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L’estate delle fake news, a partire dal cane. Toninelli dà i numeri sulla Tav

1 Agosto 2018 alle 21:12

Al direttore - Dal grande vecchio al consigliere anziano.

Giuseppe De Filippi

“Nessuno pensa più alla qualità del pubblico. Non interessa più a nessuno sapere chi sono le persone che guardano uno spettacolo. Basta che siano tante”. (Ettore Bernabei)

 

Al direttore - Il cane è morto d’infarto, la sala gessi funzionava, l’aggravante non c’entrava niente con lo stupro, lo smalto non se l’era messo da sola, insomma a sentire di cosa passate il tempo a discutere sui social non c’è da stupirsi che nel frattempo gli immigrati vi rubino il lavoro.

Luca Bizzarri

 

Sulle fake news, Putin ha molto da imparare dai giornali italiani.

 

Al direttore - Caro Cerasa. Chiamare a raccolta l’informazione privata, in apparenza tutta la carta stampata lo è, immaginando un intento, un patto antisfascista televisivo tra La 7 e Mediaset, che come aziende private non possono infischiarsene delle leggi del mercato e del profitto, suona ottimismo avvincente, ma non in sintonia col principio di realtà che non guarda in faccia a nessuno. Dovrebbe esserci alla base dell’intento una ferrea, continua, monolitica determinazione liberale, cioè politica, riassumibile nel perenne e sempre fallito progetto del “meno stato” e l’accantonamento del metodo consociativo. Quello che ha costruito, da oltre mezzo secolo, insinuandosi in ogni dove, tutta l’impalcatura portante dell’economia e della politica come declinata dall’Alpe alla Sicilia. Intestarsi una rivoluzione culturale, di questo si tratterebbe, è prospettiva affascinante e stimolante. Basterà?

Moreno Lupi

 

Al direttore - Ogni riforma che riguardi il lavoro, dovrebbe essere portatrice di norme propositive per il rilancio del mercato del lavoro. Una riforma che dia dignità al lavoro è quella che combatte e a fa emergere il lavoro nero e che contrasta la flessibilità cattiva. Servono poi misure incisive per far riattivare la crescita economica tra cui il decentramento del nostro sistema di contrattazione collettiva e l’introduzione di tutele economiche, professionali e un’assistenza effettiva e intensiva nel mercato del lavoro a favore dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro. Solo così si può realizzare un mercato del lavoro dinamico, capace di stimolare lo sviluppo delle imprese, oltre che di tutelare l’occupazione e l’occupabilità dei cittadini.

Andrea Zirilli

 

Per pensare alla crescita serve tutto questo ma serve anche non sottovalutare cosa sta combinando questo governo sulla partita della Tav. L’incertezza produce sfiducia. La sfiducia produce inaffidabilità. L’inaffidabilità produce un allontanamento di investimenti e una fuga verso l’estero di capitali. Ieri il ministro Toninelli ha dichiarato di essere pronto, sulla Tav, “a valutare tutte le ipotesi, anche lo stop all’opera”. Poi ha detto, ad Agorà su Rai 3, che in Italia “un chilometro di tav costa sessanta milioni di euro contro i venti milioni francesi” e si è chiesto “il differenziale di 40 milioni chi se l’è preso?”. Infine, nel pomeriggio, si è corretto e, alla Camera, ha detto che in Italia un km “costa trenta milioni mentre in Germania e in Spagna tredici”. Toninelli non sa di non sapere e fingendo di sapere ciò che non sa si presta a cattive figure ma le cose sono molto semplici. I dati a cui fa riferimento Toninelli non riguardano l’alta velocità ma il così detto tunnel di base ovvero una tratta di valico composta prevalentemente da gallerie. E anche se Toninelli non lo sa i costi di costruzione della galleria del Moncenisio che parte dall’Italia sono paragonabili ai costi di opere gemelle come il tunnel del Gottardo e quello del Brennero. Il costo di costruzione per ogni canna della galleria del Moncenisio (86 milioni a km) è pressoché identico a quello registrato per il Monte Ceneri in Svizzera (costo per ogni canna della galleria pari a 83,8 milioni di euro a km). E’ pressoché identico a quello registrato per il Gottardo, in Svizzera (costo per ogni canna della galleria pari a 90,3 milioni di euro a km). E’ pressoché identico a quello registato per il Lötschberg, in Svizzera (87 milioni a km). Fossimo in Toninelli, piuttosto che dare numeri, perderemmo qualche minuto a capire i numeri. E per capirli sarebbe meglio ascoltare il commissario di governo per la tratta dell’Alta velocità Paolo Foietta che ieri ha preso a sberle il ministro in modo semplice ed efficace: “I dati che cita il ministro riguardano un generico rapporto tra i costi dell’Alta velocità in Italia rispetto agli altri paesi e nulla c’entrano con la Torino-Lione. Fare un chilometro nella pianura francese è ben diverso che bucare l’Appennino come abbiamo dovuto fare noi per collegare Bologna a Firenze, tanto per fare un esempio”.

 

Al direttore - Barbano lucido e totalmente condivisibile. Un grande acquisto per il Foglio e da abbonato ringrazio!

Maurizio Racca

 

Al direttore - Territorio, televisione e Twitter, suvvia Martina sembra che giochi a mosca cieca. Dica invece sicurezza, migranti, e tasse e vedrà che i conti le tornano. Non usi parole diverse ma uguali per dire che non ci avete capito niente e il superuomo, l’innominato è Renzi e lei lo ha seguito in tutto e mai un grido di dolore sui punti ricordati. Tutti vedevamo quello che lei ancora non vede e ci parla di classe dirigente da rinnovare? Martina un consiglio: cominci a fare e non solo a dire che la sicurezza va salvaguardata, poi se ci sono 40 milioni di vecchi se la prenda con la medicina che li fa vivere perché questi votano come pure sui migranti e sul resto che è tanto. In prima linea l’Europa perché se questa muore i prossimi congressi del Pd li farete a Ventotene.

Carlo Trinchi

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