Legalizziamo la cannabis? Un girotondo di opinioni

L'uso di cannabis tra minori
Minori, i dati sul consumo degli italiani - Alcuni dati utili a verificare queste due posizioni possono venire dalle ricerche effettuate dall’Emcdda (“Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze”, un’agenzia dell’Unione Europea) che ha di recente pubblicato lo European Drug Report 2019, con dati e statistiche sul consumo di stupefacenti nei 28 paesi Ue, più Norvegia e Turchia. In Italia circa un terzo della popolazione (il 32,7 per cento) compresa nella fascia d’età 15-64 anni ha fatto uso di cannabis almeno una volta nella sua vita. La percentuale più alta si trova nella fascia di età 15-24 anni: il 23,7 per cento.
Minori, cosa dice la ricerca negli Stati Uniti - Anche dagli stati del nord America che hanno legalizzato la cannabis negli ultimi anni possono arrivare alcune informazioni utili. Il Foglio ha ripreso gli studi più recenti e attendibili per provare a chiarire la questione col campo sgombro da pregiudizi o ideologie. In base alla relazione annuale dell’Onu sul contrasto alla droga, è ancora presto per valutare i risultati di queste legalizzazioni. Anche il condirettore del centro di ricerca della Rand sulle politiche in materia di droghe, Beau Kilmer, in un’intervista del 2016 invitava alla prudenza: “Nessuno sa ancora che esiti avrà la legalizzazione della marijuana, specialmente dal punto di vista della salute pubblica”. Studi riferiti al Colorado – il primo stato a legalizzarle l'uso ricreativo (nel 2012) e quello su cui si hanno i dati più significativi – evidenziano come il consumo tra gli under 18 non aumenta in seguito alla regolamentazione legale mentre tra i maggiorenni sale di circa il 5 per cento. Lo studio annuale del Healthy Youth Survey dello stato di Washington – nel quale la marijuana è stata legalizzata nel 2012 e resa accessibile al commercio per scopi ricreativi due anni dopo – conferma una diminuzione, anche se non particolarmente rilevante, dei consumi negli adolescenti tra i 13 e i 16 anni, mentre rimangono stabili i consumi fra i 17-18enni: ne fanno uso il 26 per cento del campione. Nel 2010 erano il 9 per cento i 13-14enni che consumavano cannabis e il 20 i 15-16enni che lo facevano; nel 2018 sono il 7 per cento i primi e il 18 per cento i secondi. Tuttavia, alcuni studi sempre nello stato di Washington evidenziano che aver escluso i minorenni dalla legalizzazione ha portato al risultato che perquisizioni, confische e sanzioni nell’80 per cento dei casi riguardano loro. Gli ultimi dati relativamente alla guida sotto l’influenza da cannabis registrano un raddoppio di incidenti stradali (anche se mai mortali): si passa dai 16 del 2010 ai 23 del 2014 che, visti i 7 milioni di abitanti di quello stato, in termini assoluti rimangono un fenomeno indubbiamente circoscritto.
Giustizia e carcere
Anche in questo caso abbiamo verificato le posizioni, con i dati forniti dal Dap e raccolti da Antigone onlus e confermati della relazione al Parlamento del Garante nazionale delle persone private della libertà. Nel 2018 gli ingressi negli istituti penitenziari sono leggermente diminuiti, ma quelli per violazione del divieto di detenzione di sostanze stupefacenti sono rimasti pressoché stabili, aumentando di circa mezzo punto percentuale rispetto al 2017. D’altro canto, se le presenze in carcere aumentano di circa duemila unità, in un solo anno ci sono 1.300 persone in più in carcere per violazione della legge sulla droga, che così raggiungono il 35,2 per cento del totale della popolazione detenuta. Non disponiamo però, ce lo confermano ricercatori della stessa associazione Antigone (che pure è su posizioni antiproibizioniste e sarà in piazza con i Radicali), di dati scorporati che mostrano quanti sono i detenuti per reati misti e dunque qual è la vera proporzione di persone in prigione per il solo reato di detenzione di sostanze a fini di spaccio (art. 73 del dpr 309/1990). Come segnalato da Franco Corleone sul Manifesto del 23 ottobre 2019, “pesa l'opacità dei dati ufficiali riferiti all' articolo 73, che compare senza distinzione dei commi 1, 4 e 5 nei documenti delle matricole del carcere e nelle rilevazioni delle cancellerie dei tribunali. Ciò in concreto significa non avere la possibilità di distinguere fra traffico, spaccio di rilevante consistenza, piccolo spaccio, cessione e semplice detenzione”.
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Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti