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La revisione scientifica

Un progetto utile di autocorrezione degli studi sul Covid, lanciato dal Mit di Boston e dall’Università di Berkeley

1 Luglio 2020 alle 06:00

La revisione scientifica

Tutti, anche su queste pagine, avreste potuto trovare esempi di pessima letteratura scientifica su Covid-19 che ha raggiunto l’onore delle cronache perché qualcuno si è accorto di difetti gravi. Tuttavia, di fronte al flusso ininterrotto di centinaia di articoli scientifici pubblicati ogni giorno, con l’ovvia partecipazione di riviste predatorie, ma anche con la pubblicazione accelerata da riviste che in tempi normali farebbero più attenzione, è lecito domandarsi come sia possibile porre un argine alla cattiva scienza strabordante, prima che possa fare danno.

   

Una nuova, interessante iniziativa è partita da una collaborazione del Mit di Boston con l’Università di Berkeley in California. Grazie a un generoso finanziamento privato, il professor Stefano Bertozzi di Berkeley ha potuto fondare in collaborazione con la Mit Press un nuovo giornale, denominato “Rapid Reviews: Covid-19”, o, in sigla, RR:C19. Questo giornale open source sarà diverso dagli altri: si tratta di un “layer journal”, cioè di un giornale che non pubblicherà contenuti originali nel senso classico del termine, ma si occuperà esclusivamente di diffondere al pubblico revisioni critiche della ribollente letteratura in tema di Covid-19.

 

In questo modo, si spera di potere agire molto rapidamente pubblicando analisi interessanti e fermando la cattiva scienza prima che questa raggiunga troppa notorietà; gli autori dei lavori originali saranno ovviamente contattati, ma il loro contributo o il loro accordo non saranno richiesti per pubblicare le revisioni dei loro lavori. L’esperimento è indubbiamente interessante, ma presenta a mio giudizio alcuni punti critici.

  

Innanzitutto, cosa avverrà nel caso in cui qualche revisione critica del lavoro di altri debba poi rivelarsi erronea? E come si eviteranno, nella litigiosissima arena accademica americana, azioni legali per diffamazione contro chi pubblicherà giudizi eccessivamente critici? E infine, chi assicurerà che il processo di revisione sia onesto, cioè chi rivedrà il lavoro dei revisori?

  

In ogni caso, io ritengo questo tipo di iniziative sperimentali utili a capire come migliorare l’attuale sistema, che vede pubblicare troppo rapidamente e spesso senza una revisione sufficiente, anche perché affidata a due, massimo tre soggetti non necessariamente esperti. Nell’attesa di vedere il lancio ufficiale di questa nuova rivista, e di ricevere i primi articoli per e-mail dopo essermi iscritto, spero vivamente che essa possa servire da esempio per una più trasparente e più efficace revisione di ciò che sta invadendo in modo a volte troppo precipitoso la letteratura scientifica.

  

Ricordando, sempre, che qualunque cosa migliori il processo di autocorrezione della scienza, aiuta a distanziarla ancora meglio da ciò che scienza non è.

Enrico Bucci

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