Le qualificazioni a Euro 2016 generano mostri

Crepuscolo d’Europa. Partite pallose, polemiche sterili e giornali pieni di notizie di calciomercato a caso. Nelle pause di campionato si prova un profondo sentimento d’angoscia frammista a pena per i giornalisti che devono inventarsi qualcosa di cui scrivere.
Le qualificazioni a Euro 2016 generano mostri

Il polacco Krychowiak cade a terra dalle risate durante la sfida con l’Irlanda di domenica sera (foto LaPresse)

Londra. Basterebbe guardare le partite di qualificazione a Euro 2016 di questi giorni per capire che la farsesca rielezione di Michel “ma belle” Platini alla presidenza della Uefa è un errore. Lo smilzo francese riappoggia per la terza volta consecutiva il suo culone sulla poltrona, perpetrando una satrapia calcistica seconda solo a quella di Blatter alla Fifa e promettendo altri anni di sfracelli. Non solo è l’uomo che ha ridotto la Champions League a una versione noiosa della Coppa Uefa salvo che per semifinali e finale, ma è anche il colpevole di tutti quei colpi di sonno che avete avuto guardando imperdibili match come Scozia-Gibilterra, Irlanda del Nord-Finlandia, Romania-Isole Far Oer e Albania-Armenia. Allargando l’Europeo a 24 squadre, la Uefa riuscirà a rendere mediocre anche questo torneo (di suo da sempre semi-inutile), ed è già riuscita a far rilassare tutte le “big”, sicure di qualificarsi anche senza bisogno di troppe vittorie. Ciò che mi ha commosso di più, però, è il discorso con cui Michel “ma belle” ha accettato il nuovo incarico: “Grazie per la vostra fiducia e per il vostro sostegno. So di poter contare su di voi. E voi sapete che potete contare su di me. Questa fiducia reciproca, questa democrazia partecipativa, è il nostro marchio di fabbrica”. Bello, eh? Ah, Platini era l’unico candidato.

 

 


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Vinciamo noi. Almeno voi italiani siete riusciti a rendere divertente la noia mortale delle qualificazioni agli Europei inventando polemiche surreali contro il vostro Commissario tecnico. A leggere certi commenti, Antonio Conte fino a sei mesi fa era un genio del calcio, oggi un isterico che probabilmente non arriverà a Francia 2016. La vicenda di Marchisio è degna di una Federazione presieduta da Tavecchio, certo, ma nessuno mi impedirà di prendere la parti di Conte, improvvisamente accusato di pretendere allenamenti troppo duri da quegli stessi che per tre anni hanno tratto vittorie, soldi e giovamento da quegli stessi allenamenti. Parlo della Juventus, ovviamente, anche se mi pare che i più cazzoni di tutti siano stati i medici che hanno visitato Marchisio in Nazionale. Stando a loro bisognava amputare la gamba del centrocampista bianconero, il quale poi è andato a farsi vedere in una clinica a Torino guidando lui la macchina. C’è l’amichevole tra Italia e Inghilterra, e i giornali italiani non hanno ancora capito se il ritorno di Conte allo Juventus Stadium sarà un flop o un trionfo. Sinceramente non lo so e non mi interessa. Tanto vinciamo noi. Che almeno abbiamo in panchina ancora lo stesso allenatore che ha fallito ai Mondiali. Ma noi agli psicodrammi abbiamo fatto l’abitudine almeno dal 1966.

 

C’è sudore e sudore. Gwen Garcia, presentatrice televisiva che si presenta molto bene, ha portato in un colpo solo il feticismo per il Barcellona e la vacuità della soubrette a un nuovo livello. La sua fantasia, giura, è fare sesso con un blaugrana, e se avesse detto che il motivo è il prestigio, il glamour, il conto in banca, la celebrità e tutte le altre cose che accoppiarsi con un membro del “més que un club” tipicamente comporta non ci sarebbe nulla da ridire. Ma Garcia la motiva diversamente: “Il corpo dei calciatori mi affascina. Farlo in campo con uno del Barcellona dopo che ha finito la partita ed è tutto sudato. Mi piacerebbe!”. Nulla contro le preferenze della ragazza per i corpi sudati a fine partita, ognuno fantastica come vuole e può, ma a questo punto non si vede perché proprio uno del Barcellona. Anche i giocatori della Spal a fine partita sono sudati. I loro corpi sono prestanti anche se non vinceranno il Pallone d’oro, e i campi su cui giocano sono meno confortevoli del manto soffice del Camp Nou; hanno tutte le ragioni per sentirsi sessualmente discriminati.

 


Grande appassionata di qualificazioni agli Europei, la modella britannica Lucy Pinder esulta, con la sobrietà che da sempre la contraddistingue, al quarto gol dell’Inghilterra


 

Deserto e vuoto. Nelle pause di campionato provo un profondo sentimento d’angoscia frammista a pena per i giornalisti che devono inventarsi qualcosa di cui scrivere. E siccome la fantasia in certi ambienti scarseggia, tocca nutrirsi dei soliti, stomachevoli ingredienti: le vecchie glorie e il calciomercato. Luisito Suárez, Alessandro Del Piero, Giovanni Lodetti, Paolo Pulici e Carlos Zago vengono interrogati su qualunque cosa, dal destino dell’Inter all’eterna questione degli oriundi; dicessero qualcosa sul Jobs Act rischierebbero di diventare immediatamente sottosegretari. Il calciomercato poi è il vero contrappasso dell’appassionato di sport, specialmente in Italia, dove si lanciano a nove colonne nomi di giocatori improbabili, mai sentiti, che bisogna ingannevolmente accostare a campioni noti per poterli spacciare al pubblico come significativi (quante volte abbiamo visto il “nuovo Pirlo” o il “nuovo Ronaldo”? E pensare che Iturbe era il “nuovo Messi”). Fra le tante voci incontrollate, probabilmente la migliore di questa tornata – nel senso della più divertente – va segnalata la dichiarazione dell’interista Brozovic: “Con cinque nuovi acquisti ci giochiamo il titolo”. Solo cinque?

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