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Il virus mutato quattro volte

È l’antisemitismo, al centro di un bel documentario della Pbs

3 Giugno 2020 alle 06:00

Il virus mutato quattro volte

Un attentato antisemita ad Amsterdam, avvenuto l'8 maggio (foto LaPresse)

Un virus mutato ben quattro volte, le cui manifestazioni più violente sono spesso definite “focolai”, come una malattia. E c’è anche la frase “antisemitismo virulento” che è spesso usata per descrivere le molteplici espressioni di questa ‘ideologia maligna. Questo è il cuore di “Viral: Antisemitism in Four Mutations”, un nuovo documentario della Pbs. Si parte dall’assalto alla sinagoga di Pittsburgh da parte di un suprematista bianco. C’è l’ascesa dell’antisemitismo in Inghilterra all’interno del Partito laburista sotto il precedente leader Jeremy Corbyn; ci sono gli attacchi agli ebrei da parte di islamisti in Francia. Vittime, testimoni, antisemiti ed esperti, tutto si intreccia. Numerosi commentatori sono chiamati a parlare, come Bill Clinton, Tony Blair, la storica dell’Olocausto Deborah Lipstadt e i giornalisti Fareed Zakaria, George Will e Yair Rosenberg.

 

Il regista, Andrew Goldberg, visita Paul Marmot, un cugino inglese che non aveva mai incontrato prima. Marnot gli racconta come, dopo una vita da ebreo inglese di sinistra, abbia strappato la tessera del Partito laburista quando Corbyn è stato eletto leader nel 2015. Le critiche alla politica israeliana sono accettabili per la maggior parte degli ebrei britannici, dice Marmot, ma Corbyn ha varcato una linea rossa di aperta delegittimazione e denigrazione del popolo ebraico. Goldberg intervista un fratello del terrorista che ha ucciso i bambini ebrei di Tolosa. Abdel Ghani Merah, che descrive l’ambiente nordafricano dei genitori, che ha portato in Francia l’idea che le nazioni occidentali, Israele e gli ebrei nel mondo si siano alleati contro il mondo islamico. “L’odio per gli ebrei era legittimo agli occhi dei miei genitori”, dice, prendendo le distanze da quella visione (in effetti, Merah si è impegnato a contrastare l’antisemitismo). Un’ultima parola è data alla vedova di Philippe Braham, uno dei quattro ebrei francesi uccisi nell’attacco a Hyper Cacher, un supermercato ebraico a Parigi. “Non camminiamo per le strade facilmente come una volta, non lascio che i miei figli indossino la kippah, non dico ad alta voce i loro nomi”. Un virus spaventoso, di cui non si conoscono vaccini.

Redazione

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