Sede di Facebook di Washington, attivisti depositano sacchi per cadaveri e chiedono a Facebook di fermare la disinformazione su Covid (Eric Kayne / AP) 

sei volte più efficaci

La disinformazione su Facebook ci coinvolge di più

Alcuni ricercatori della NY University e dell'Université Grenoble Alpes hanno misurato l'effetto delle fake news su un ampio gruppo di editori che utilizzano la piattaforma di Zuckerberg

La disinformazione crea più engagement su Facebook. Tra agosto 2020 e gennaio 2021 i ricercatori della New York University e dell'Université Grenoble Alpes hanno condotto un nuovo studio peer-reviewed — anticipato dal Washington Post — e hanno scoperto che gli editori noti per aver diffuso notizie false ottengono sei volte più “Mi piace”, condivisioni e interazioni sulla piattaforma rispetto alle fonti di notizie affidabili.

Dopo le presidenziali americane del 2016, le "fake news" su Facebook sono diventate un grande tema di dibattito pubblico. Da allora è stato più volte dimostrato che gli editori che condividono post di disinformazione sono in grado di raggiungere un vasto pubblico sulla piattaforma di Mark Zuckerberg. Ma questo studio è il primo tentativo completo di misurare e isolare l'effetto della disinformazione su un ampio gruppo di editori sulla piattaforma e le sue conclusioni supportano la critica secondo cui Fb premia gli account fuorvianti.

 

L'azienda di Menlo Park ha risposto che il rapporto calcola il numero di persone che interagiscono con i contenuti, ma questa non è una misura attendibile del numero di persone che effettivamente li visualizzano (le cosiddette impressions, un dato che però Facebook non rende disponibile per i ricercatori) .  

Gli autori dello studio si sono basati sulle categorizzazioni di due organizzazioni che studiano la disinformazione, NewsGuard e Media Bias/Fact Check. Entrambi i gruppi hanno classificato migliaia di editori di Facebook in base alle loro inclinazioni politiche, che vanno dall'estrema sinistra all'estrema destra, e alla loro propensione a condividere notizie affidabili o inaffidabili. Il team ha quindi preso 2.551 di queste pagine e ha confrontato le interazioni sui post di editori noti per la disinformazione, come Occupy Democrats , a sinistra, o Breitbart, a destra, con le interazioni sui post di editori affidabili. Lo studio ha dimostrato che notizie false ottengono sei volte più engagement ma anche che gli algoritmi di Facebook non premiano i contenuti che tendono da un lato o dall'altro dello spettro politico, come affermano alcuni critici. 

 

Negli ultimi mesi, la Casa Bianca ha più volte chiesto a Fb informazioni sull'entità della disinformazione sul Covid diffusa sulla piattaforma, ma la società non le ha fornite, mentre sta limitando sempre più l'accesso a gruppi esterni che tentano di estrarre dati. La ricercatrice della New York University che ha condotto lo studio, Laura Edelson, è stata bloccata da Fb. La società ha chiuso il suo account e quelli dei suoi colleghi il mese scorso, sostenendo che la raccolta di dati — che si basava sul download volontario da parte degli utenti di un widget software che consente ai ricercatori di tracciare gli annunci che vedono — ha messo Facebook potenzialmente in violazione di un accordo federale sulla privacy siglato nel 2019 dalla Commissione degli Stati Uniti. La stessa Commissione ha però replicato che l'accordo prevede eccezioni per i ricercatori e che Facebook non dovrebbe usarlo come scusa per negare al pubblico la capacità di comprendere il comportamento delle persone sui social network.

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