Un manifesto per salvare il "vero" liberalismo

"Benvenuti in una società tenuta insieme da parole dolci fra adulti liberi, non dalla coercizione applicata a schiavi e figli", scrive Deirdre McCloskey
Pubblichiamo qui uno stralcio dell’introduzione del libro di Deirdre McCloskey “Why Liberalism Works: How True Liberal Values Produce a Freer, More Equal, Prosperous World for All”, pubblicato negli Stati Uniti dalla Yale University Press, e al centro del “Pensiero dominante” di questa settimana.
Quando avrete finito di leggere questo libro, spero di avervi convinto con l’idea di un nuovo, e vecchio, liberalismo. La parola liberalismo non dev’essere letta nel senso americano di una sfiancante politica antiliberale e avvocatesca di crescente pianificazione economica, regolamentazione e coercizione. E’ invece l’idea che ha il resto del mondo del liberalismo, “il piano liberale”, come il vecchio Adam Smith ha scritto nel 1776, “di uguaglianza sociale, libertà economia e giustizia”, con uno stato ridotto al minimo che aiuta davvero i poveri. Il vero liberalismo moderno. Sostengo la desiderabilità del liberalismo concepito nel XVIII secolo (questo è quanto sono originale e aggiornata), un’idea lentamente messa in pratica dopo il 1776, con molte esitazioni ed errori. Attorno al 2005 ho cominciato a rendermi conto che una “retorica” liberale spiega molte delle caratteristiche buone del mondo moderno se paragonata ai regimi illiberali precedenti – il successo economico del mondo moderno, le sue splendide arti e le scienze, la sua gentilezza, la tolleranza, l’inclusività, il tratto cosmopolita, e in particolare la massiccia liberazione di sempre più persone dalle gerarchie violente antiche e moderne. Progressisti, conservatori e populisti ribattono che il liberalismo e la sua retorica spiegano anche molti presunti mali, come la riduzione di qualunque cosa al denaro e al mercato o la scomparsa delle comunità, di Dio o la calamità dell’immigrazione da parte di non-bianchi e non-cristiani. Ma hanno torto.
Dalle Filippine alla Russia, dall’Ungheria agli Stati Uniti, il liberalismo è stato assalito di recente da populisti brutali e che usano la paura. E’ un problema. Eppure che un secolo e mezzo la rilevanza del liberalismo per una buona società è stata negata da un’offensiva più prolungata e stabile, portato da gentili e non-così-gentili progressisti e conservatori. E’ ora di dirlo.
Questo è un libro ottimista, in contrasto con la nube da fine dei tempi che è sempre a buon mercato. Il pessimismo è espresso in modo innocente da accademici ed editorialisti perbene. Ma poi viene sequestrato da tiranni che non sono affatto perbene […].
Il punto è convertirvi a un “liberalismo umano e vero” che probabilmente avete già dentro di voi: il liberalismo moderno […]. Ho cercato di muovermi sempre in avanti, nonostante le ripetizioni. E alcune ripetizioni sono salutari, sono cose che dovete davvero – davvero – sapere; innanzitutto che secondo il consenso scientifico fra gli storici dell’economia, a partire dal 1800 il tanto vituperato capitalismo ha innalzato il reddito reale pro capite fra i più poveri non del 10 o del 100 per cento, ma di oltre il 3.000 per cento. Cibo a basso costo. Appartamenti grandi. Alfabetizzazione. Antibiotici. Aerei. La pillola. L’educazione universitaria […]. E’ il fatto più macroscopico, eppure trascurato, del mondo moderno. Le statistiche dicono che la maggior parte delle persone pensa che l’effettivo potere d’acquisto dei più poveri siano aumentata circa del 100 per cento, tutt’al più del 200 per cento, cioè raddoppiata o triplicata. Si sbagliano. La crescita è stata molto più grande. Se lo capissimo, questa comprensione cambierebbe anche la nostra politica. Ad esempio, il Grande Arricchimento è un elemento cruciale per mostrare che il vero liberalismo umano che difendo qui è buono e arricchisce, in tutti i sensi. Il Grande Arricchimento non significa, naturalmente, che non si possa fare di più per aiutare i poveri, in particolare voltando le spalle alle numerose, mostruose eppure politicamente efficaci policy che li danneggiano. Ma significa che è assurdo attaccare, come fanno molte teorie politiche, un “capitalismo” che ha fatto più di qualunque altra cosa per aiutare i poveri. Il Grande Arricchimento non significa che alcuni pezzi di altri sistemi debbano essere scartati. Ma significa che sostituire completamente “il sistema” sarebbe un disastro per i poveri, com’è stato dimostrato nell’Unione sovietica a partire dal 1917, in Venezuela dopo il 1999 e molte altre volte nella storia.