Fish and chips (foto LaPresse)

Fritto è bello. E fa bene all'ambiente

Maurizio Stefanini

Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications quando si frigge vengono rilasciati nell'atmosfera degli acidi grassi che favoriscono la formazione delle nubi

Sicuramente i fritti non fanno troppo bene al fegato o alla linea. In compenso, però, fanno benissimo all'ambiente, nel senso che combattono il riscaldamento globale. La notizia arriva dall'Inghilterra, dove il fish and chips è un'icona gastronomica nazionale. Si potrebbe dunque legittimamente sospettare un qualche interesse in atto di ufficio. A fare la rivelazione non è però un sito di fake news ma uno studio pubblicato su Nature Communications. Insomma l'apparente paradosso è dimostrato con precisi dati scientifici. Secondo Christian Pfrang dell'università di Reding e Adam Squires dell'università di Bath, due degli autori della ricerca, quando si frigge vengono rilasciati nell'atmosfera degli acidi grassi. A Londra, in particolare, tra fish and chips, eggs and bacon, fried chiken e simili le molecole di grasso acido costituirebbero almeno il 10 per cento delle particelle fini disperse nell'aria.

 

Secondo lo studio quindi, una parte del famoso “fumo di Londra” sarebbe in realtà uno smog “virtuoso”. Gli acidi grassi, infatti, favorirebbero la formazione di nubi che, a loro volta, favorirebbero un abbassamento delle temperature. Detto in modo scientifico le molecole di grasso formano delle “goccioline” che poi si sistemano in strutture tridimensionali complesse. In realtà l'impatto di queste strutture può essere variegato. Alcuni tipi di aerosol riflettono infatti la luce solare nello spazio mentre altri la assorbono. In linea generale, però, oltre un quarto dell'energia proiettata dal Sole sulla Terra è poi rimandata indietro per effetto di vari aerosol. Non a caso, i vulcani eruttano magma, ma le nubi proiettate nell'atmosfera dalle grandi eruzioni hanno invece l'effetto di far scendere la temperatura terrestre. Tra l'altro gli aereosol da frittura persistono nell'atmosfera più a lungo delle molecole normali e quindi possono concorrere alla formazione di nubi con un effetto refrigerante particolarmente potente.

Era da tempo che gli scienziati si interrogavano su questo fenomeno. Ora, per la prima volta, viene dimostrato, grazie a una tecnologia particolarmente sofisticata a base di laser e raggi X proiettati su goccioline di brina e acido eoleico messi in posizione da un sistema di levitazione ultrasonica.

 

Certo, mettono le mani avanti gli autori delle ricerca, è difficile pensare di utilizzare i grassi di cottura come uno strumento di geoingegneria per ridurre il riscaldamento globale. Peccato, perché l'idea di un esercito di cuochi armati di padelle che vengono sguinzagliati per il globo a controbattere gli sbalzi di calore a colpi di fritture era quanto meno suggestiva! Poco importa, anche sapere che non tutto ciò che è fritto fa necessariamente male è comunque una buona notizia. 

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