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Negazionista a chi?

Umberto Minopoli

Roger Abravanel sul Corriere equipara i dubbiosi sulle cause del global warming ai no vax. L’antiscientifico è lui

L’ottimo Roger Abravanel ha richiamato, sul Corriere della Sera del 31 marzo (“Contro il terrapiattismo non c’è molto da ridere”), le difficoltà e le insidie del dialogo razionale oggi. E la dose di umiltà e pazienza che le opinioni scientifiche e degli scienziati debbono osservare, a suo avviso, nell’ascolto e nella comunicazione di argomenti scientifici verso il largo pubblico. Fa sempre bene richiamare alla umiltà dialogica, purché non si ecceda. Specie quando, è il caso dei vaccini, la posta in gioco è la salute del pubblico. Ma mi ha colpito dell’articolo di Abravanel, studioso che stimo, una ripetuta affermazione che denota non conoscenza del tema, distorsione interpretativa e pressappochismo. Cose che da lui non mi aspettavo. Nell’elencare argomenti su cui un largo numero di persone indulge a suggestioni antiscientifiche, paradossali e plagiate dalla diffusa “teoria della cospirazione” che rende accettabile ogni credenza, Abravanel ci ficca a sorpresa “i negazionisti del cambiamento climatico”. Trattati, ahimè, al pari dei terrapiattisti, dei no vax e dei sostenitori delle scie chimiche. All’ottimo Abravanel, che chiede alle “élite scientifico-tecnologiche” un pò di indulgenza verso il grande pubblico confuso e spaesato dal pedagogismo delle élite, faccio notare che sul tema climatico è ad Abravanel che si dovrebbe richiedere un po’ di umiltà, maggiore rigore e conoscenza dei termini della questione.

 

Chi sarebbero i “negazionisti dei cambi climatici”? A parte qualche tweet di Donald Trump, dove ha letto Abravanel di opinioni che negano i cambi climatici? Abravanel, su un tema delicato e, ormai, oggetto di decisioni pubbliche controverse, fa affermazioni di imbarazzante superficialità e che orecchiano polemiche giornalistiche e una propaganda un po’ scontata e troppo politicizzata.

 

Da “negazionista” per attribuzione altrui vorrei fargli alcune osservazioni. Non ci sono, caro Abravanel, “negazionisti (che termine odioso e “cospirativo”) dei cambiamenti climatici. Per una semplice ragione: chiunque si occupi o si interessi (informandosi) di clima sa che i “cambiamenti climatici” sono la regola del clima terrestre. Non una bizzarra eccezione che oggi, per colpa dell’uomo faber, staremmo sperimentando. Stiamo attraversando una fase di cambio climatico. E’ una ricorrenza della storia del clima. E Abravanel non troverà libro o articolo di scienziato o persona informata che lo neghi.

 

Certo, direbbe Abravanel, ma voi “negazionisti” negate (scusate il bisticcio) che staremmo sperimentando un global warming, una fase di riscaldamento delle temperature medie terrestri. Nemmeno questo è vero, caro professore. L’aumento delle temperature (+0,9 gradi centigradi nell’ultimo secolo) è frutto di rilevamenti e accertamenti condotti con vari mezzi e strumenti di evidenza scientifica palmare, che nessuno “informato” sulle statistiche climatiche si sognerebbe di negare. Dunque: non c’è chi nega il “cambio climatico” e non c’è chi nega il “riscaldamento climatico”. Né, tantomeno, c’è chi nega l’effetto serra (che non è inquinamento, caro professore) dei gas atmosferici, tra cui la famigerata CO2 (anche nella sua componente antropica). So che molti (creduloni) si stupiranno. Eppure è così: non ci sono negazionisti. Perché i cambiamenti sono una costante delle storia del clima e perché il global warming è un dato accertato sperimentalmente. Come quello del contributo forzante della CO2. Eppure la credenza vuole, e Abravanel vi indulge, che esistano i “negazionisti dei cambi climatici”. Ci fossero, sarei d’accordo con Abravanel, andrebbero trattati come i terrapiattisti. Cioè da creduloni. Ma non ce ne sono, caro professore. Basterebbe seguire un po’ meno superficialmente (e con meno spocchia) le dispute (tra scienziati ) sul clima. Che è tema complesso, molto soggetto alla probabilità e dove scambiare ipotesi e previsioni per certezze fideistiche è, esso sì, un atteggiamento da creduloni. Su cosa discute la comunità scientifica? Cosa sostengono gli scienziati ed esperti (molto numerosi) che una propaganda intossicata e faziosa, dispregia come “negazionisti”? Ripeto: non i cambi climatici e né il riscaldamento globale o l’effetto serra. La disputa è, puramente, tecnica e scientifica. Non teologica o di scuole filosofiche. E tantomeno di lobbismo o di interessi. Sono scienziati, caro professor Abravanel, che discutono alcune tesi di altri scienziati. Una cosa abituale e che è la linfa del progresso scientifico.

 

I punti critici, all’osso, sono tre: è certo che la CO2 sia l’unica ed esclusiva forzante climatica che giustifica l’aumento (di 1 grado) della temperatura media terrestre? Tutti sanno che il clima (che non è il tempo meteorologico) è frutto del feedback di varie interazioni (quasi tutte naturali). C’è chi ritiene che i modelli matematici “ufficiali” sottovalutino tra gli input alcune forzanti (l’attività solare che, di recente, sta imponendo la sua realtà). Il secondo dilemma, anche esso tecnico, riguarda il meccanismo stesso del feedback tra gas serra (CO2 ma non solo) e temperature. Non si può escludere, scientificamente, che il feedback non possa funzionare anche in senso opposto a quello supposto dominante. Insomma che la quantità maggiore di CO2 in atmosfera ( 400ppm oggi rispetto alle 300 di due secoli fa) sia trattenuta dalle temperature (che si rialzerebbero per cause naturali) piuttosto che esserne l’unica causa; il terzo dilemma riguarda le previsioni. Perché, tra i tanti scenari che fa il climatismo ufficiale bisognerebbe isolare solo lo scenario più catastrofico e apocalittico? Quale metodologia “scientifica” può mai avallare la trasformazione di uno scenario ipotetico (tra tanti) in una certezza? Eppure è quello che fa la “religione del clima” facendo di un’ipotesi (il probabile ulteriore aumento delle temperature medie) un evento certo, irreversibile e catastrofico. In cui credere. Altrimenti si è negazionisti. Equiparabili a terrapiattisti. E’ questa spaventosa regressione prescientifica e per niente illuminista, caro Abravanel, che somiglia troppo alle scie chimiche, alla piattezza della terra, alle cospirazioni sui vaccini e, visto che siamo al 50esimo anniversario, alla tesi che sulla Luna non ci siamo mai stati.