<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0">
  <channel>
    <title>Il Foglio RSS</title>
    <link>https://www.ilfoglio.it</link>
    <description>Il Foglio RSS contents</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 04:11:07 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Il Foglio</dc:creator>
    <dc:date>2026-03-09T04:11:07Z</dc:date>
    <dc:language>it-it</dc:language>
    <item>
      <title>Il panico per i giovani con gli smartphone e l’elogio funebre dei libri. Leggere o guardare</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/03/09/news/il-panico-per-i-giovani-con-gli-smartphone-e-l-elogio-funebre-dei-libri-leggere-o-guardare-8755307/</link>
      <description>&lt;p&gt;Durante le presentazioni dei libri (ma non solo), vista anche la scarsità del pubblico, qualcuno, uno scrittore, un intellettuale, dice: dove andremo a finire? Non si legge più, i &lt;a href="https://... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/03/06/162654707-bf4ba138-87cc-4fd4-9d97-c2e1586518db.jpg" length="18374" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 04:11:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8755307</guid>
      <dc:creator>Antonio Pascale</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-09T04:11:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il gender gap oltre gli slogan. Il problema non è l’ufficio, ma la casa</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/03/07/news/il-gender-gap-oltre-gli-slogan-il-problema-non-e-l-ufficio-ma-la-casa-8756518/</link>
      <description>&lt;p&gt;Al direttore - Intervengo sul tema del cosiddetto gender gap con una riflessione che so essere controcorrente, nella speranza di sottrarlo alla rassicurante logica degli slogan e di riportarlo sul ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/03/06/185447761-28086473-00a3-4aff-a58d-3989f8070446.jpg" length="16819" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 07 Mar 2026 04:54:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8756518</guid>
      <dc:creator>Erminia Giorno</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-07T04:54:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Caro Benzina? Allora basta guerra in Iran. Il pacifismo dell'automobilista italiano</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/03/06/news/caro-benzina-allora-basta-guerra-in-iran-il-pacifismo-dell-automobilista-italiano-8752287/</link>
      <description>&lt;p&gt;Servirebbe una riforma costituzionale, per rendere davvero la Costituzione uno specchio del paese. Una riscrittura&amp;nbsp;dell'Articolo 1: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sull'automobile". Il nostro paese è il primo paese europeo per densità di auto:&amp;nbsp;701 ogni 1.000 abitanti.&amp;nbsp;La media europea è&amp;nbsp;di 570. Abbiamo battuto pure la Polonia per anni in testa alla classifica.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;E servirebbe una riforma costituzionale dell'Articolo 1 per dare un senso anche all'Articolo 11, quello che inizia con "L'Italia ripudia la guerra...". Perché se c'è qualcosa che fa accorgere l'italiano della situazione internazionale è proprio il costo del carburante. La &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/iran/"&gt;guerra contro il regime islamista iraniano&lt;/a&gt;&amp;nbsp;ha provocato un aumento del prezzo di &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/benzina/"&gt;benzina&lt;/a&gt;, gasolio e gpl e in Italia ci si è accorti davvero dei bombardamenti sull'Iran.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;L'Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori (Adoc) ha denunciato che "l’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz si stanno abbattendo immediatamente sulle tasche dei consumatori e, in particolare, degli automobilisti. Siamo di fronte a un’impennata dei prezzi di benzina e gasolio che non ha alcuna giustificazione economica immediata, se non quella di una speculazione sulle paure internazionali". Il Codacons si è lamentato che "i listini praticati da diversi distributori lungo la rete autostradale hanno raggiunto livelli che non si vedevano da tempo, una crescita che desta forti preoccupazioni perché, come sanno bene gli automobilisti, ad un repentino incremento dei prezzi alla pompa non corrisponde mai un altrettanta veloce diminuzione in caso di deprezzamento del petrolio. Un andamento ancor più pericoloso per le tasche degli italiani se si considera l’avvicinarsi del periodo di Pasqua, quando aumenteranno gli spostamenti in auto dei cittadini". Il ministo delle&amp;nbsp;Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, ha provato a rassicurare tutti evocando il taumaturgo, il supereroe della pompa di benzina:&amp;nbsp;Mister Prezzi (il Garante per la sorveglianza dei prezzi, &lt;em&gt;nda&lt;/em&gt;).&amp;nbsp;"Abbiamo attivato Mister Prezzi", ha detto, "Già&amp;nbsp;dall'altro giorno ha ampliato il monitoraggio segnalando,&amp;nbsp;ove si verificassero,&amp;nbsp;alla Guardia di finanza eventuali movimenti anomali sulla rete".&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ma è nei gruppi Telegram e Redditt e&amp;nbsp;sulle pagine Facebook dedicate agli automobilisti che si inizia a parlare di "proteste", "andare in piazza", "fargliela vedere agli speculatori", pure al "governo". Automobilisti di sinistra? Linea M5s (così Chiara Appendino: "'Il governo Meloni resta afono e inerme, complice di una linea neocolonialista dettata dall'asse Trump-Netanyahu che ci trascina nel baratro. Siamo stanchi di una Giorgia Meloni che ha barattato le promesse elettorali con il servilismo bellicista. Dov'è finita la leader che faceva video alle pompe di benzina promettendo l'abolizione delle accise? Oggi quelle accise le ha aumentate, trasformando energia e carburanti nella vera tassa occulta di questo esecutivo") o Avs (così Peppe De Cristofaro: "Con la guerra in medio oriente aumentano i costi della benzina e del gas. Impennata dei prezzi che non hanno nessuna giustificazione se non la speculazione. Ovviamente l'aumento dei costi è scaricato sulle spalle degli italiani")?&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Soprattutto si inizia a parlare di guerra. Sino a mercoledì la guerra sembrava non essere mai iniziata. Poi il contatore della pompa della stazione di rifornimento ha fatto scrollare sulle homepage dei quotidiani o fatto accendere radio e televisioni. E la guerra è diventata reale. "Serve torna (&lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;nda&lt;/em&gt;) alla pace che sino qua morimo de stenti", scrive un tizio su Telegram. "Qua fanno la guerra sulle nostre spalle", gli risponde un altro. "BASTA BOMBEEEEE NON SE NE PUO PIUUUUUUUUUUUUUU CI STANNO AFAMANDOOOOOOOOOO", il messaggio con più pollicioni. Un popolo di pacifisti al volante. E non ce ne eravamo accorti. E sì che dicevano che si facevano le guerre per il petrolio. Sciocchi a non capire prima che il distributore porta pace.&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/03/06/095021142-51c2f24e-cab8-4ce8-be91-f1bbe005f842.jpg" length="15686" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 06 Mar 2026 09:03:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8752287</guid>
      <dc:date>2026-03-06T09:03:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La gratitudine è morta, e non possiamo nemmeno dedicarle una preghiera</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cultura/2026/03/06/news/la-gratitudine-e-morta-e-non-possiamo-nemmeno-dedicarle-una-preghiera-8749542/</link>
