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L’emergenza ipocrisia nella scuola italiana

Deduzioni riguardo ai voti, agli straordinari degli insegnanti e agli esami di maturità

24 Marzo 2020 alle 15:08

L’emergenza ipocrisia nella scuola italiana

Foto LaPresse

Dunque, ricapitoliamo. Il ministero dell’istruzione insiste che la didattica a distanza non si espleta nel mero assegnare compiti ma che valutare gli alunni, dare insomma dei voti, costituisca il dovere degli insegnanti. Tuttavia voci di corridoio, talmente robuste da apparire sui giornali più autorevoli, confermano il sospetto che quest’anno sarà impossibile bocciare qualcuno, poiché nel caso si verrà sotterrati da fior di ricorsi, dato che le scuole non hanno potuto garantire la regolare didattica; i voti quindi dovranno necessariamente essere positivi, anche se i risultati non saranno stati raggiunti.

 

Dobbiamo dedurre che il dovere degli insegnanti è di mentire?

 

Intanto i sindacati protestano perché la didattica a distanza, stringi stringi, impone agli insegnanti degli straordinari. Tuttavia concordano sul fatto che alcuni docenti non abbiano né le capacità né la strumentazione (per non parlare dei vincoli contrattuali) per esercitare la didattica a distanza, e quindi non se ne avvalgono.

 

Dobbiamo dedurre che alcuni insegnanti facciano gli straordinari lavorando di più mentre altri fanno gli straordinari lavorando di meno?

 

Infine il ministro Azzolina assicura che gli esami di maturità si faranno e saranno seri come negli anni scorsi. Tuttavia, negli anni scorsi, la maturità era un esame così serio che lo superavano novecentonovantasette o novecentonovantotto candidati su mille.

  

Dobbiamo dedurre che, superata l’emergenza Coronavirus, la scuola dovrà affrontare l’emergenza ipocrisia?

Antonio Gurrado

Antonio Gurrado (1980) vive a Milano dopo essere vissuto a Gravina in Puglia, Pavia, Napoli, Modena e Oxford. Ha pubblicato il saggio “La religione dominante. Voltaire e le implicazioni politiche della teocrazia ebraica” (Rubbettino) e il romanzo “Ho visto Maradona” (Ediciclo). Scrive sul Foglio dal 2009.

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Commenti all'articolo

  • cesare battisti

    24 Marzo 2020 - 23:05

    Spero che da questa peste il bel paese esca abbondantemente decimato e che questa scuola sparisca, non nel senso anarcoide Illichiano, ma nel senso che non serve più a niente ... chi possiede volontà e desiderio di acquisire abilità e conoscenze oggi ha mille occasioni per farlo, non solo in rete: senza bisogno di banchi zozzi e polverosi, bidelli frustati, insegnanti maschi mal rasati e mal vestiti, professoresse ingioiellate, cessi pisciati e maleodoranti, bulli che ti sputano sul panino...

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  • cesare battisti

    24 Marzo 2020 - 22:55

    Viviamo in un paese che si manda alla rovina totale allo scopo di ''salvare vite umane'', ora per l'arrivo della peste, appena prima per l'arrivo, illecito, di masse di gente che aveva deciso di stabilire qua la sua residenza in totale disprezzo delle leggi locali...o nella consapevolezza che nessuno avrebbe avuto la forza di farle rispettare. Viviamo in un paese che chiama ''umanesimo'' la codardia. In un paese che ha dimenticato, o ignora, o se ne fotte, dei milioni di morti che furono necessari per potersi chiamare PAESE. Siamo in un paese dove ostinatamente le necessità individuali vengono anteposte alle necessità della collettività. Siamo nel paese dove non è assolutamente possibile individuare con certezza e definitivamente l'autore di un reato. Dove per ogni legge ce n'è un'altra che la contraddice. Siamo in un paese dove non si può e non si deve bocciare in tempo di pace, dove se parli di bocciare a unA Dirigente rischi il licenziamento. Bocciare con la peste? Scandalo!

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  • lisa

    24 Marzo 2020 - 18:41

    Caro Gurrado, gli insegnanti di mia nipote alle superiori hanno impiegato 2 settimane e mezzo prima di fare qualche lezione. Per le scuole elementari il problema nemmeno si pone, mi mandano video e compiti Per carità ma poi la maestra la faccio io. E chi valuta alla fine valuta me. Non ha senso bocciare e non per i ricorsi al TAR. Io ce la sto mettendo tutta, ho anche libri di ortografia e matematica che ho comprato per finire il programma. Sacrifico il mio lavoro, perché lavoro da sola, ma non posso ignorare che mio figlio non può fermarsi a metà seconda elementare. Bocciare o no il problema sarà il prossimo anno. Avranno imparato questi ragazzi? Riusciranno a essere in pari, con qualche lezione online e i genitori insegnanti improvvisati? Forse è l’occasione per noi di preoccuparsi meglio della loro formazione.

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