Il (mercato del) piacere non soffre per il virus, anzi

Simonetta Sciandivasci

Il più grande produttore tedesco di profilattici il mese scorso ha raddoppiato le vendite. Ma il vero successo lo registrano sex toys e vibratori

Non studiamo, non lavoriamo, non guardiamo la tv, non andiamo al cinema, non facciamo sport. È tutto proibito, o fortemente sconsigliato, o debolmente consentito, o così tanto consigliato e opportuno e pertinente che proprio non ci va. E allora che si fa, noi poveri umani inscatolati e imbavagliati ma non intrappolati? All’amore, ecco che si fa. E non a fini procreativi, come certi attivisti italiani non hanno mancato di invitarci a fare, a lockdown appena iniziato, quando ancora non avevamo ben chiara la differenza tra picco e plateau, fase 1 e fase 2, Borrelli e Brusaferro – “#restiamoacasa e facciamo un bambino!”, c’era scritto sui manifesti di Provita&famiglia, che poi più che essere affissi per strada sono circolati sui social, nostri unici vicoli, piazze, parcheggi, parchi.

 

Né gli italiani né gli altri del mondo, per ora, danno segni di voler aiutare la pregressa crisi del ministero delle cicogne, e si capisce, ché se pure ci ameremo più di ieri ma meno di domani, la certezza di non finire sul lastrico non la ha nessuno, quindi di mettersi a fare figli proprio non se ne parla. In compenso, si fa sesso. Tanto. E non telefonico, come invitava a fare il Guardian qualche giorno fa. E nemmeno virtuale, come ci saremmo aspettati tutti, visto che se ne faceva molto nel mondo di prima, e quale occasione migliore di una quarantena per dedicarcisi. E invece no. Si fa il sesso vero, da sé o in coppia, e lo si fa protetti, in coerente linea con la procedura che impone di mettere sempre, tra noi e gli altri, almeno un paio di guanti.

 

Il Finacial Times riporta che Ritex, il più grande produttore tedesco di profilattici, il mese scorso ha raddoppiato le vendite (12,7 milioni di euro, non proprio cifre da recessione), cosa alla quale i sessuologi danno due spiegazioni. Uno, la paura del contagio è diventata psicosi, quindi si teme non soltanto il coronavirus, ma anche la malattia a trasmissione sessuale, e la si teme pure tra partner di lungo corso, conviventi e quarantenati insieme. Due, la pandemia ci provoca scariche di adrenalina che, a loro volta, scatenano la libido (amici e soprattutto amiche quarantenati con l’ex: coraggio), cosa che ad alcuni fa prevedere un boom demografico tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, perché sapete com’è quando si è elettrici e reclusi, più della previdenza può la dopamina, e delle scorte di condom ci si dimentica come di certi orrendi comandamenti.

  

In Inghilterra fanno affari anche i produttori di lingerie creativa, quella degli agili completini in latex, pizzo, poliestere, fil di ferro e nastro isolante, che le donne ricevono in dono nei primi mesi di una relazione stabile (e sbagliata), e non indossano mai, perché ci si può morire strozzate dentro. E invece adesso quegli avvoltoi da indossare li comprano sia le donne che gli uomini, nel tentativo di riaccendere la passione propria e del catorcio con cui convivono. In Baviera è stato registrato un aumento della richiesta di divise da infermiera sexy del 300 per cento. E noi che credevamo che l’ultima occidentale a indossarne una fosse stata Daryl Hannah in Kill Bill. L’Atlantic ha scritto che la pandemia sta riavvicinando l’immagine della donna a quella della casalinga anni Cinquanta, con tutto questo panificare e fare giardinaggio e riassettare e rammendare cui ci consigliamo di dedicarci, fingendo di credere che sia un bell’affare. L’immaginario erotico, a quanto pare, è fedele alla linea. Però, tranne che in Malesia dove il governo ha consigliato alle donne di truccarsi e tacere il più possibile per non infastidire i signori mariti durante l’isolamento, urlare al ripristino del patriarcato sarebbe eccessivo, dal momento che il vero successo di vendite lo registrano sex toys e vibratori, specie se silenziosi, perché nessuna vuole che, dalla propria stanza, un figlio, un coinquilino, un ex marito, un marito, un’amica sentano provenire il rumore di un idromassaggio. Ottimo segnale d’emancipazione sessuale.

   

La Dildo King, azienda berlinese, secondo il Financial Times ha aumentato le vendite dei suoi articoli del 94 per cento. Il 23 marzo scorso è stato il giorno in cui la piattaforma di e-commerce erotico Eis.de ha ricevuto più ordini da quando esiste sul mercato. Un picco, almeno uno, è stato raggiunto. La domanda è molta, l’offerta anche, ma la distribuzione è rallentata dalle misure di contenimento del contagio, e lo sarà sempre di più, a meno che l’Oms non si decida a dichiarare i frustini un bene di prima necessità. A marzo le fabbriche dei preservativi Karex sono rimaste chiuse per quasi due settimane per fermare il contagio, e se dovessero cominciare a scarseggiare i profilattici, potremmo ritrovarci presto a conteggiare l’esponenziale aumento di contagiati di Aids. Ma è uno scenario apocalittico, uno tra i tanti di questi giorni, che se non riusciranno a mandare all’aria le economie di tutto il mondo, sarà stato magari anche grazie al florido mercato di aggeggi per il piacere sessuale. Non male come distopia positiva.

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