      <description>&lt;p&gt;Verso la parte conclusiva dei &lt;i&gt;Fratelli Karamazov&lt;/i&gt;, poco prima che ceda sotto i colpi di un tremendo esaurimento nervoso (o piuttosto di un crollo spirituale), Ivan, l’ateo, ha una visione, fo... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/03/05/162501637-f3e6fbd1-ad78-4379-a3a0-9dba1d883fcd.jpg" length="19451" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 06 Mar 2026 04:15:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8749542</guid>
      <dc:creator>Michele Silenzi</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-06T04:15:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La crisi demografica e il miraggio delle pensioni del futuro</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/03/05/news/la-crisi-demografica-e-il-miraggio-delle-pensioni-del-futuro-8744079/</link>
      <description>&lt;p&gt;Il tempo passa e la percezione della sostenibilità del sistema pensionistico si aggrava. &lt;strong&gt;La riduzione del tasso di fertilità e il contemporaneo aumento della speranza di vita della popolazi... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/03/04/161828971-8899d16f-159b-4080-99f6-f9524cc4fbe0.jpg" length="81008" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Thu, 05 Mar 2026 05:01:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8744079</guid>
      <dc:creator>Mauro Marè</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-05T05:01:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Viviamo l’èra dell’essenzialità muta. Ma parlate, fatevi questo piacere!</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/28/news/viviamo-l-e-ra-dell-essenzialita-muta-ma-parlate-fatevi-questo-piacere--8697377/</link>
      <description>&lt;p&gt;Il cringe sta tracimando. All’inizio era quella paura moderata di essere imbarazzanti, quel voler mantenersi fighi, sì, è importante essere fighi e cool e con il minimo esatto da dire. Chi di noi n... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/24/143004754-50ab6026-f9db-430f-abbd-4f95aabf452e.jpg" length="9071" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 28 Feb 2026 07:26:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8697377</guid>
      <dc:creator>Ester Viola</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-28T07:26:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Interiorità-tà-tà, la nuova via antiperformativa per rimorchiare online</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/26/news/interiorita--ta--ta-la-nuova-via-antiperformativa-per-rimorchiare-online-8704182/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Tinder ha emanato una nuova guida per vivere l’amore in modo inclusivo e accessibile&lt;/strong&gt;, a uso esclusivo degli utenti di sesso maschile e imperniata sugli appuntamenti anti-performativi. Ho così appreso che gli appuntamenti sono di solito performativi, non però nel senso che John Langshaw Austin dava al termine in “Come fare cose con le parole”. State tranquilli, la guida di Tinder non affronta la filosofia del linguaggio né si dilunga sulle frasi che, pronunciate in un determinato contesto, hanno il potere di modificare la realtà – anche se, almeno un tempo, il coronamento di ogni sogno d’amore stava nella formuletta magica “Io vi dichiaro marito e moglie”, tipico esempio di enunciato performativo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Gli appuntamenti sulle app di incontri sono invece performativi, o addirittura over-performativi come scrive la guida, in quanto si cerca di far colpo su degli sconosciuti presentando gli aspetti migliori di sé o fingendo di essere un’altra persona, salvo poi rincasare stremati come dopo avere trascorso un’intera serata sul palcoscenico a recitare un ruolo di cui non si ricordavano tutte le battute. &lt;strong&gt;E’ tempo di smetterla, dice Tinder: gli appuntamenti non sono colloqui di lavoro in cui colpire l’altro sciorinando il curriculum né gare a chi ce l’ha più lungo (sto parafrasando) in cui bullarsi per la macchina potente, il conto in bitcoin o le conquiste pregresse.&lt;/strong&gt; Vengono addotte statistiche secondo cui tali aspetti colpiscono sfavorevolmente le utenti: emerge anzi una svolta para-grillina per cui in gran parte reputano fondamentale l’onestà, la fedeltà e l’identità (tà-tà), ossia la capacità di essere autenticamente sé stessi mostrandosi senza compromessi. Cade in disgrazia l’aspetto fisico, considerato rilevante sì e no da metà del campione&lt;strong&gt;. L’appuntamento è dunque non più l’agone in cui farsi belli, o essere belli tout court, ma un contesto in cui presentarsi senza filtri. Non stupisce che poi tutti restino single&lt;/strong&gt;; stupisce invece che da un’analisi su questo tema in fin dei conti frivolo risulti un’interessante tendenza alla ridefinizione dell’io. L’identità non viene più individuata né in senso materialistico, ossia come aspetto corporeo o sembiante, né in senso capitalistico, ossia misurandola in termini di successo professionale o realizzazione personale. Non siamo più il nostro corpo, non siamo più ciò che facciamo. E’ un ritorno agostiniano all’&lt;i&gt;interiore homine &lt;/i&gt;come solo criterio di verità, è un rigurgito platonico che ci riporta alla bellezza dell’anima come meritevole destinataria di amore autentico, è un afflato manicheo che contrappone al male di chi cerca di combinare qualcosa o di presentarsi come migliore (il famoso maschio performativo) il bene di chi porge all’altro la propria insindacabile irripetibilità come un fiore esotico che appassisce al primo tocco. &lt;strong&gt;E’, soprattutto, un discorso moralista.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Il maschio anti-performativo ha necessariamente da essere buono: deve, sempre stando alle statistiche, essere onesto, fedele, autentico, rispettoso, e poi empatico, intelligente emotivamente, disponibile all’ascolto, magari impegnato in cause umanitarie nonché celere nell’aderire alle campagne giuste sui social; del resto, non vogliamo far diventare l’amore inclusivo e accessibile? &lt;strong&gt;E’, infine, un discorso ottimistico&lt;/strong&gt;. Dà infatti per scontato che, una volta spogliatolo del corpo, del ruolo, delle ambizioni e degli averi, resti dell’essere umano un nucleo di verità nascosta che non può corrispondere che al bene – eppure, a giudicare da certi profili che circolano sulle app di incontri, il miglior consiglio che si possa dare agli utenti è di non essere sé stessi. Ma a chi desidera appuntamenti anti-performativi questo dettaglio non importa: nella potenziale anima gemella cerca soltanto un fuocherello di bontà da far divampare anziché custodirlo, un’adesione a valori condivisi da proclamare come nei giuramenti dei cadetti delle accademie militari, un’interiorità talmente intima da dover essere esibita senza pudore. Per rimorchiare.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/25/164019900-dd4070db-c216-4649-8a10-9f03f8659f0b.jpg" length="27995" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 05:14:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8704182</guid>
      <dc:creator>Antonio Gurrado</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-26T05:14:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Contro la tratta dei rider</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/economia/2026/02/26/news/contro-la-tratta-dei-rider-8706913/</link>
