cerca

Anche Hugh Grant dice sì

Il trionfo del matrimonio e dei paggetti che reggono il velo, chi l’avrebbe mai detto

22 Maggio 2018 alle 21:18

Anche Hugh Grant dice sì

Hugh Grant con la compagna Anna Eberstein (foto LaPresse)

“Sono troppo vecchio e brutto per essere il giovane protagonista di una commedia romantica adesso, grazie a Dio”, aveva detto Hugh Grant non molto tempo fa (per la mitomania che prende tutti noi frequentatori di social network, sono piuttosto certa di avergli messo un cuore da qualche parte, per dirgli che comunque per me lui è sempre il più sexy).

 

Invece adesso Hugh Grant si sposa, direttamente. Nella realtà, nei suoi quasi sessant’anni, con la madre di tre dei suoi cinque figli, e dopo essere stato in questo fondamentale quarto di secolo il simbolo anche filosofico di una fantastica e irridente vita non coniugale. Tutti i trenta-quaranta-cinquantenni abituati a lasciare le fidanzate appena sentono le parole: lista di nozze, o anche solo: convivenza, conservano, dietro i libri di semiotica e i romanzi di Milan Kundera, una foto segnaletica di Hugh Grant del 1995, quella della notte con la prostituta Divine Brown.

 

Quanta sconfinata impertinenza, accompagnata nei decenni da Elizabeth Hurley, la sua fidanzata storica e sempre splendente, che lo considera ancora il suo migliore amico, annuncia la nascita del suo quinto figlio, e sostiene che avere tutti questi bambini (cinque in sei anni, circa), “ha trasformato Hugh da molto infelice in abbastanza infelice. Lo ha migliorato”. Sembrava che per qualcuno la vita potesse essere sempre così, disordinata, ironica, senza cene a casa con la suocera ma dentro locali eternamente alla moda, senza bomboniere, senza paggetti che reggono il velo della sposa, e senza necessità di dire che però almeno Meghan Markle, nuova signora Windsor, è femminista e divorziata e afroamericana.

 

Su questo giornale Ester Viola ha scritto, a proposito del già avvenuto matrimonio dell’anno, e a proposito della sposa finto rivoluzionaria, quindi a proposito di come sempre cerchiamo di ingannarci con dolcezza: “Come pensi di fare l’attivista, se per consuetudine reale non avrai nemmeno il permesso di portare fuori il cane?”. Si tratta allora di guardarsi negli occhi e dirsi la verità, perfino quando è dolorosa (è dolorosa?): anche Hugh Grant ha chinato la testa, il matrimonio ha vinto.

 

Gli adepti del suo stile di vita erano già stati duramente messi alla prova dalla paternità compulsiva, ma citavano di continuo, con una certa euforia, il dettaglio storico: due gravidanze quasi contemporanee, tre mesi di differenza. Con la receptionist del ristorante cinese (si sono conosciuti così) e con la produttrice svedese. Gli adepti ridacchiavano pensando a infernali pranzi di Natale, e intanto riguardavano soprattutto Quattro matrimoni e un funerale e Un ragazzo, cercando il segreto di quella figaggine distaccata e in camicia mai troppo stirata, che resiste al crollo del mondo intorno. “All’improvviso ami qualcuno più di te stesso. Nel mio caso è inaudito”, ha detto Hugh Grant, parlando dell’amore per i suoi figli. All’improvviso tutto cambia, e sei davanti all’altare ad aspettare la sposa (o in un municipio di campagna), con i capelli grigi sulle tempie, e magari anche con i paggetti che si rincorrono, e ti stai sposando davvero, non è un film: sei perfino felice, e pensi che quelle bomboniere non sono per niente male.

 

Rispondiamo, ora, a una domanda: è il matrimonio che è tornato a essere desiderabile (in totale sincerità, bisognerebbe ammettere che non ha mai smesso di esserlo, e che Milan Kundera è sposato da tutta la vita), o siamo noi invecchiati, impauriti, bisognosi di tranquillità e riposo e case in campagna, sregolati solo su Twitter? In ogni caso, qualcuno cerchi di rubare le foto di Hugh Grant vestito da sposo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi