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Poveri nonni

La pandemia è divampata nei paesi più vecchi al mondo, come l’Italia. “Quando aggredita, quel tipo di società muore più rapidamente”

Giulio Meotti

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meotti@ilfoglio.it

16 Marzo 2020 alle 09:29

Poveri nonni

foto LaPresse

“La morte e la vita in Italia stanno combattendo un duello in cui la prima sembra avere il sopravvento, una situazione apocalittica”, dichiarava nell’ottobre del 1995 l’allora vescovo di Vicenza, monsignor Pietro Nonis. La battaglia allora non era per fermare un’epidemia, ma l’altrettanto incredibile, per rapidità e numeri, invecchiamento della popolazione italiana. Venticinque anni, virus e vecchiaia creano un mix letale per l’Italia. “Decidiamo chi curare, come in guerra”, ha affermato un medico di Bergamo al Corriere della sera. “I pazienti che non possono essere trattati sono lasciati morire”, ha scritto il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che ha poi chiesto scusa per il tino. E i medici della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) hanno spiegato in un documento che, a fronte dell’epidemia in corso e in caso di ulteriore peggioramento, sarà inevitabile il sacrificio di molte persone a causa dell’età e della loro fragilità. Leggiamo: “Può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata, in un’ottica di massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone”. L’epidemia da Covid-19 ha mostrato tutta la fragilità della società italiana.

  

Cina, Italia, Corea, Giappone e Iran, i grandi focolai dell’epidemia, sono i paesi dove si invecchia più rapidamente al mondo

“L’Italia è stata duramente colpita dall’epidemia di coronavirus”, scrive Business Insider. Motivo? “Ha una delle popolazioni più anziane del mondo con il 60 per cento oltre i 40 anni”. “Uno sciame virale attraversa la terra”, ha detto Ilaria Capua. E’ uno sciame grigio che fa strame di anziani, in una sorta di eutanasia virale. “Il virus che risparmia i bambini e uccide i vecchi”, titola il Washington Post. Qualche osservatore ha notato che i quattro maggiori focolai mondiali dell’epidemia da Covid-19 sono anche i quattro paesi con il più importante tasso di invecchiamento: Cina, Italia, Iran e Corea del Sud.

   

A novembre, il Consiglio di Stato cinese ha lanciato un piano nazionale a medio e lungo termine per rispondere all’invecchiamento spaventoso della sua popolazione causato dalla politica del figlio unico. Il regime si sta preparando a “invecchiare prima di diventare ricco”. La popolazione cinese da 1,39 miliardi dovrebbe raggiungere il picco di 1,44 miliardi nel 2029. Poi crollerà. Entro il 2050, si prevede che la percentuale di persone con più di sessant’anni in Cina raggiungerà il 34,9 per cento della popolazione, 487 milioni di persone.

  

Secondo le Nazioni Unite, la Cina sta invecchiando più rapidamente di tutti i paesi della storia recente. “Il rapido invecchiamento della popolazione eserciterà una forte pressione sulle famiglie che dovranno affrontare pressioni senza precedenti per prendersi cura degli anziani”, ha affermato Wang Guangzhou, ricercatore presso l’Accademia cinese delle scienze sociali. Quegli anziani che stanno morendo in gran numero da coronavirus.

  

La Corea del sud, tra i suoi focolai, aveva anche un ospizio per anziani e malati psichiatrici. E’ l’ospedale Cheongdo Daenam. Dei 102 ospiti, cento hanno contratto il virus. “Mentre la Corea del sud ha corso per contenere un’ondata di infezioni che ha superato 6.700 casi e ucciso 44 persone nelle ultime settimane, il virus è penetrato soprattutto negli spazi in cui sono raccolti o istituzionalizzati i più fragili della società: gli anziani”, si legge sul Los Angeles Times. Sacche di infezioni sono state scoperte nelle case di cura per anziani a Gyeongsan, Bonghwa e Cheongdo. Anche in America il contagio è iniziato da una casa di cura in un sobborgo di Seattle, che ha ucciso almeno dieci anziani. L’epidemia in Corea del sud, affermano attivisti e medici, è un drammatico risveglio che fa luce sulla fragilità demografica del paese.

