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In nome del “super-untore”

Ma davvero la paura del virus giustifica il giustizialismo lessicale?

13 Febbraio 2020 alle 06:18

In nome del “super-untore”

Foto LaPresse

Non si sa se è il lessico giornalistico che ormai si è piegato alle esigenze mediatico-accusatorie (giustizialismo lessicale?) o se la diffusione del coronavirus ha fatto perdere di vista le più elementari regole di tutela degli innocenti, malati e sani, fatto sta che negli ultimi due giorni un cittadino britannico di nome Steve Walsh è stato sbattuto in prima pagina, con tanto di foto, età, elenco dettagliato degli spostamenti e informazioni su professione e famiglia, su siti e quotidiani non...

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Redazione

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  • ancian99

    13 Febbraio 2020 - 18:59

    Ringrazio la Redazione del Foglio per aver messo in luce il 'giustizialismo lessicale' di alcuni giornalisti di alcune testate nazionali. L'uso di titoli sensazionali non aiuta a vendere un maggior numero di copie,ma a diffondere, sul web, una paura eccessiva che si trasforma rapidamente in odio per l'"untore" o per "il paziente inglese", termini che si riferiscono alla peste o al titolo di un noto film. Nulla di autentico, di credibile. E pensare che si tratta di una certa stampa italiana.

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