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È ora di trasformare i divieti in disciplina

Redazione

Il 4/5 e la sfida di guidare i comportamenti collettivi con regole non contorte

La prima fase della pandemia è stata affrontata con una raffica di divieti che la paura della diffusione del virus ha spinto a rispettare. Proibire è relativamente facile, ma la fase che si apre ora, che invece richiede di disciplinare e organizzare i comportamenti collettivi e individuali, al contrario, è assai complicata. L’esigenza fondamentale è di dare regole chiare, facilmente comprensibili, e che possano essere effettivamente seguite. Questa esigenza spinge verso l’omogeneità della disciplina. Peraltro ci sono differenze locali rilevanti, sia nella diffusione del contagio sia nella struttura del sistema dei trasporti dei servizi e della produzione, che spingono invece nella direzione opposta, quella dell’articolazione territoriale.

 

Per evitare il caos sarebbe indispensabile che anche le articolazioni necessarie fossero concordate tra centro e periferia, altrimenti i cittadini si troverebbero di fronte a regolamentazioni imprecise e difficili da capire. Va aggiunto che la lenta ma costante decelerazione dell’epidemia, insieme alla stanchezza per le proibizioni, favorisce un certo rilassamento, che può facilmente tradursi in un allentamento della disciplina sociale. L’autodisciplina è invece il requisito fondamentale per affrontare senza rischi esagerati questa nuova fase, perché se ci si dovesse affidare per far rispettare le regole solo all’apparato repressivo ci vorrebbe un poliziotto a controllare ogni cittadino. C’è da sperare che le autorità, nazionali e locali, si rendano conto che il problema che devono affrontare oggi, quello di disciplinare i comportamenti, è sostanzialmente diverso, quasi opposto, a quello precedente caratterizzato soltanto dai divieti. Ci vuole un’attenzione a tanti problemi concreti, dalla condizione delle famiglie con bambini che non si possono mandare nei nidi anche se riprendono il lavoro, all’organizzazione dei trasporti che vanno adattati alle norme di distanziamento, per citare solo quelli più evidenti. E’ più che lecito nutrire dubbi sulla capacità del sistema istituzionale di saper disciplinare in modo articolato una fase così complessa, ma naturalmente c’è da sperare che questa previsione venga smentita dai fatti.

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