  

Un gruppo di oltre 50 pazienti e personale è rimasto infettato in un istituto per anziani nella contea di Bonghwa, una zona montuosa nella parte orientale della Corea del sud. L’età media dei malati è di 88 anni. I medici dell’ospedale Daenam nella Corea sud orientale si sono trovati di fronte a una scelta drammatica: chiudere gli anziani dentro, per evitare che il virus uscisse. Le finestre sono state chiuse per fermare i tentativi di suicidio. La decisione “ha suscitato molta angoscia”, ha dichiarato Jung Eun-kyeong, direttore dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie della Corea del sud. Il disinfettante per le mani non poteva essere lasciato all’aperto a causa del rischio che i pazienti potessero ingerirlo. Lee So-hee, capo psichiatra, ha detto al Washington Post: “Dato che i pazienti ricoverati avevano già indebolito il loro sistema immunitario, l’infezione potrebbe avere un grave impatto sulla loro salute”. Baik Jae-joong, capo pneumologo del Green Hospital di Seoul, ha affermato che le autorità sanitarie non avrebbero mai dovuto rinchiudere i pazienti con il virus nel reparto. “Sono stati praticamente lasciati morire dentro, un disastro medico ed etico”.

  

Il tasso di fertilità della Corea del sud è uno dei più bassi al mondo, a malapena un bambino per donna. In quarant’anni, la sua età media è salita a 41,2 da soli 19,6. A Gangwon, la provincia famosa per le patate e colpita dal virus, l’età media passerà a 60 anni entro vent’anni. Con gli anziani sul punto di costituire il 14 per cento della popolazione, la Corea è già de facto una “società anziana”. Lo stesso vale per il Giappone, un altro paese esposto all’inizio al virus, dove il numero di over 65 è pari a 34,6 milioni, o più del 27 per cento della sua popolazione.

  

Non è ancora chiaro come abbia fatto l’Iran a diventare il terzo paese più infettato al mondo. Una ipotesi molto plausibile è la forte presenza cinese a Qom. Ma secondo William Schaffner, un famoso esperto di malattie infettive presso il Vanderbilt University Medical Center, una possibilità è che molti malati provengano dalla parte anziana della popolazione iraniana. Se il virus si “fosse introdotto in una popolazione più anziana, questo potrebbe spiegare un alto tasso di mortalità”, ha detto Schaffner. La popolazione del paese sta invecchiando così rapidamente che in vent’anni il venti percento della popolazione sarà composta da anziani. E’ una grande anomalia in un medio oriente giovanissimo. In Arabia Saudita, dove il Covid-19 non è divampato come in Iran, gli anziani costituiscono appena il 4,2 per cento della popolazione. La transizione demografica dell’Iran è il più rapido declino del tasso di fertilità mai registrato dall’Onu e l’Iran ha superato anche il calo della fertilità in Cina. Mai prima d’ora nella storia il tasso di natalità di un grande paese era caduto così in fretta e così tanto. Nel 2050, il 30 per cento della sua popolazione avrà più di sessant’anni.

  

“Invecchiamento e solitudine sono il grande fenomeno delle società avanzate”, ci dice l’americano Nicholas Eberstadt

“Sappiamo che gli anziani sono molto più aggrediti nei contagi”, ci spiega Nicholas Eberstadt, l’economista dell’American Enterprise Institute che da anni applica lo studio della popolazione agli indici di crescita. “Sfortunatamente, questo Covid-19 conferma questa regola generale. Non sappiamo quanto durerà, quando si fermerà, come procederà nella sua intensità. Le società ricche globalizzate sono molto esposte e quelle anziane lo sono ancora di più. Nelle società occidentali, la popolazione anziana ha pensioni, ma non ha più famiglie dietro a sostenerle, c’è stata una disintegrazione sociale. E’ la grande vulnerabilità dell’occidente. Nelle società occidentali nelle ultime due generazioni c’è stato un aumento di persone non sposate, divorziate; di persone che non hanno figli o che ne hanno uno; così la cintura di sicurezza della società che è sempre stata la famiglia ora si sta atrofizzando. L’invecchiamento massiccio e la solitudine della popolazione è un grande fenomeno delle società avanzate”.

 

Eberstadt ha anche una parola per la Cina. “I regimi totalitari mentono come metodo, su tutto, e le dittature totalitarie nascondono le informazioni agli stranieri, così che non sviluppino un proprio giudizio su quanto sta accadendo. Non dobbiamo sorprenderci che la Cina abbia mentito sul virus, mettendo in pericolo la propria popolazione e la comunità internazionale. Sono preoccupato da come la Cina influenza l’Oms. Abbiamo valori molto differenti sulla libertà di parola, i diritti umani, la società aperta”.

