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Ci vorrebbe Buzzati per narrare dei pavoni a Punta Marina
Dramma, caos, lotta. Un paese in subbuglio che si è subito espresso nella netta suddivisione in due fazioni: pro Pav e no Pav. Nella Famosa invasione degli orsi in Sicilia i grossi mammiferi decisero di tornarsene verso i boschi perché lì si vive meglio. Succederà forse lo stesso con gli uccelli del ravennate. Perché li avremo annoiati
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7 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:36 PM

Foto Ansa
Dramma, caos, lotta: rasenta il bellico il lessico dei titoli riguardo all’ormai celebre invasione dei pavoni a Punta Marina che, come l’ancor più famosa invasione degli orsi in Sicilia, meriterebbe di essere cantata da Dino Buzzati. La sua fiaba era ambientata nel Regno delle Due Sicilie, ma costituiva un’allegoria delle inclinazioni di una popolazione – quella italiana – cui si rivolgeva nel 1945, all’alba di un’epoca dagli sviluppi imprevedibili. In un tempo altrettanto complesso, anche la notiziola dei pavoni al lido ravennate sortisce un simile effetto-specchio e ci rivela come siamo diventati.
Il nostro carattere nazionale si è subito espresso nella netta suddivisione in due fazioni: pro Pav e no Pav, li ha ribattezzati una battuta celando una verità intrinseca. Ciascuna delle fazioni vede i pavoni a modo suo. Per i pro Pav i fasianidi incarnano la bellezza, l’innocenza incontaminata, la resistenza alla colonizzazione turistica e capitalistica; per i no Pav, sono una minaccia, un’alterità che inquieta e devasta, un danno al decoro e uno squarcio nella coesione della comunità. Cambiate una consonante e ottenete i pro Pal; cambiatene un’altra ed ecco i no Tav.
I pavoni continuano intanto a becchettare ignari, a stridere atrocemente (è la stagione degli accoppiamenti: i maschi devono farsi notare), a lasciare escrementi che gli esperti assicurano fetentissimi. Impazza tutt’attorno il consueto carnevale all’italiana. I cittadini lamentano la mancanza d’iniziativa del comune e dal municipio rispondono di avere le mani legate per burocrazia. Il numero dei pavoni è sterminato secondo i manifestanti, un centinaio secondo le forze dell’ordine. Le trasmissioni televisive di denuncia spediscono troupe d’assalto sui terrazzi delle case, onde fornire dettagliata cronaca della rovina delle antenne. Arrivano garruli villeggianti fuori stagione per fotografare i pavoni, sognando magari un selfie con loro.
Viene annunciato un censimento – dei pavoni, non dei turisti – con utilizzo di droni, che fa già presagire un bando di appalto di lungaggine tale da far morire i pavoni di vecchiaia. Esperti ornitologi ammoniscono allarmati di non irritare i pavoni, di non affrontarli a nude mani. Nei tentennamenti del comune, si fa avanti il settore privato: lo zoo safari vicino a Mirabilandia si offre di ospitare non più di venti pavoni, quindici maschi e cinque femmine, a detrimento di parità e fluidità di genere. Ma i pavoni sono un bene pubblico, insorge lo sporadico temerario. Né manca il vip di turno, Elettra Lamborghini, che si offre di ospitarne qualcuno in prima persona; ma l’ha detto ridendo, specificano cronache aduse al fatto che in Italia, quando qualcuno parla, raramente è serio.
Nel libro di Buzzati, dopo mirabolanti avventure, gli orsi si civilizzano, ma poi decidono che è meglio tornarsene verso i boschi perché lì si vive meglio; anch’io sono certo che, mentre continueremo a discuterne, i pavoni se ne andranno da Punta Marina. Perché li avremo annoiati.