Cattivi scienziati

La scienza di Whatsapp

Enrico Bucci

26/03/2020

La scienza di Whatsapp

foto LaPresse

La risposta del prof. Lanzavecchia spiega perché Covid-19 è prodotto dalla natura e non da un laboratorio

La risposta del prof. Lanzavecchia nell’intervista di Luciano Capone ribadisce chiaramente i concetti già espressi circa le finalità della ricerca con virus ingegnerizzati pubblicata nel 2015, ripresa allora da Tg Leonardo e diventata popolare in questi giorni attraverso un video che gira su Whatsapp.

  

Si voleva dimostrare se esistessero nelle popolazioni di virus circolanti nei pipistrelli varianti in grado di infettare l’uomo e di causare una patologia polmonare. Poiché non era possibile ovviamente fare la prova su essere umani, si prese un virus capace di infettare il topo e si sostituì un pezzo intero del suo genoma con un pezzo derivato dal pipistrello, quello ove si riteneva potesse eventualmente risiedere la capacità di infettare cellule umane (il gene “spike”; nominato nella risposta). Si ottenne così un virus di topo con un pezzo di virus di pipistrello, cioè un virus chimerico. Questo risultò in grado sia di infettare cellule umane (riconoscendo lo stesso recettore legato dal virus della Sars, come atteso), sia di causare patologia polmonare nel topo. In una, si dimostrò così sia che già esistevano nei pipistrelli coronavirus in grado di passare all’uomo (come precedentemente avvenuto per la Sars, attraverso una specie ospite intermedia) sia che tutto quanto era necessario era il giusto gene “spike”. Per questo, gli scienziati allertarono in conclusione del lavoro circa i rischi costituiti da questi coronavirus presenti fra gli animali, i quali periodicamente causano gravi patologie epidemiche, come già avvenuto per Sars, Mers e ora Covid-19.

 

Attenzione: questo allarme vale ancora, perché questa possibilità potrebbe ciclicamente trasformarsi in realtà, portando all’emersione di nuovi patogeni pericolosi con lo stesso meccanismo. E, come avevo già detto e ribadisce il prof. Lanzavecchia, nulla ha a che fare quello studio, volto a evidenziare un notevole rischio, con il virus attualmente in circolazione, viste le sostanziali differenze di sequenza tra Sars-CoV-2 (il virus di Covid-19) e il virus chimerico del 2015. Mentre invece, come ribadito anche da Nature Medicine recentemente, Sars-CoV-2 porta ben chiari nel suo genoma i segni dell’evoluzione naturale, non le tracce di ingegneria genetica.