uscite in fase di non possesso, ma che ama pure i paradossi, mi dice: il gol di Palacio non era da annullare, perché quel fesso di Antonelli, mentre tutta l’azione del derby andava verso la porta del Milan, e per così dire tutta l’inerzia astrale del calcio si concentrava là, lui no, lui andava da un’altra parte, forse in panchina a pisciare. Palacio s’è trovato tra i piedi quell’accidente fuori orbita, e ha dovuto toglierlo di mezzo. Ma è quel Cacciavite che non c’entrava, lì, anzi non c’entra proprio col gioco del calcio, uno che va al contrario dell’inerzia universale della partita. Pensateci, concedendovi il brivido del teorema astratto, come nella trigonometria sferica: non fa una grinza. Ecco, il fatto è che, tolto Palacio, ce n’erano ventuno in campo che non c’entravano nulla, con il gioco del calcio.

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