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La versione di Bolloré sulla Grasset
Più che una casa editrice, scrive sul Journal du dimanche, “una casta”. Il magnate interviene per difendersi dai 170 autori che la scorsa settimana hanno annunciato il loro addio contro il licenziamento di Olivier Nora
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20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:32 PM

L'imprenditore francese Vincent Bolloré (foto di Adnan Farzat/NurPhoto via Getty Images)
Per la prima volta da quando ha iniziato a investire nei media, il magnate bretone Vincent Bolloré ha deciso di difendersi da solo per rispondere all’indignazione suscitata dal licenziamento di Olivier Nora, per ventisei anni amministratore delegato della casa editrice Grasset, filiale di Hachette Livre di cui Vivendi ha assunto il controllo nel 2023. E lo ha fatto sul Journal du dimanche, uno dei giornali del suo impero, attraverso un articolo in cui accusa “una piccola casta che si crede al di sopra di tutto e di tutti e che si auto-coopta e si sostiene da sola”, in riferimento ai 170 autori Grasset che la scorsa settimana hanno annunciato il loro addio alla maison in protesta contro l’ingerenza bolloriana.
La casa editrice “continuerà la sua attività”, ha affermato Bolloré, dicendosi sorpreso dal “tumulto” provocato dall’allontanamento di Nora. “Coloro che se ne vanno permetteranno a nuovi autori di essere pubblicati, promossi, riconosciuti e apprezzati”, ha dichiarato l’imprenditore. Nel suo intervento, Bolloré ha confermato che la data di pubblicazione del prossimo libro dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal, consacrato al periodo di prigionia nelle carceri di Algeri, è stato uno dei motivi di frizione tra la direzione (che voleva pubblicarlo a giugno) e Nora (che preferiva un’uscita in autunno). Ma ha anche accusato la gestione dell’ex ad di Grasset, che si è aumentato lo stipendio da 830.000 a più di un milione nonostante un fatturato in calo del 25 per cento nel 2025 per la casa editrice. Gli scrittori che hanno abbandonato Grasset stanno valutando una class action per riottenere i diritti editoriali sui loro libri. Bolloré, pubblicando di suo pugno un articolo sul Journal, mostra invece un certo nervosismo: forse, come scrive Telerama, perché poco abituato a incontrare una solida resistenza come quella degli autori e degli editori del mondo delle idee parigino.