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Lo stato asociale

Il welfare all'italiana

30 Aprile 2020 alle 13:44

Siamo quel paese che ha moltiplicato per 2,3 in venticinque anni la spesa sociale eppure non è sazio. Dai tempi felici di metà anni '90, quando questa voce cresceva del 5 per cento l'anno, siamo arrivati all'1,9 degli anni dopo il 2008, che comunque è stato assai più di quanto sia cresciuto il reddito nazionale. Lo stato tesseva una toppa allargando il buco che avrebbe dovuto ricoprire. Così siamo arrivati al punto che lo stato sociale assorbe quasi il 60 per cento della spesa corrente del bilancio pubblico, il grande elemosiniere cui si continua ad accampare prebende. Ma poiché, checché ne dicano alcuni, le risorse sono scarse, ciò che ha prodotto, questa generosità, è uno stato hobbesiano, dove ognuno guarda l'altro con sospetto e nutre il risentimento. Il contrario di quello che si voleva: uno stato asociale.

Maurizio Sgroi

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    05 Maggio 2020 - 01:49

    Lo stato sociale all'italiana non è altro che una lotta di classe mascherata: usa il "sociale" per minimizzare il ruolo dell'imprese private relegandole nella categoria dei padroni che sfruttano i lavoratori e alimentando odio sociale. L'avversione per il modello sanitario "lombardomilanese" e i peana per la medicina territoriale e per i medici di base, tutto sotto controllo pubblico, dimostra chiaramente la sua impostazione ideologica statalista. Regime fiscale, imposizioni normative assurde e burocrazia, sono le mani lunghe dello Stato.

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