      <description>&lt;p&gt;Dickens e l’Ottocento del lavoro invisibile, senza contratto e diritti, sottopagato e non tutelato, non erano previsti dall’algoritmo. Ma noi li vediamo. E nonostante tutte le riserve verso l’esond... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/25/194524942-7ef41722-7b2a-4f32-a9c4-5c872546f067.jpg" length="18206" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 04:45:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8706913</guid>
      <dc:date>2026-02-26T04:45:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Sanremo senza pedali. Il comune chiude la ciclabile per il Festival</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/24/news/sanremo-senza-pedali-il-comune-chiude-la-ciclabile-per-il-festival-8696684/</link>
      <description>&lt;p&gt;Oggi inizia il Festival. Per chi pensava di andare a trotterellare nella città dei fiori conviene lasciare auto lontana e godersi quella bella pista ciclopedonale, dove fu la ferrovia, che si fa tutto il Ponente ligure con il mare al suo fianco. Perché anche a Sanremo, tutto l’anno, si vivono l’ansia e la strategia quotidiane del cercare parcheggio. Però vista mare.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;A parte quel che succede nel teatrino orgogliosamente demodé, dove luccicano la noia, l’aggettivo superlativo e ‘a canzuncella nostra, lo spettacolo è fuori. Il palchetto dell’Ariston vestito a festival è solo un pretesto. L’antropologo urbano batte i marciapiedi. Senza vendere nulla, claro, se non le poche parole che mette in saccoccia. Ma non sarà così. Per antropologhi e non. &lt;strong&gt;Il signor Comune di Sanremo, da martedì 24, ha deciso di chiudere la ciclabile che da Arma di Taggia arriva in zona calda&lt;/strong&gt;. Dove dovrebbero posare solo piedi e biciclette passeranno minibus, taxi e i carri funebri coi vetri oscurati, con dentro la salma viva del vips. Corsia preferenziale era, e rimane. Cambiano solo i soggetti. Da leggiadri a pesanti. Da sani a inquinanti. Dall’essere di tutti all’essere di pochi. E quello che vorrebbe, ottusamente, garantire la mobilità, la castrerà. Rima buona per strofa o ritornello alternativi. Eppure il Festival si fa da sempre, non ci sono stavolta urgenze sanitarie o belliche, un Cristo o un marziano sceso in terra. Non c’è un mondo da salvare. &lt;strong&gt;Si celebra la canzone leggera, leggerissima, e si chiude la cosa più leggera che c’è. La ciclopedonale è impresa e orgoglio di questa zona, parla di futuro, e tu la oscuri proprio quando il mondo tutto è collegato!&lt;/strong&gt; Ci stiamo abituando a questi segnali di retroguardia, di piccineria, e lo certificano i coretti delle piccole iene da tastiera: Cosa vuoi che sia una settimana senza la tua biciclettina!, i più raffinati. Inutile spiegare il senso più ampio del tutto a chi ha l’inquadratura di un orifizio. Lasciamolo lì a sbirciare. In fondo, tutto quanto fa spettacolo.&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/24/124000396-152455a6-4f8c-4afb-bb79-18ead39f9680.jpg" length="21019" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 12:29:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8696684</guid>
      <dc:creator>Maurizio Baruffaldi</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-24T12:29:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L’uomo che non c’è. Il campo di battaglia della mascolinità</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/23/news/l-uomo-che-non-c-e-il-campo-di-battaglia-della-mascolinita--8686808/</link>
      <description>&lt;p&gt;Il ragazzo di diciannove anni che pochi giorni fa ha ucciso Zoe, di diciassette, ha confessato dicendo &lt;strong&gt;“non so perché l’ho fatto”&lt;/strong&gt;. Gli uomini non stanno bene, hanno perso la loro s... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/20/152034998-9649872a-fc60-47f4-9fc4-6fabbb3f4253.jpg" length="15814" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 05:26:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8686808</guid>
      <dc:creator>Donatella Borghesi</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-23T05:26:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Un Festival di rassicurante Baudismo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/23/news/un-festival-di-rassicurante-baudismo-8690626/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pare proprio – magari i fatti ci smentiranno – che il protagonista assoluto del Festival di Sanremo 2026 sarà Pippo Baudo&lt;/strong&gt;, o almeno la sua ombra, la sua eredità, la sua visione. Ca... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/22/215632591-8bd728dd-de27-407d-b751-98e91f85c457.jpg" length="23210" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 04:36:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8690626</guid>
      <dc:creator>Stefano Pistolini</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-23T04:36:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Gli Epstein Files e la noia dei ricchi</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/20/news/gli-epstein-files-e-la-noia-dei-ricchi-8681619/</link>
      <description>&lt;p&gt;Sulle schifezze non c’è niente da dire, se è vera anche solo una cartellina di fogli di quelle migliaia degli &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/jeffrey-epstein/"&gt;Epstein Files&lt;/a&gt; è abbastanza. Sulle schifezze non c’è altro da dire, non perché i fatti siano pochi, ma perché le parole arriverebbero ben acchittate e troppo in ordine e io non ce le voglio. Le spiegazioni sono sempre un’attenzione, un modo dell’addomesticamento. E’ una di quelle volte in cui se commenti stai già facendo un errore di categoria. “La legge farà il suo corso”, anche questa però mi pare al momento una grossa ambizione, ci sono troppi soldi e troppi poteri in giro. E allora il povero Cristo dall’altro mondo, il sottobosco sottoborghese con le regole, quelli con velleità di guardare dal balcone (io) che devono fare?&lt;strong&gt; Per quanto mi riguarda aspetto le sentenze con gli anni di galera e lascio tutto lì, a marcire, come un cadavere di corpo estraneo, ancora contagioso di qualche malattia mortale. Distanza è la cosa giusta da fare? E chi lo sa&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sulle schifezze non c’è niente da dire, dell’origine di tutto però si può parlare. Di come una banda di milionari ben informati decide di andare tutti ospiti da uno di cui si sanno le cose peggiori, e gli si fa compagnia a portata di obiettivo fotografico. &lt;strong&gt;Il movente è quello che sembra, il più imbecille e il più grave, la noia? Direi di sì&lt;/strong&gt;. Perché l’altro movente possibile del nefando sarebbe il denaro, qui non ce n’era bisogno, perciò è per forza la noia. E di noia si deve parlare. La migliore diagnosi l’ha scritta Fitzgerald: “Lascia che ti parli dei molto ricchi. Sono diversi da te e da me. Possiedono e godono troppo presto, e questo lascia un segno su di loro: li rende molli là dove noi siamo duri, e cinici là dove noi siamo fiduciosi, in un modo che, se non sei nato ricco, è assai difficile da comprendere. Essi pensano, nel profondo del loro cuore, di essere migliori di noi perché noi abbiamo dovuto scoprire da soli le compensazioni e i rifugi della vita. Anche quando entrano fino in fondo nel nostro mondo o sprofondano al di sotto di noi, continuano a credere di essere superiori. Sono diversi”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Questo succedeva ai nati ricchi. Ma c’è una malattia perfino peggiore e che capita ai grandi parvenu. A loro la noia non succede come a noi, non la puoi chiamare “evento temporaneo di alcune giornate”, diventa una struttura che è lì, non si muove mai. Una specie di bassa pressione si prende