 

Il 55 per cento dei morti in Italia da coronavirus ha oltre 80 anni. In Italia ce ne sono 4 milioni, il 7 per cento della popolazione. Sono massicciamente esposti a una mortalità che, nel caso loro, arriva fino al 15 per cento. In tre settimane, il virus in Italia ha raggiunto i diecimila contagi, i mille morti e oltre un quinto di tutta la sua terapia intensiva è stata già occupata dai casi di Covid-19.

 

“L’Italia è una società molto anziana che non era preparata per far fronte a un improvviso numero di persone che necessitano di cure ospedaliere” ci spiega Alejandro Macarrón Larumbe, che da anni in Spagna analizza la questione demografica. “Per questo motivo, gli ospedali nelle aree più colpite sono crollati, cosa che potrebbe accadere dopo a Madrid, se la diffusione del coronavirus non venisse interrotta in tempi record. L’Italia ha registrato la più alta perdita di popolazione naturale (nascite e morti) in Europa. Fino a poco tempo fa, i numeri della Germania erano più alti. Ora l’Italia presenta il sanguinamento più elevato”. Macarrón Larumbe non ha dubbi che l’Italia abbia sofferto di più sotto Covid-19 per la struttura della sua popolazione: “Quella società muore più velocemente. Morirà comunque, ma il coronavirus ne anticipa la perdita”.

 

“Il coronavirus mette in discussione la sacralità della vita”, ci spiega Giorgio Stecconi Bortolani, medico e analista

Giorgio Stecconi Bortolani è un medico chirurgo specialista in Endocrinologia di Parma, da settimane al centro dell’epidemia, ed è uno dei fondatori di uno dei siti di analisi più brillanti e seguiti in Italia, Geopolitical Center. “L’invecchiamento della nostra società è evidente da molteplici fattori che più volte sono stati enunciati dagli istituti di statistica, ma l’accento che viene posto riguardo a questa problematica si rivolge spesso, se non unicamente, al fattore economico e di gestione dei sistemi previdenziali”, ci dice Stecconi Bortolani. “L’epidemia in atto in queste settimane ha messo in evidenza anche altri aspetti relativi alla fatiscenza demografica di alcune nazioni del mondo, inclusa la nostra. Non è un caso probabilmente che il virus stia colpendo duramente nazioni con alta prevalenza di anziani nella loro struttura sociale, ne sono un esempio l’Italia, l’Iran e la Corea del sud. E’ evidente che la sicurezza nazionale di uno stato passa anche attraverso il mantenimento di un rapporto adeguato tra gli anziani e la restante parte della popolazione, ciò non significa che dobbiamo abbandonare al loro destino chi ha raggiunto l’età della saggezza, come alcune volte viene ventilato in certi ambienti razionalisti, ma al contrario è necessario garantire politiche che tutelino i nostri genitori e i nostri nonni attraverso incentivi efficaci alla natalità e ‘infrastrutture’ in grado di supportare una famiglia dove il lavoro di entrambi i genitori non è una scelta ma una inderogabile necessità di sopravvivenza. Il nuovo coronavirus sta colpendo le fondamenta della nostra società, mette in discussione la sacralità della vita, fa emergere l’egoismo di chi pensa di essere immune o di appartenere a una popolazione a basso rischio, ma può dare finalmente impulso a un rinnovato spirito di servizio e di comunità, alla riscoperta della solidarietà a favore dei più deboli, alla bellezza di una serata in famiglia accanto alle persone care, e vicino a quei figli troppo spesso affidati alla Rete e agli Schermi, in nome di alcuni doveri che alla fine prevalgono sui rapporti umani e famigliari. Immaginate, in questo scenario, se il nostro paese fosse chiamato ora a sostenere l’assalto della finanza speculativa, l’isolamento da parte dei paesi confinanti, la necessità di recuperare parte della capacità produttiva andata dilapidata negli ultimi 25 anni a favore di una globalizzazione che in effetti si rivela solamente come la trasformazione del nostro paese da luogo di produzione a mero terminal commerciale, da paese in crescita economica e demografica, in una steppa industriale e un deserto della natalità. Oggi una malattia mette in evidenza, non solo in Italia, gli errori di chi ha creduto che l’uomo sia un optional in questo mondo, che le famiglie siano un relitto di un passato da dimenticare e che i figli siano un peso alla carriera e alla felicità di una persona. Lo tsunami sanitario che affrontiamo, nonostante la nostra eccellente sanità pubblica (comunque indebolita da anni di cosiddette razionalizzazioni), è da mettere in relazione anche a queste politiche e ai decenni di oblio relativo alla nostra cultura della vita che affonda le sue radici nella tradizione giudaico-cristiana, che non a caso non ha trovato posto nei documenti fondativi della nostra Unione europa. Un’Europa che oggi rappresenta un fantasma opalescente non in grado di intervenire quando, come ora accade, alcuni suoi stati membri affrontano emergenze reali e potenzialmente devastanti. Come per la gestione del virus anche sul fronte della demografia siamo sempre in ritardo e all’inseguimento di un problema che procede sempre più veloce di noi. Riguardo il virus e riguardo le demografia, abbiamo vissuto di miraggi, ci siamo illusi che gli aperitivi milanesi avrebbero potuto fermare l’epidemia così come l’immigrazione incontrollata avrebbe potuto risolvere il problema demografico. Questa epidemia ci risvegli da quel sonno collettivo che ci ha fatto perdere autonomia, lavoro e capacità di resilienza, tipica e caratteristica di chi ha davanti a sé una vita intera e sogni da realizzare”.

