Prove di intermediazione filantropica

Marianna Rizzini

Come mettere in comunicazione la domanda e l’offerta di aiuto, per evitare che alcuni settori bisognosi restino sguarniti

Roma. L’emergenza coronavirus che raggiunge l’apice al nord e stende un velo di minaccia sul centro e sul sud per il picco-contagi che potrebbe arrivare, e la corsa alla solidarietà, con l’esigenza di mettere in comunicazione la domanda e l’offerta di aiuto, per evitare che alcuni settori bisognosi restino sguarniti: il modo c’è. Ci hanno pensato due ragazze che da tempo operano nel settore della filantropia. Sono Giulia Frangione, ceo trentaquattrenne di Italia non profit, esperta di fundraising, e Mara Moioli, trentaseienne esperta nella progettazione di progetti istituzionali per enti non profit.

 

L’idea di “mettere a sistema la filantropia” è venuta a Giulia e Mara tre anni fa, ed è stato allora che hanno creato un portale dedicato all’incontro tra desiderio di aiuto e bisogno di aiuto. Oggi però il portale si è messo al servizio della lotta al coronavirus con la collaborazione di alcuni tra i principali attori della filantropia istituzionale italiana e altri gruppi del terzo settore (tra cui Assifero, Csr Manager Network, Aoi, Banca Etica, Fondazioni di Comunità). Nel mare di interventi solidali (donazioni di aziende, vip, cittadini comuni), rivolti soprattutto agli ospedali, la mappatura, autorizzata dai destinatari stessi, permette di individuare i settori meno aiutati, evitare di finanziare, magari senza rendersene conto, tutti la stessa unità ospedaliera, per esempio, a scapito di altre unità più sguarnite, e di consentire la trasparenza sulle donazioni, per oggi e per domani, quando ci sarà bisogno di sostenere economicamente le realtà colpite dalla crisi economica legata al virus.

 

Ci sono fondazioni private (di grandi famiglie e grandi aziende) che hanno molta flessibilità di azione, e a queste in particolare si rivolgono ora Frangione e Moioli. “Grazie ad aziende, fondazioni e partner, abbiamo mappato iniziative per un valore di 246 milioni di euro, in continuo aggiornamento, relativo a donazioni in beni, servizi e risorse stanziate per grant e fondi”, dice Frangione. “Dal nostro osservatorio emergono 150 iniziative di solidarietà in continuo aggiornamento, più della metà delle quali rivolte a ospedali, Pa e Protezione civile. Ad oggi 63 delle iniziative mappate sono promosse da aziende, e 48 da fondazioni. Pensiamo che, in questa bellissima gara di solidarietà, ci sia necessità di creare una sinergia fra enti filantropici nazionali e internazionali”. Tenere sotto controllo la situazione delle donazioni, dice, è “un investimento attivo sul futuro: negli ultimi giorni si sono mossi in tanti sugli ospedali, giustamente, ma presto si dovrà pensare anche a quello che succederà alle aziende e ai lavoratori colpiti. Ecco allora che si rende necessaria un’analisi-mappatura preventiva dei bisogni futuri, e della loro natura”.

 

Com’è venuta l’idea a Giulia e a Mara? “Stavo facendo una ricerca studiando i comportamenti dei donatori internazionali”; dice Giulia, “e Mara si occupava già di business plan per organizzazioni non profit. Abbiamo unito le forze. E ora il portale è uno strumento di intermediazione filantropica, chiamiamola così, a disposizione di cittadini e aziende”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.