tutte le giornate, e che ti fa pensare che di quello potresti morire. Non muore, il ricco, come il povero non muore di problemi e debiti, ma il povero per sopravvivere s’ingegna e guarisce dalla noia, dà alle mani qualcosa da fare, si distrae e passa le giornate. Il ricco non può farlo, perché gli mancano le esigenze di sopravvivenza. La noia ce l’ha e se la tiene, la bassa pressione resta in casa e lo tormenta. Il divario è reso ancora più incomprensibile perché adesso viviamo nell’epoca con meno noia praticabile. E’ proprio impossibile provarne. Ogni interstizio dell’attenzione è bello colonizzato, ogni secondo è notificato, c’è la mini-ebrezza della dopamina, hai diecimila canali tv a disposizione, sesso online, videogiochi per adulti, tutto. Essere stimolati è l’acqua dove ci hanno messi ammollo e la noia ordinaria è stata rimossa. &lt;strong&gt;Al suo posto c’è una distrazione coatta senza l’uscita, una sequenza infinita di “qualcosa” che ha completamente smantellato il sistema noia del millenovecento&lt;/strong&gt;. La nostra noia si è diradata sì ma non è scomparsa perché l’abbiamo specializzata, ha cambiato forma ma la trovi ancora, ogni tanto. Fitzgerald racconta dei ricchi quella deformazione-tristezza-speciale, la noia come privilegio. Dalla saturazione viene una forma di durezza, dice. Se ogni cosa che voglio è possibile, allora che faccio?&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Saltiamo un secolo e atterriamo nella cronaca contemporanea, gli Epstein Files – sì sì, con le verifiche che arriveranno e le cautele – suggeriscono qualcosa di simile ma più tetro: la noia nell’ultima incarnazione che è una sperimentazione fredda dell’ultrapotenza. Hybris distillata pura e irresponsabile quanto le pare. Qual è l’ultimo limite possibile dell’umano? Quello morale. Sfondiamo pure quel muro, quindi, decidono. La noia è un principio ordinatore negativo, è quello che move il sole e l’altre stelle, altro che amore. Fitzgerald aveva fatto tutto il sogno, mancava solo la previsione finale. Il &lt;i&gt;rich boy&lt;/i&gt; è sospeso e infelice, poi evolve e diventa predatorio. Ecco, nel ventennio sovraprivilegiato e dove ci sentiamo sull’orlo del baratro, la noia si è ritirata in alto. E si è fatta sperimentale al massimo grado, si muove come un leone. Ed è assurdo perché nella mia testa la noia aveva – ha ancora – una struttura contemplativa. E’ un’immagine di un sé sdraiato e molle, ci sono io a otto anni che non so che fare in quelle infinite giornate estive del paese e leggo e scrivo fesserie per intrattenermi. &lt;strong&gt;E’ una società che diventa asimmetrica anche in un altro punto disgraziato, allora: i molti sono senza vuoto, i pochi ne hanno troppo, di vuoto&lt;/strong&gt;. Ed è così strano. Perché ero abituata a pensare alla noia come all’ultimo problema democratico che aveva speranze di sopravvivere.&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/19/152203931-09d105c2-57ac-40a4-8d48-416d26f35a7e.jpg" length="14665" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 04:20:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8681619</guid>
      <dc:creator>Ester Viola</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-20T04:20:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L'effetto "Drive-in" della sinistra sul referendum</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/19/news/l-effetto-drive-in-della-sinistra-sul-referendum-8676237/</link>
      <description>&lt;p&gt;Chiedo un po’ in giro per questo referendum. Vorrei capire se fuori dalla bolla – giornali, social, interviste incrociate di Nordio e Gratteri, costituzionalisti che litigano su La7 – il tema sia un po’ meno intossicato. Se qualcuno ne parla nel merito. Se qualcuno ha letto il testo della riforma, anche solo l’abstract. Se qualcuno sa cosa sia un Csm, o due Csm, o perché dovrebbero essere due e non tre. Se crede davvero che ti estraggano il giudice a sorte, come in un racconto di Kafka o nella gag di Giovanni (quello di Aldo e Giacomo), testimonial del No, come tre quarti dello show-biz, scrittori, registi, Meglio Gioventù, ecc. &lt;strong&gt;Chissà se, insomma, qualcuno ha capito qualcosa. Spoiler: non mi pare&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;C’è il tassista che vota No perché “Meloni c’ha tradito” – e io chiedo su cosa, e dice “su tutto, c’ha tradito come categoria”, e anche se faccio notare che il referendum è sulla giustizia, &lt;strong&gt;“non importa, nun deve vince”&lt;/strong&gt;. C’è il collega universitario che difende la Costituzione, perché “se non l’hai capito caro mio”, questo è un “assalto”, un golpe travestito da “riforma”, e c’è quello che “ha fatto le sue ricerche” e mi spiega che “è la stessa cosa che ha fatto Orbán in Ungheria”. C’è la figlia diciottenne di amici, primo voto, orgogliosissima, che voterà No “contro un governo che ha sostenuto un genocidio”. Ma vale anche per parecchi adulti – lei almeno ha la scusa dell’età. &lt;strong&gt;Se pensi che Israele sia un po’ il male dell’umanità non puoi votare Sì alla separazione delle carriere&lt;/strong&gt;. Se trovi che l’Ucraina in fondo un po’ se l’è cercata e la Nato s’è allargata, non puoi volere due Csm. Se Pucci a Sanremo era una vergogna sessista e fascista, non puoi essere d’accordo con Nordio. Le opinioni non vengono mai una per una: arrivano a pacchetti, all-inclusive. &lt;strong&gt;Anche quello sul funzionamento della magistratura è un voto identitario&lt;/strong&gt;. Sommo dramma per un paese come il nostro. La stessa persona che sabato sfila con la kefiah, domenica voterà No per una coerenza interiore profonda e incontestabile tra il diritto internazionale e il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura. Chiaro. Limpido.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ho un amico che per vent’anni ha sostenuto la separazione delle carriere. Come tre quarti del Pd, quando si scriveva nei documenti congressuali che “il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”. C’era nella Bicamerale di D’Alema. C’era persino nel programma elettorale del 2022. Ora vota No.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il fatto è che sulla separazione delle carriere, tre quarti dei miei amici di sinistra sono entrati in piena sindrome &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/televisione/2023/12/04/news/antonio-ricci-e-gli-splendidi-40-anni-di-drive-in-5970054/"&gt;“Drive-In”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. Negli anni Ottanta, Umberto Eco, Beniamino Placido, Giovanni Raboni, Angelo Guglielmi, cantavano le lodi del programma di Antonio Ricci: Drive-In era irriverente, antisistema, spregiudicato. Poi Berlusconi entra in politica. Peggio, vince le elezioni. Nel giro di pochi anni cambia la percezione di Drive-In. Diventa una start-up di Forza Italia, della deriva autoritaria, della fine dello Stato di Diritto. Un concentrato di sessismo, patriarcato, volgarità: il primo mattoncino ideologico del berlusconismo, l’emblema di un immaginario “fascista”. Lo stesso Drive-In che Oreste Del Buono aveva definito “la trasmissione di satira più libera che si sia vista sin qui”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Coi referendum ormai siamo rassegnati. I referendum sono le nostre midterm. I referendum in Italia servono a punire chi governa, sono il terzo tempo della partita persa alle elezioni. Persino su un tema come questo. Perché solo chi ha avuto la fortuna di non avere mai a che fare con la giustizia italiana – solo chi non ha mai messo piede in un’aula di tribunale, non ha mai aspettato anni per un’udienza, non ha mai visto un pm diventare giudice e un giudice ragionare da pm – può permettersi il lusso di trasformare una riforma dell’ordinamento giurisdizionale in un episodio della lotta eterna tra il Bene e il Male. Beato lui.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/18/151842798-15a28c5a-1e70-47b8-91e0-9f896d647293.jpg" length="17225" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 04:19:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8676237</guid>