 

“Perché l’Italia ha in proporzione più morti che in Cina? Si decide di fatto di far morire gli anziani?”, ci dice David P. Goldman

La Cina ha usato il suo controllo dei gps negli smartphone per contenere l’epidemia. “Questo è un successo spettacolare che fa della Cina la più grande potenza nell’intelligenza artificiale”, spiega al Foglio David P. Goldman, analista e fondatore di Asia Times. “In Italia c’è stata una completa indisciplina nella quarantena. I cinesi obbediscono agli ordini. Gli italiani sono anarchici. Ma la mia domanda è: qual è la qualità dell’assistenza medica che state ricevendo? Come mai avete proporzionalmente più morti in Italia che in Cina? Esiste una decisione di fatto di far morire gli anziani? E’ questa la nostra risposta alle conseguenze economiche dell’invecchiamento? Limitando le risorse per l’assistenza sanitaria agli anziani, lo stato obbliga i medici a prendere decisioni così orribili. Questo è ciò che accade nella morte demografica lenta”.

 

Dall’inizio di questa pandemia si è sentito dire dai più, con non poco cinismo: “Muoiono per lo più gli anziani”. Ma la pandemia, con i suoi primi mille morti, dovrebbe averci fatto riflettere. Che ne è, quanto può reggere e che forza ha una società composta sempre più da anziani?

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • cesare battisti

    16 Marzo 2020 - 19:55

    ma a 70 anni che m'importa di cosa morirò! In preda ad un terrore irrazionale tipico di chi mette l'individuo al di sopra della collettività ...e di Dio, hanno messo in quarantena tutto il paese. La Peste sta solo facendo il suo lavoro: porta via i più deboli, quelli che invecchiando oltre misura conducono una vita estremamente noiosa e ripetitiva, qual'è il problema? ...pensano che sconfiggendo la peste diventeremo tutti immortali? Ogni guerra ha i suoi morti. Per ottenere le garanzie costituzionali di cui godiamo i nostri avi hanno combattuto e sono morti, giovani. Oltre la strage che farà la Peste dovremo piangere le conseguenze di miseria e disperazione in cui ci getterà l'affossamento di tutte le attività economiche. Chi ha combattuto per avere una Nazione, uno Stato e dei Diritti ora viene incostituzionalmente messo agli arresti domiciliari da chi crede così di scongiurare un naturale effetto dell'invecchiamento? cioè la Morte? e il movimento mitu non plaude? crepano i maschi.

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  • AlessandroT

    16 Marzo 2020 - 13:17

    Caro Meotti, grazie, bell'articolo. Vorrei però far notare che la Corea del Sud, nonostante la struttura demografica simile alla nostra, ha avuto fino ad ora meno di 100 morti, quindi la mortalità è bassissima. Varrebbe la pena leggere il Big Read di oggi 16 Marzo sul Financial Times su come abbiano fatto a limitare i contagi, cosa che anche lei menziona brevemente. Anche la puntata di sabato scorso dell Belve (Giannino and co. su Radio Capital) ne ha parlato, si trova il podcast online. Infine credo che le radici giudaico cristiane siano né necessarie né sufficienti per questi temi. Innanzi tutto è pieno di mondo di paese musulmani con alta fertilità, in secondo luogo non occorre essere religiosi per capire che la mancanza di bambini comporta problemi, basta pensare ai sistemi pensionistici. Ricorderei però anche che una riduzione della popolazione mondiale avrebbe anche dei notevoli benefici dal punto di vista della sostenibilità (ovviamentee, ceteris paribus).

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