Guerra e pace nell'orbita bassa, il nuovo luogo della geopolitica

Maurizio Stefanini

Satelliti per uso scientifico, civile e militare, ma non solo. Il Parlamento europeo ne parla oggi a Napoli

Roma. Dopo il boom della Space economy, adesso torna anche lo spettro della Guerra Spaziale nell’Orbita Bassa sempre più affollata. Già il 18 giugno dello scorso anno il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la creazione di una US Space Force, una sesta Forza armata dopo esercito, marina, aviazione, marines e guardia costiera. Forse partirà l’anno prossimo, ma intanto come tappa intermedia il 29 agosto è stato ricostituito all’interno dell’Aviazione uno Space Command autonomo, che come risultati del progetto reaganiano di “Guerre Spaziali” era già stato creato il 23 settembre 1985, e che l’Air Force, gelosissima delle proprie prerogative, era riuscita a far rimuovere il primo ottobre 2002. Una storia di decisioni e ripensamenti abbastanza simile a quella delle Forze Spaziali Russe. A Mosca c’era una forza armata autonoma sovietica dal 10 agosto 1982, passata alla nuova Russia il 7 maggio 1992, incorporata nelle Forze Missilistiche Strategiche nel 1997, ricostituita il primo giugno 2001, dissolta dieci anni dopo e infine nel 2015 divenuta un ramo delle Forze Aerospaziali Russe, insieme all’Aeronautica Militare Russa. Nel 2010 anche la Francia ha istituito un Commandement interarmées de l’espace dipendente direttamente dallo Stato Maggiore, e nel gennaio del 2016 è nata nell’Esercito Popolare di Liberazione cinese una Forza di Supporto Strategico che si occupa di guerra spaziale, cibernetica, elettronica e dello sviluppo militare nel settore aerospaziale e astronautico.

 

Nell’ultimo vertice Nato i grandi del mondo hanno annunciato che l’alleanza inizierà a occuparsi anche dello Spazio. “Lo Spazio è parte della nostra vita quotidiana. Può essere sfruttato con fini pacifici, ma anche in modo aggressivo. I satelliti possono essere bloccati, piratati o attaccati”, ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg nel presentare il progetto. “Le armi anti-satellite possono rendere inutilizzabili le comunicazioni e i servizi da cui dipende la nostra società”, ha aggiunto. Il presidente russo Vladimir Putin ha accusato l’America di voler usare lo Spazio come teatro di guerra, e ha annunciato che per affrontare questa “minaccia” bisognerà sviluppare ancora di più le forze spaziali russe, pur essendo il paese in linea di principio contrario alla “militarizzazione dello spazio”. Ma a loro volta gli Usa si erano mossi soprattutto guardando alla Cina, che secondo Mike Pence sta sviluppando sistemi laser e missili da affrontare. “Ciò che una volta fu pacifico ora è pieno di conflitti”, ha detto. Difesa, sicurezza ma anche esplorazione e scienza, per migliorare la vita sulla terra. In effetti il confine tra militare e civile nello Spazio non è stato sempre ben definito, se si pensa che lo stesso Gps era stato inventato dall’esercito Usa, e solo dopo anni se ne è permesso l’uso ai civili. . L’Europa sta per completare il suo sistema di posizionamento autonomo, il mastodontico progetto Galileo, di cui si parlerà anche oggi, a Napoli, all’evento organizzato dal Parlamento europeo dal titolo “Spazio, Sicurezza e Difesa: le prossime sfide per l’industria europea”.

 

La sicurezza è quantomai importante, soprattutto nell’affollata orbita bassa. In America la preoccupazione è cresciuta in particolare dopo l’11 gennaio del 2007, quando la Cina, per testare un missile anti-satellite, ha mandato in pezzi un satellite meteorologico. Secondo gli analisti, anche America, Russia e India hanno capacità analoghe. E poi ci sono gli incidenti: il 10 febbraio 2009 per la prima volta nella storia due satelliti sono andati a sbattere l’uno contro l’altro, il russo Kosmos 2251 e lo statunitense Iridium si sono scontrati a 33.789 chilometri al di sopra della penisola del Tajmyr, in Russia. Ciò dà un’idea del crescente affollamento dell’orbita terrestre, a cui contribuiscono oramai anche le aziende private. Gran pate dei 153 miliardi di dollari e dei 400.000 addetti del programma Apollo non corrispondono ad esempio alla Nasa, ma a Boeing, Rocketdyne (motori a razzo), Ilc Dover (le tute spaziali), Lockheed Martin, Grumman Corp (il lander lunare), North American Aviation, Ibm e Whirlpool (elettrodomestici specifici per la missione e alimenti liofilizzati).

 

Nel 2000 Jeff Bezos lancia la Blue Origin, specializzata nella costruzione di lanciatori riutilizzabili e capsule spaziali. E’ l’inizio di una nuova fase in cui gli imprenditori privati vanno nello Spazio direttamente: nel 2002 va a fare concorrenza a Bezos la SpaceX del sudafricano Elon Musk, nel 2004 la Virgin Galactic di Richard Branson lancia il turismo spaziale, nel 2007 la X Prize Foundation indice la competizione Google Lunar X Prize, rivolta ad aziende private e istituti privati di ricerca. Il premio di 30 milioni di dollari da assegnato a chi per primo entro il 2018 sarebbe riuscito a far sbarcare un lander sulla Luna si è conclusa senza vincitori, ma da quell’ambito nasce la prima missione lunare privata tentata dalla israeliana SpaceIL col lander Beresheet – finita però con lo schianto della sonda a pochi metri dal suolo lunare per via di un problema al motore principale. Nel 2015 l’ex presidente americano Barack Obama ha riconosciuto il ruolo delle aziende private nello spazio con un apposito “Commercial Space Launch Competitiveness Act”.

 

Nel 2013 la Space Economy era calcolata a livello mondiale capace di dare impiego a 900.000 persone, esclusi università e istituti di ricerca. E il giro d’affari sarebbe da 350 miliardi di dollari l’anno. Di 4,7 miliardi di euro è secondo il Mise l’investimento paese fatto dall’Italia nel suo Piano Strategico Space Economy. “L’Italia vanta una lunga tradizione nelle attività spaziali: tra le prime nazioni al mondo a lanciare ed operare in orbita satelliti, è tra i membri fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea, di cui è oggi terzo paese contributore”, ricorda il sito dello stesso Mise.

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