      <dc:creator>Andrea Minuz</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-20T04:19:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Valerio Tuveri l’ammazzagraffiti: “Non ce l’ho con la Street Art ma con i vandali”</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/15/news/valerio-tuveri-l-ammazzagraffiti-non-ce-l-ho-con-la-street-art-ma-con-i-vandali--8658582/</link>
      <description>&lt;p&gt;Il nemico numero uno dei graffitari romani non ha ancora trent’anni, è nato a Tor Bella Monaca e conta circa 160 mila follower tra &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/tiktok/"&gt;TikTok&lt;/a&gt;, Instagram e Facebook. &lt;strong&gt;Ha una passione viscerale per mantenere il travertino immacolato, che gli è valsa l’anno scorso il Romoletto d’oro. &lt;/strong&gt;Con lo stesso piacere di chi lascia una tag, lui la cancella, incassando elogi e minacce. Ma &lt;strong&gt;Valerio Tuveri&lt;/strong&gt;, titolare con il fratello Alessandro e il padre Luca della ditta Roma Sabbiature, è convinto delle sue idee e non ha perdonato a Le Iene, che gli dedicarono un servizio tv, di averla “buttata in caciara”. Facendolo passare per chi non ha capito ancora l’importanza di un Banksy, di un Basquiat o degli operosi street artist brulicanti nella Capitale.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Vuole smentire?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sicuramente. Io preservo il decoro di monumenti, palazzi, statue e fontane che sono inestimabili testimonianze artistiche nel centro della città più bella del mondo. Chi le ricopre di graffiti è semplicemente un vandalo, perché uno street artist o qualcuno che si proclami tale già dispone per esprimersi di centinaia di spazi nelle periferie. Un conto è essere Keith Haring, altro è chi va a deturpare Ponte Sant’Angelo. Proprio lì pochi giorni fa ho ripulito a titolo gratuito, dopo avere ottenuto i permessi, un’orrenda scritta nera. Non c’è bisogno di un critico per qualificare come vandalismo le tag compulsive, gli scarabocchi o i graffiti lasciati da qualunque tizio che sia in grado di tenere una bomboletta in mano.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;La Street Art nasce tuttavia anche quale fenomeno di trasgressione creativa.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Che però non mi sembra giusto imporre agli altri per puro egocentrismo, per dire “sono passato di qui”, come fa chi imbratta la saracinesca di un negozio o i vagoni della metropolitana fino a impedire ai passeggeri la visuale della fermata. Tantomeno capisco chi sporca i muri con gli slogan come durante le recenti manifestazioni pubbliche. È giusto scendere in piazza ma rispettando le città, anche perché ripulirle è un costo collettivo. Mi sembra una considerazione banale, eppure mi sento definire “fascista” perché vado a rimuovere quelle scritte come peraltro ho cancellato decine di svastiche. La maggioranza di coloro che mi attaccano reca sul suo profilo social la bandiera della Palestina perché dispiaccio ai centri sociali. Qualcuno mi augura la morte, altri se la prendono con la mia famiglia, ma per fortuna molta gente mi apprezza e scrive cose bellissime.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Se scova un writer in azione cosa fa?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sono riuscito a identificarne tre e li ho denunciati. Due di loro hanno più di quarant’anni e forse sono persone più da curare che da reprimere. Spesso è gente triste o arrabbiata col mondo, che si contende per narcisismo uno stesso spazio con altri graffitari.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Qual è il lavoro più importante che ha eseguito di recente?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La ripulitura dei muraglioni del Tevere per il Giubileo. È durata un anno e mezzo. Centomila metri quadrati ricoperti da più generazioni di writer. Prima di finire abbiamo dovuto ripetere l’operazione per mille metri di graffiti già rifatti nel frattempo, ma ora che il contratto è scaduto e non possiamo più tornarci mi piange veramente il cuore, perché sono già all’opera altri imbrattatori. Spiace che il Comune, dopo avere speso tanti soldi, non organizzi una squadra di pronto intervento per provvedere quotidianamente alle erbacce che ricrescono e ai graffiti che riappaiono.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;C’è anche chi imbratta per fini più nobili, come gli attivisti di “Ultima Generazione” a Palazzo Madama.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Chi protesta per l’ambiente dovrebbe sapere quanto costa e quanto inquina rimediare ai loro danni. Ci sono decine di modi per esprimere le proprie istanze senza intaccare edifici storici e monumenti.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;A Roma il candore del travertino sembra quasi una invitante superficie vergine…&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Che è complicata da trattare. È un tipo di pietra che se non viene protetto presenta molti alveoli in cui può penetrare la vernice, perciò anche dopo l’intervento di ripulitura si rischia che rimanga il fantasma della scritta. Con un danno permanente.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quanto tempo occorre per togliere un graffito?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Dipende dallo spessore della vernice, dai colori, dall’eventuale sovrapposizione degli strati. Nei video che posto sul mio account, mr.tuvs, riassumo l’operazione in pochi secondi, ma a volte sono necessarie ore per eliminare una scritta. Bisogna grattare a mano col raschietto, poi procedere con la sabbiatura facendo attenzione a non rovinare la superficie. È più difficile di quel che sembri.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ha mai impugnato una bomboletta?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ho persino rifiutato un accordo pubblicitario che mi proponeva di scrivere su un muro e ripulirlo. Non userò mai una bomboletta.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ne regolamenterebbe il commercio?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Si potrebbe pure chiedere il documento a chi acquista, però il punto è un altro: se ami la città ci pensi dieci volte prima di sporcare un ponte o un palazzo barocco. Roma è eterna finché glielo permettiamo noi, e quando i turisti mi domandano perché è piena di graffiti non so cosa rispondere.&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/13/160325657-9a552525-e169-4cda-a37f-9d8083d1093d.jpg" length="18874" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sun, 15 Feb 2026 03:01:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8658582</guid>
      <dc:creator>Francesco Palmieri</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-15T03:01:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Thomas Bernhard, il nostro presente e il suicidio come una delle belle arti</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/cultura/2026/02/14/news/thomas-bernhard-il-nostro-presente-e-il-suicidio-come-una-delle-belle-arti-8643002/</link>
