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Ci balocchiamo con la denatalità

Toys ‘R’ Us in America chiude anche a causa del crollo demografico

21 Marzo 2018 alle 06:10

Ci balocchiamo con la denatalità

Un negozio di Toys R us in Inghilterra (foto LaPresse)

La scorsa settimana, Toys ‘R’ Us ha ufficialmente depositato i documenti per la sua liquidazione. Venderà 735 negozi negli Stati Uniti. Gli utili del gigante delle vendite al dettaglio di giocattoli sono diminuiti negli ultimi anni, in gran parte a causa della concorrenza dei rivenditori online come il colosso Amazon, dei 4,8 miliardi di dollari di debito e dell’aumento del costo del lavoro. Tutti questi fattori sono riportati nell’ultimo rapporto annuale di Toys ‘R’ Us. Ma la società cita anche un’altra, più inaspettata minaccia per il suo business: il calo dei tassi di natalità.

 

“La maggior parte dei nostri clienti sono neonati e bambini e, di conseguenza, le nostre entrate dipendono dai tassi di natalità nei paesi in cui operiamo”, si legge nel documento. “Negli ultimi anni, il tasso di natalità di molti paesi è diminuito o ha ristagnato con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei livelli di istruzione e reddito. Un continuo e significativo declino nel numero di neonati e bambini in questi paesi potrebbe avere un effetto negativo sul nostro modo di ottenere risultati”. Negli Stati Uniti, le nascite hanno iniziato a diminuire rapidamente dopo la Grande recessione (iniziata alla fine del 2007 e terminata nel 2009), e da allora hanno continuato a scendere. Presto non ci sarà differenza con l’Europa. Secondo i dati più recenti disponibili, le nascite negli Stati Uniti hanno raggiunto il minimo storico nel 2016. Come osserva Andrew Van Dam del Washington Post, la crisi delle nascite avrà impatti senza precedenti anche su altri settori economici legati all’infanzia.

 

Ma noi sembra che ci balocchiamo con questa denatalità che esonda senza fine, non sappiamo che farci con i dati terrificanti che ci arrivano, né sappiamo avanzare soluzioni creative che siano all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. In gioco non ci sono soltanto i negozi di Toys ‘R’, i suoi posti di lavoro, quel punto di pil, ma il destino delle più ricche e libere società che l’umanità abbia prodotto nella storia.

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