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La saga del Big Mac

Cinquant’anni fa entrava nei menù dei McDonald’s di Uniontown. Nel 1986 la scelta dell'Economist di trasformarlo in una simbolica “moneta” mondiale

8 Ottobre 2018 alle 13:53

La saga del Big Mac

Foto rob_rob2001 via Flickr

Data fatidica, il 20 settembre. Il 20 settembre del 1870, i bersaglieri entrano a Porta Pia. Il 20 settembre del 1968, i ristoranti di una catena di McDonald’s di Uniontown – cittadina della Pennsylvania a una settantina di chilometri a sud di Pittsburgh – introducono ufficialmente nei loro menù un hamburger composto da “due polpette di carne di manzo, salsa speciale, lattuga, formaggio, sottaceti, cipolle e pane con i semi di sesamo”. Prezzo: 45 centesimi di dollaro. In realtà, il...

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Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri" e, per ultimo, "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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