      <description>&lt;p&gt;Il caso tragico accaduto la settimana scorsa a Perth, Australia, un padre e una madre si sono suicidati nella propria casa portando con sé due figli adolescenti autistici e tre animali, è giunto fino a noi a smuovere non proprio le coscienze ma certo le news e una certa significativa, inconfessabile fascinazione. &lt;strong&gt;Una vicenda ovviamente particolare, non replicabile, eppure in qualche modo paradigmatica. Vicina ad altre di cui con allarmante frequenza si ha notizia: per alcuni “tragedie” magari inevitabili, per altri qualcosa di più simile a “liberazioni”. &lt;/strong&gt;I casi di suicidi condivisi di una coppia o in una famiglia, di suicidi offerti come viatico di pace a genitori anziani, o la soppressione di un figlio malato – nessuna legge “dopo di noi” o sui caregiver potrà mai reggere lo strazio di un abbandono, di una vita, la propria e dei propri cari, da cui liberarsi – non sono infrequenti. &lt;strong&gt;Suscitano emozioni diverse. Pochi giorni prima di Perth, tutta un’altra vicenda, si erano suicidati i genitori di Claudio Carlomagno, l’uxoricida di Anguillara. E qualcuno, a parte gli osceni insulti, ha detto “finalmente hanno pace”.&lt;/strong&gt; Lo scorso anno in Spagna un tribunale ha dato ordine per l’eutanasia di una ragazza di 24 anni, nonostante l’opposizione legale del padre, sempre pace. Il doppio addio alla vita delle &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/cronaca/2025/11/19/news/contro-il-da-da-um-pa-letale-attorno-al-suicidio-delle-kessler-una-scelta-ne-eroica-ne-esemplare-8337865/"&gt;gemelle Kessler&lt;/a&gt; è stato accolto da un plauso commosso: è bello andarsene bene. &lt;strong&gt;Non si vuole qui parlare di eutanasia o di leggi ma ragionare sul suicidio in sé, diventato ormai, dopo secoli in cui in questa chiave era riservato alle classi elevate e intellettuali, un buon esito (exit strategy?) socialmente accettato.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La suggestione non viene però dalla cronaca, ma da un romanzo breve di &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/thomas-bernhard/"&gt;Thomas Bernhard&lt;/a&gt;, &lt;strong&gt;Amras&lt;/strong&gt;, scritto nel 1964 e che Adelphi ripubblica ora con il consueto, ineguagliabile, fiuto per l’emergere ben oltre il letterario di problematiche filosofiche più ampie. &lt;strong&gt;Amras è il sobborgo di Innsbruck dove vengono rinchiusi in una torre di famiglia – protetti, esiliati? – due fratelli adolescenti. La loro storia è particolare: i genitori si sono suicidati, e loro stessi avrebbero dovuto seguirli nella morte volontaria.&lt;/strong&gt; Ma qualcosa non ha funzionato, i giovani in stato di incoscienza vengono salvati e nascosti da uno zio (o forse segregati e condannati a una inutile vita). Walter e K., sopravvissuti per sbaglio, saranno nascosti lì per sfuggire alle conseguenze legali assurde che li avrebbero internarti in manicomio in base alle “barbare norme sanitarie tirolesi”. Da qui parte il monologo di uno dei fratelli, l’altro malato di epilessia si suiciderà a sua volta. &lt;strong&gt;“Non volevamo più continuare, continuare a esistere, non volevamo essere più nulla”.&lt;/strong&gt; Il giudizio sociale: “Noi approviamo il modo di agire dei nostri genitori, non lo condanniamo, a differenza dei giornali di Innsbruck e dei magistrati…”, “le speculazioni di vicini malvagi, questo spaventoso materiale di dicerie”. Il dolore infinito, senza alcuna pace diversa dalla morte: “Non riuscivamo, nemmeno temporaneamente, a liberarci dal dolore; ci veniva inflitto di continuo il più intollerabile dei dolori: il ricordo dei nostri genitori”. K. Riporta le “frasi di Walter”, &amp;nbsp;il &amp;nbsp;fratello epilettico. Aforismi: “La generazione che non ammira più nulla”, “la morte è così semplice”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;E’ Thomas Bernhard, si dirà. Questo testo scritto a 33 anni, poco dopo il più famoso Gelo, è un’esplorazione perturbante sulla malattia, la follia, la solitudine, i legami: tutte condizioni umane a cui, alla fine, è ben preferibile la morte, indagate con una profondità terribile. &lt;strong&gt;Ma qualcosa di quel fascino perturbante galleggia anche nelle nostre cronache, nei nostri commenti. Come uno specchio della percezione sociale. Il sudicio di cui è inevitabile dare la colpa a qualcuno (i medici, i parenti, le condizioni sociali), ma anche sempre più come una soluzione. &lt;/strong&gt;Per Bernhard nulla è ironico, lui va a fondo: la vita come qualcosa di insopportabile, come condanna e il suicidio o la sua alternativa, la scomparsa (il romanzo finisce alludendo a una fuga dai manicomi), come unica via. Bernhard non ha la leggerezza del suo omonimo Thomas, l’inglese De Quincey, e il suo celeberrimo humor nero di L’assassinio come una delle belle arti. Del resto il fratellastro e medico che lo assistette tutta la vita, Peter Fabjan, smentì a più riprese la voce secondo cui lo scrittore &amp;nbsp;avesse fatto ricorso al suicidio assistito. Ma basterebbe sostituire in De Quincey il sostantivo, “il suicidio come una delle belle arti”, per intuire perché ci sia sempre più spesso un plauso segreto, contro ogni riprovazione o possibile condanna, giuridica o anche solo etica, di fronte alla notizia di una scelta che un tempo si diceva “estrema” e ora è solo una buona uscita, una bella morte.&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/10/180151755-1e87234e-c24a-4e8a-b395-a958db945180.jpg" length="6191" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 14 Feb 2026 08:02:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8643002</guid>
      <dc:date>2026-02-14T08:02:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Contro il paternalismo di stato sui social per gli adolescenti</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/14/news/contro-il-paternalismo-di-stato-sui-social-per-gli-adolescenti--8659643/</link>
      <description>&lt;p&gt;Ogni volta che esplode un allarme sui &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/social/"&gt;social&lt;/a&gt; e sugli adolescenti, &lt;strong&gt;la politica reagisce allo stesso modo: alza l’età, chiude le porte, promette divieti. È una risposta che rassicura e raccoglie consenso. &lt;/strong&gt;Ma è anche una risposta sbagliata. L’ultimo numero dell’Economist lo dice con chiarezza: “bans will do more harm than good”. I divieti faranno più danni che benefici. Il settimanale inglese non minimizza tragedie, abusi, angosce dei genitori, né il ruolo degli algoritmi. Invita però a distinguere tra casi drammatici e diagnosi generali. &lt;strong&gt;L’idea che i social stiano distruggendo la salute mentale di un’intera generazione ha “only limited evidence”. Prove limitate.&lt;/strong&gt; E’ un invito alla prudenza, non all’indifferenza: l’ansia è comprensibile, ma non può diventare scorciatoia normativa.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L’Economist ricorda un punto ovvio: i divieti sono difficili da far rispettare, facilmente aggirabili, capaci di spingere i ragazzi verso piattaforme meno controllate.&lt;/strong&gt; Creano un’illusione di protezione e rinviano il nodo vero: come rendere gli strumenti più sicuri, più trasparenti, meno progettati per catturare l’attenzione in modo compulsivo. Sono argomenti familiari. A dicembre 2025 &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2025/12/11/news/sui-social-meno-paternalismo-di-stato-e-piu-interventismo-dei-genitori-diffidare-della-legge-australiana-8422491/"&gt;su questo giornale&lt;/a&gt; si scriveva che vietare i social ai minori è “come voler vietare la scuola perché nella scuola avviene il bullismo” e si parlava di “goffo paternalismo di stato che confonde un problema reale con il mezzo che lo veicola”. &lt;strong&gt;E’ la stessa impostazione: colpire lo strumento invece degli abusi, sollevare gli adulti dalle responsabilità educative, trasformare la complessità in slogan.