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L'educazione civica, vittima collaterale della crisi di governo

Doveva diventare obbligatoria. Sarà per la prossima volta

22 Agosto 2019 alle 08:55

L'educazione civica, vittima collaterale della crisi di governo

foto LaPresse

Fra le vittime inosservate della crisi di governo c’è la reintroduzione dell’insegnamento dell’Educazione civica, abolito nel 1990, che avrebbe dovuto essere una delle grandi novità dell’anno scolastico entrante. Già a febbraio il primo firmatario della proposta, il deputato leghista Massimiliano Capitanio, annunciava ai microfoni Rai il suo ritorno “come materia obbligatoria, curricolare e in pagella”, con l’obiettivo di “condividere valori e princìpi” nonché “progetti di educazione ambientale, di educazione alla salute, di contrasto all’illegalità, al bullismo e al cyberbullismo”, il tutto “senza imporlo dall’alto”.

 

Il suo ottimismo era giustificato: la proposta era stata presentata in prima lettura ala Camera il primo giugno del 2018; l’esame in Commissione cultura è iniziato il 24 gennaio 2019 e la discussione in Aula è terminata il 2 maggio. Il giorno dopo la legge è stata trasmessa al Senato e lì assegnata alla Commissione istruzione pubblica l’8 maggio e, nuovamente, il 23 luglio, venendo approvata in via definitiva dall’Aula il primo agosto. Appena in tempo, pareva, per essere introdotta (come recita il testo) “dal primo settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore”. Mancavano solo firma e pubblicazione ma la crisi ha scompaginato le priorità. Risultato: sull’ultima Gazzetta Ufficiale di agosto dell’Educazione civica non c’è traccia, il nuovo anno scolastico incombe e la giornata storica che il ministro Bussetti salutava il primo agosto, “grazie all’impegno della Lega”, qualche settimana dopo è passata in cavalleria grazie all’impegno della Lega stessa.

 

Slitterà tutto di dodici mesi, probabilmente, a meno di ricorrere all’escamotage di far coincidere l’inizio dell’anno scolastico con l’apertura delle scuole per rosicchiare qualche giorno: per una ex maggioranza spesso creativa coi numeri, non sarà complicato spiegare che il primo settembre cade fra il 5 e il 16. E’ una corsa contro il tempo, come dicono i giornali, ma un anno e mezzo fa il tempo c’era e come; non si può trascinare una legge fino alla zona Cesarini. Del resto la proposta di marca leghista ha ottenuto di fatto l’assenso di tutti i partiti (il Pd ha espresso perplessità) a costo però di venire sfrangiata e fondamentalmente tradita. L’Educazione civica infatti sarà un “insegnamento trasversale”, sì una materia ma senza orario: ogni istituto dovrà ricavare trentatré ore annue da quelle curricolari, pescando tempo da dove capita. Esprimerà tuttavia un voto, che aleggerà sulla pagella come quello di condotta, utile ad arrotondare la media e non suffragato da nessuna verifica.

 

La proposta inoltre ha inseguito l’ossessione del costo zero. L’Educazione civica sarà (sarebbe stata?) insegnata da docenti già in organico a ciascuna scuola – ad esempio i potenziatori di discipline giuridiche sbocciati talvolta incongruamente in scuole il cui ordinamento non prevede l’insegnamento del diritto – oppure da un pool di volontari coordinati da qualcuno che non riceverà emolumenti per questo lavoro aggiuntivo. In compenso, 4 milioni sono stati stanziati per corsi di formazione all’insegnamento dell’Educazione civica che andrebbero attivati in extremis.

 

Nata con l’acqua alla gola, questa legge abolisce l’insegnamento di Cittadinanza e costituzione, dicitura cui non più tardi del mese scorso era stata dedicata un’apposita sessione degli orali dell’Esame di Stato. Ne condivide tuttavia il mito della virtù insegnabile: l’intento cioè di elevare gli alunni, a suon di lezioncine, secondo una specie di religione civile sincretica, che va dalla cittadinanza attiva digitale allo sviluppo sostenibile, dal diritto alla salute all’educazione stradale. Il rischio è il solito, cioè che si finisca per svendere la materia riducendola da incremento della conoscenza a mera esortazione morale (senza imporla dall’alto, per carità). Quando invece, per fornire a un ragazzo un assaggio di educazione civica italiana, basterebbe fargli studiare il triste destino della legge sull’Educazione civica, uccisa in culla da compromessi, burocrazia e sciagurataggine.

Antonio Gurrado

Antonio Gurrado (1980) vive a Milano dopo essere vissuto a Gravina in Puglia, Pavia, Napoli, Modena e Oxford. Ha pubblicato il saggio “La religione dominante. Voltaire e le implicazioni politiche della teocrazia ebraica” (Rubbettino) e il romanzo “Ho visto Maradona” (Ediciclo). Scrive sul Foglio dal 2009.

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