Meglio soli che rimbambiti? La memoria è single

Uno studio pubblicato su Alzheimer's & Dementia, condotto monitorando lo stato cognitivo di oltre 24.000 americani, sembra dimostrare che la demenza è molto più aggressiva nelle persone sposate, rispetto a chi vive solo

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28 MAR 26
Immagine di Meglio soli che rimbambiti? La memoria è single

Una coppia di anziani a Burano (Michael Nguyen/NurPhoto via Getty Images)

Scambi una dozzina di parole in ascensore con il tizio che abita sotto di te da una vita, ma non riesci a ricordare il suo nome. Quando lui pronuncia il tuo, salutandoti al piano, rispondi solo con un Arrivederci senza destinatario. Passa in radio una canzone, e pur se inserita in uno dei tuoi vinili feticcio, il titolo non viene. Allora chiudi gli occhi, riesumi immagini, momenti che ti pare la contengano, fai girare la linea melodica nella testa, come un’esca, ma niente: più la tampini, più la memoria si rinchiude. O divaga. Come chi non ti ama più. 
Hai preso l’abitudine di segnarti sulle note dello smartphone, oltre ai classici step da agenda lavorativa, anche quello che manca in frigo, o una cosa che devi dire a tua figlia. Oltre a tutte le password per entrare dove devi entrare, che si accumulano, e le temi. Sai che è sbagliatissimo, questione di security, ma ormai la tua vera preoccupazione è un’altra: riuscire a ricordare. O a non dimenticare. Ti sei costruito, per alleviarla, una tua verità: sei al mondo da parecchio, le cose succedono, si archiviano, e lo spazio è quello che è. Se dimentichi, è per fare posto. 
Poi leggi di uno studio pubblicato su Alzheimer's & Dementia, condotto monitorando lo stato cognitivo di oltre 24.000 persone statunitensi: sembrerebbe dimostrare che la demenza, quella che più dolcemente definiamo ‘perdere colpi’, è molto più aggressiva nelle persone sposate, rispetto a chi vive solo
Guardi la persona con la quale sei convolato a nozze. Un indizio di colpa. Inaspettato. 
Selin Karakose, coordinatrice della ricerca, condotta per 18 anni su individui d’età compresa dai 50 ai 104, ipotizza che chi non si sia mai sposato tenda a socializzare di più, per forza maggiore: il single deve sbattersi, alzare le chiappe, e con quelle le sinapsi, per incrociare qualcuno dal vivo, che abbia una temperatura e un odore, e per mantenersi indipendente nel quotidiano. Il perché in America si investano tempo e denaro per queste ricerche meriterebbe una nuova ricerca, ma resta il risultato, che stimola un vade retro alla convivenza: meglio soli che rimbambiti. Intanto i nuclei occidentali monosapiens sono già sempre più abbondanti. La coppia è già ampiamente percepita come spazio dove ci si basta, e ci si adagia. Dove ci si odia, nel più drammatico dei casi. E riprodursi, non ne vale la pena. Il ci si spegne, sarebbe il minore dei mali. Soli è bello, soprattutto quando in casi estremi hai l’umano artificiale a cui affidare lo scambio verbale, o un cane, da cui ricevere l’affetto unico, incondizionato. Nessuno che ti metta in discussione. Più prosaicamente: nessuno che ti scassi l’eccetera. Poi, per chi ti spingerà la carrozzella, basterà ricordarsi che va pagato.