&lt;/strong&gt; La strada indicata è diversa: più dati sull’uso, moderazione più severa, verifiche dell’età per costruire ambienti protetti, non per espellere. Regolare meglio, non proibire. Se non sappiamo domare piattaforme che esistono da vent’anni, con quale credibilità affronteremo l’intelligenza artificiale? Il divieto piace ai sondaggi; la responsabilità costruisce cittadini. E quando la politica sceglie il paternalismo al posto dell’educazione, non protegge i giovani: protegge se stessa dalla fatica di fare le riforme giuste.&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/13/185339769-838121e8-c048-43e8-987a-77c6b49af4e6.jpg" length="124782" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sat, 14 Feb 2026 04:51:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8659643</guid>
      <dc:creator>Redazione</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-14T04:51:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Leviamo i soldi ai super ricchi privi di gusto. E spendiamoli noi in vini e vacanze in barca</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/11/news/leviamo-i-soldi-ai-super-ricchi-privi-di-gusto-e-spendiamoli-noi-in-vini-e-vacanze-in-barca-8642998/</link>
      <description>&lt;p&gt;Consentitemi adesso di spiegarvi perché sono favorevole alla patrimoniale – o a una certa idea di – e perché essa è – o può essere – una norma non solo economicamente redditizia ma anche e soprattutto promotrice di valori tradizionalmente di destra. &lt;strong&gt;Cominciamo dalle ragioni sul perché sono favorevole a tassare i super-ricchi: da Donald Trump a Elon Musk, da Jeff Bezos a Mark Zuckerberg, fino al nostrano Leonardo Maria Del Vecchio, è evidente che questa gente non si merita i soldi che ha&lt;/strong&gt;. Perché i soldi – diciamolo una volta per tutte – non conta come li fai, ma come li spendi. E’ la destinazione finale del denaro a dare a esso un valore, e di conseguenza a definire i meriti di chi li spende. E i sopra citati non sanno spendere: buttano i soldi, comprano male, comprano brutto. &lt;strong&gt;Il cattivo gusto è l’ottavo peccato capitale &lt;/strong&gt;– e qui “capitale” è da intendersi proprio nel senso economico e finanziario del termine. Bezos, Musk, Trump, Zuckerberg, si vestono tutti malissimo: hanno addosso della roba che boh, costerà pure ma non li vale. E si circondano di gente altrettanto brutta e volgare, a cominciare dalle donne botoxate che si sfigurano la faccia in modi sempre più costosi.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Se sbirciate nelle loro esistenze attraverso le foto e i video disponibili online, vi accorgerete che questi ultra-ricchi fanno vite orrende in posti osceni&lt;/strong&gt;: case impersonali, macchinoni da magnaccia, magliette monocrome, cappellini da baseball, occhiali che attestano problemi alla vista perché se ci vedessero bene non avrebbero mai scelto quella montatura, ristoranti plasticosi dove si mangia crudo perché se qualcuno accendesse un fornello prenderebbe fuoco tutto il locale, bottiglioni magnum con etichette anonime, schermi piatti ovunque – ad aggiungere ulteriore piattezza a tutto quel piattume. Jeffrey Epstein, oltre che un pervertito criminale malato mentale, era un altro di questi bifolchi. Basta vedere le foto degli interni della sua mega villa caraibica sull’“isola dell’orrore” dove abusava di minorenni e giovani donne in compagnia di altri ricchi e potenti come lui: era legittimo immaginarsi interni alla “Eyes Wide Shut”, se non velluti almeno seta, magari con un tocco esotico vista la geografia; e invece gli arredi sono semplicemente dozzinali e di uno squallore che pare un posto sulla Nettunense, altro che i Caraibi.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Oltretutto questi ricchi non si godono mai la vita: sveglie a orari improbabili della notte per mandare mail all’alba, personal trainer che li prendono alle spalle come il servitore Kato con l’ispettore Clouseau, droghe solo per performare sul lavoro (la ketamina di Musk) e mai per sballarsi o rilassarsi un po’. T&lt;strong&gt;utti quei soldi per fare delle vite di merda? Ma allora leviamoglieli! &lt;/strong&gt;Tassiamo subito con un’imposta addizionale quei patrimoni mal riposti in quelle mani rozze e cafone. E qui veniamo alla matrice di destra della mia patrimoniale: sì perché a dettarla non è l’idea della redistribuzione della ricchezza, ma il profondo classismo che provo nei confronti di tutti questi burini arricchiti. Leviamogli i soldi, a questi gretti pezzenti senza gusto né classe. &lt;strong&gt;Leviamogli i soldi e destiniamoli non alla scuola o alla sanità (che palle!)&lt;/strong&gt;, bensì spendiamoli in cose belle, ottimi vini, vacanze in barca nel Mediterraneo, allegria e gioia di vivere.&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/10/174855776-f844e27b-b1b9-463a-9019-dbfd8e6e2514.jpg" length="13049" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Wed, 11 Feb 2026 04:41:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8642998</guid>
      <dc:creator>Saverio Raimondo</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-11T04:41:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Ma quale Pucci! Maurizio Milani si candida a Sanremo. E sa anche cantare</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/10/news/ma-quale-pucci-maurizio-milani-si-candida-a-sanremo-e-sa-anche-cantare-8642458/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Un episodio speciale di "L'uomo che fissava le ghiande", il podcast dell'Innamorato Fisso per Il Foglio&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ecco la canzone che ho mandato a Sanremo. Ma l'hanno cassata perché hanno detto che è divisiva e volgare.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La canzone Vincenzina, del grande Enzo Jannacci,&amp;nbsp;è la colonna sonora di Romanzo Popolare, il film bellissimo dove l'operaia milanese Vincenzina è interpretata dalla giovane Ornella Muti, bellissima. Viene chiesta in sposa da Ugo Tognazzi, che ha già quarantacinque anni. Andate a vederlo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Vincenzina davanti alla fabbrica faceva il palo nella banda dell'Ortica. Questo è Walter Valdi, però: attenzione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/10/162849091-7ddb2794-fa79-4e1a-a088-7509d33602d2.jpg" length="18964" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 10 Feb 2026 16:15:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8642458</guid>
      <dc:date>2026-02-10T16:15:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il comico, gli insulti e la strana sacralità della satira a destra. Oltre il caso Pucci</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/09/news/il-comico-gli-insulti-e-la-strana-sacralita-della-satira-a-destra-oltre-il-caso-pucci-8639316/</link>
