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Alberto Angela, il testimonial degli italiani

Ha riaperto gli occhi a un paese incupito e rancoroso. Come? Facendo buona televisione, con competenza ed empatia. Il servizio pubblico, le fake news. “Be streetwise” sul web. Intervista al conduttore delle Meraviglie

10 Febbraio 2018 alle 06:08

Il testimonial degli italiani

Alberto Angela (Foto LaPresse)

Si è “acceso un arco voltaico”. Soltanto che era l’Italia. Non la vedevamo più, nei cupi mesi del grido anti tutto e dei rancori. D’un tratto l’hanno vista tutti. Non un miracolo, Alberto Angela non parla di miracoli. Anche per principio. Ma qualcosa di fuori dall’ordinario, sì. Non l’audience da primato, quella interessa gli addetti ai lavori. Che si sia abbassata di dieci anni l’età media del pubblico di Raiuno, in un paese per vecchi, forse questo interessa, sì. Il...

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Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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Commenti all'articolo

  • robyv73

    10 Febbraio 2018 - 18:06

    ‘Be streetwise' ... l'invito vale prima di tutto per i giornalisti, non quelli del Foglio in particolare, ed i direttori dei giornali e dei telegiornali, mi domando quanto volte prima di pubblicare un articolo "succulento" il direttore chieda al giornalista di mostrargli le verifiche che ha fatto per accertarsi che ciò che ha scritto sia vero, o almeno non sia palesemente falso. Leggendo articoli, vedendo servizi televisivi o ascoltando quelli radiofonici che parlano di materie che conosco spesso mi accorgo che vengono dette o scritte cavolate immani ed allora mi domando se per gli argomenti che non conosco quello che viene raccontato siano solo frottole o se c'è del vero. Nell'era di internet dove il più ignorante può raccontare la sua verità senza contraddittorio il dovere del giornalista dovrebbe essere quello di fornire informazioni almeno verificate,poi forse non sono vere e lo si scopre solo dopo ma almeno che siano vere per l'attimo della pubblicazione e poi rettificate se serve

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