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Italia viva: il divieto australiano indica una giusta via
"Gli psichiatri, suffragati dai dati, mostrano come un utilizzo sbagliato e precoce dei social aumenti ansia, isolamento, forme di dipendenza. Per questo ritengo che il divieto imposto in Australia sia una scelta giusta", dice il vicepresidente di Iv Davide Faraone
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11 DEC 25
Ultimo aggiornamento: 08:22 AM

Proteggere i minori di 16 anni dall’uso dei non è una battaglia contro la tecnologia, ma un atto di responsabilità. A quell’età l’identità è fragile, l’autostima dipende dallo sguardo degli altri e l’algoritmo può diventare più influente della famiglia e della scuola. Gli psichiatri, suffragati dai dati, mostrano come un utilizzo sbagliato e precoce dei social aumenti ansia, isolamento, forme di dipendenza. Per questo ritengo che il divieto imposto in Australia sia una scelta giusta, pur nella consapevolezza che farlo rispettare sarà complesso e richiederà un coinvolgimento attivo delle piattaforme e che il mero proibizionismo seppur accompagnato un serio percorso di educazione digitale, può non dare gli effetti sperati. Ma la difficoltà non può essere una scusa per lasciare i nostri figli alla mercè della giungla social, sottoposti a una pressione sociale è enorme e a una manipolazione è invisibile. La politica deve impegnarsi anche in Italia per creare uno spazio di crescita più sano, restituendo ai ragazzi il tempo di diventare grandi e quindi capaci di gestire emozioni complesse con una forza e una consapevolezza maggiori.
Davide Faraone, deputato e vicepresidente di Italia viva