      <description>&lt;p&gt;Un tempo solo gli artisti, i personaggi pubblici e la gente di spettacolo dovevano fare i conti con il giudizio di critica e pubblico o con la pressione mediatica. Una sonora stroncatura o un’avversa opinione pubblica potevano effettivamente interrompere carriere, o come minimo condizionarle. Oggi invece questo destino ci tocca tutti. Prima con i forum online, poi con i siti dedicati (come TripAdvisor), ma soprattutto adesso con i social, ogni professione e ogni professionista – dal ristoratore al parrucchiere fino al pizzicagnolo – viene giudicato; e non dal Silvio D’Amico della ristorazione o dal Goffredo Fofi della messa in piega o dall’Aldo Grasso del settore alimentare, ma letteralmente da chiunque. “Lascia una recensione” è la frase che meglio rappresenta questi balordi tempi presenti. Tutti recensiamo, tutti siamo recensiti: i nostri profili social sono spazi dove lasciare o ricevere commenti. Una pressione non indifferente, sia per il recensore (ci sentiamo tutti costretti a dare delle opinioni che spesso semplicemente non abbiamo) ma soprattutto per il recensito, che magari è solo un piccolo albergatore della provincia di Grosseto o peggio, una persona comune il cui selfie pubblicato sui social è diventato per qualche strana ragione virale e si ritrova con il proprio naso pronunciato spernacchiato in ogni continente. Posso capire che il peso delle critiche fuori misura possa schiacciare un barista, un cuoco, o una persona con il nasone che si era semplicemente fatto una foto davanti il Taj Mahal. Resto invece perplesso quando chi resta schiacciato sotto a quel peso è un personaggio pubblico, per giunta un uomo di spettacolo, nello specifico un comico: mestiere da sempre esposto a critiche e insulti, fischi e ortaggi, senza dimenticare i gatti morti tirati sul palco al tempo dell’avanspettacolo. Gli insulti online sono solo un aggiornamento di una pratica antica, sempre esistita e che sempre esisterà; e con la quale, come dicevo, ormai ci dobbiamo confrontare tutti, figuriamoci i comici: gli insulti online sono all’ordine del giorno, così come le minacce di morte per sé e i propri familiari. Anzi, per un comico sono anche un valido indice per misurare la propria popolarità: se non hai mai ricevuto almeno un’istigazione al suicidio allora ammazzati, vuol dire che non sei nessuno. Per non parlare poi del Festival di Sanremo, rinomato “plotone d’esecuzione” per molti comici: come dimenticare le contestazioni in diretta tv a Maurizio Crozza durante il festival del 2013, o la campagna mediatica per il lancio delle uova contro Roberto Benigni promossa da Giuliano Ferrara proprio su questo giornale in occasione della partecipazione del comico a Sanremo nel 2002. Insomma: se sei un comico lo sai, ci sta, e ci stai. Specie se annunci il tuo arrivo al Festival con una foto sui social a chiappe nude: a provocazione risponde reazione, funziona così, oserei dire che è una legge della fisica prima ancora che della comunicazione. Ma a sorprendermi davvero non è tanto il fatto che &lt;strong&gt;Andrea Pucci&lt;/strong&gt; decida di rinunciare all’invito di co-condurre una serata del Festival di Sanremo a causa delle critiche online suscitate all’annuncio, quanto che a prendere le sue difese, in nome della libertà di satira, sia Giorgia Meloni, quella stessa Giorgia Meloni che ha querelato il comico Daniele Fabbri per aver suggerito, nel suo podcast satirico “Contiene Parolacce”, di non usare contro Meloni insulti sessisti bensì appellativi infantili come “puzzona” e “caccolona” – processo per altro ancora in corso. Parafrasando Meloni, “questo racconta il doppiopesismo della destra, che considera sacra la satira – insulti compresi – quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la destra non condivide” (cit.).&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/09/200725718-9b49b386-07a4-478e-90ed-800f6370f7b9.jpg" length="20752" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 10 Feb 2026 05:05:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8639316</guid>
      <dc:creator>Saverio Raimondo</dc:creator>
      <dc:date>2026-02-10T05:05:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Sopraffatti dallo spirito olimpico, che barba i grandi eventi</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/societa/2026/02/08/news/-8632618/</link>
      <description>&lt;p&gt;Per la verità, anche quei ballerini scatenati in coreografie a vanvera nelle péniche sulla Senna, quell’ultima cena di pura blasfemia pop, Lady Gaga truccata da fatina sulle scale di pietra che immettono alle voies sur berge, quel piovigginoso e pomposissimo arrembaggio delle autorità tra il Trocadero e la Tour Eiffel, e più in generale le sfilate dei potenti, re, reucci, principessine, capi di stato, Epstein files e compagnia, non è che mi avessero poi così convinto. Belle le semplici barche fluviali, i bateaux mouches, con legioni di atlete e atleti coloratissimi e imbandieratissimi, fantastico il cavaliere d’acciaio che solcava la Senna nella notte. La telecronaca era di migliore fattura, questo sì, e le Olimpiadi sono quelle estive e monolocale, le nevose e disseminate hanno quell’aria farlocca e markettara del Grande Evento, nel senso del Marketing, ma pazienza, a ciascuno le sue preferenze, c’è il burino burino e il burino Armani &amp;amp; Majorettes, eppoi il duetto in tram di Mattarella e Valentino Rossi non era affatto male.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ci facciamo piacere ogni tipo di evento, meglio se Grande Evento, e lo celebriamo ballando, sbandierando, petardeggiando e luccicando e cantando a favore di sgraziata telecronaca con doppio braciere, addirittura. Come non ci fossero da pagare, tutti gli anni, le tasse del Concertone il Primo Maggio, del raduno della notte di San Silvestro dal Lungomare di Bari, e dell’Italia che è tutta l’Italia tutta l’Italia tutta l’Italia tra i bouquet di San Remo. L’anno liturgico della nostra mania di evasiva grandezza non finisce mai. Alla base l’equivoco della pace sostenibile, inutilmente invocata ogni volta come pegno dell’evento. Lo sport è i risultati, è la competizione, è la simulazione della guerra e dell’eroismo in Alcibiade. Invece siamo sopraffatti dallo spirito o spiritualismo olimpico, l’idea di partecipare &amp;nbsp;e basta dell’immondo De Coubertin (definizione di Umberto Eco quando non era scrittore olimpico), la proiezione della pace come falsa coscienza dei cinque cerchi e delle tre regole latinorum della casa: citius altius fortius.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;San Siro, lo Stadio Olimpico secondo il Petrecca, era un congelatore in cui se ne stavano rinserrati e infreddoliti, muniti di braccialetto elettronico come i consegnati ai domiciliari, tanti fruitori inebetiti delle maschere di Bianchini Rossini e Verdini, come da facezia del telecronista, buona gente e fiduciosa che assisteva surgelata alla solita replica del circo equestre senza lo charme intimo e caldo del circo, con in più la solita Turandot di Bocelli. Perché alla fine i grandi eventi da stadio sono un po’ tutti uguali, la simulazione delle lucciole in tribuna e in curva, danze e scintillio colorato in campo, fantasia zero, ideuzze corrive tante ma una buona idea forte nemmeno a parlarne. La logica dell’intrattenimento a tutti i costi, almeno nei grandissimi eventi, è una sola e semplicissima: devi piacere a tutti, ti devi gustare fino in fondo il filmatino sullo chalet di montagna che fa da sfondo all’alzabandiera, e per piacere a tutti devi farti piacere tutto.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
      <enclosure url="https://img-prod.ilfoglio.it/2026/02/07/194457593-92ff3a99-889a-42e1-b34d-6b987fb575ce.jpg" length="178214" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Sun, 08 Feb 2026 05:45:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">kolumbus:ilfoglio:8632618</guid>
      <dc:date>2026-02-08T05:45:00Z</dc:date>
    </item>
  </channel>
</rss>
