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L'influenza è sopravvalutata. Ecco perché

Tre diagnosticati di influenza su quattro hanno avuto diagnosi e cure sbagliate. Niente di grave, ma così stanno le cose. Numeri 

21 Novembre 2017 alle 15:18

Ecco perché l'influenza è sopravvalutata

Una foto della campagna pubblicitaria della Regione Lazio per i vaccini anti-influenzali

Tempo di influenza stagionale, tempo di domandarci: quale influenza? Perché dell’influenza come ce l’hanno sin qui descritta ministri e autorità sanitarie esistono soltanto delle tracce, quell’influenza stagionale in realtà non esiste. Gli avvertiti lettori del Foglio sono pregati di seguire questa dimostrazione in quattro step più una conclusione.

  

Primo step. Una “Decisione della Commissione Europea” del 28 aprile 2008 stabilisce che si debba – non che si possa, che si debba – diagnosticare l’influenza quando si presenti “improvviso e rapido” l’insorgere di (a) almeno uno tra i seguenti sintomi generali: febbre o febbricola, malessere/spossatezza, mal di testa, dolori muscolari, unitamente (b) ad almeno uno tra i seguenti sintomi respiratori: tosse, mal di gola, respiro affannoso. Non è una dichiarazione di guerra all’influenza, quanto piuttosto un lasciapassare per tutto il resto. Senso di malessere e mal di gola? Influenza. Dolori muscolari e respiro affannoso? Influenza. Mal di testa e tosse? Influenza. Quando poi di mezzo ci si mette la febbre, figuriamoci, influenza al quadrato. Le malattie possono stare tranquille, è tutta influenza.

  

Secondo step. In Italia il monitoraggio dell’influenza stagionale comincia a metà ottobre (dalla 42esima settimana dell’anno) e finisce alla fine di aprile (alla 17esima settimana dell’anno successivo) coprendo un arco di non meno di 27 settimane, più della metà delle settimane dell’anno, giacché se qualche eccezione a questo periodo c’è consiste sempre in una sua dilatazione e mai in una sua restrizione. Come stagionalità non c’è male, si deve convenire, essendo più il tempo in cui, a stare alle autorità, c’è l’influenza stagionale di quello in cui essa è assente. Ecco dunque precostituito il terreno per avere il massimo numero possibile di influenzati: una definizione all’acqua di rose e una stagionalità extra large dell’influenza.

  

Terzo step. Ecco infatti i numeri degli influenzati, espressi in migliaia, delle ultime quattro stagioni influenzali, così come si ricavano dall’ultimo numero dei Report epidemiologici settimanali di ciascuna stagione influenzale, pubblicati sul sito del ministero della Salute: 2013-‘14: 4.502 mila; 2014-’15: 6.299; 2015-’16: 4.877; 2016-’17: 5.441. Per un totale di 21 milioni e 119 mila influenzati e una media di circa 5,3 milioni di influenzati l’anno. Grandi numeri, indiscutibilmente.

  

Quarto step. Oltre ai report epidemiologici, ci sono i report virologici, anche questi pubblicati sul sito del ministero della Salute. Anche di questi report, settimanali come i precedenti, basta considerare l’ultimo numero di ciascuna stagione epidemica, in quanto riassuntivo dei risultati della stagione. Qui i numeri da prendere in considerazione per ciascuna stagione sono tre: numero di campioni biologici analizzati, numero di campioni biologici con presenza di virus influenzali e percentuale annua di campioni biologici positivi. Ma, prima, una premessa: i medici che fanno parte della rete dei medici sentinella, cosiddetti in quanto trasmettono settimanalmente alle autorità la segnalazione dei nuovi casi di influenzati, sono chiamati a prelevare un campione biologico (tampone orofaringeo) ogni tot influenzati e a trasmetterlo a uno dei venti laboratori autorizzati per accertare la presenza dei virus influenzali. Il “Protocollo operativo della sorveglianza virologica” è tassativo nell’affermare, a pagina 10, che “Il prelievo deve essere eseguito durante la fase acuta della malattia (rialzo febbrile)”, ovverosia quando il virus influenzale, trattandosi di influenza, non può non esserci.

 

Ed ecco, dopo questa premessa, i tre numeri che dicevamo: 2013-’14: campioni analizzati 4.426, campioni risultati positivi agli accertamenti 1.033, percentuale di campioni con virus influenzali 23,3; 2014-’15: campioni 10.471, positivi 3.715, percentuale positivi 35,5; 2015-’16: campioni 8.971, positivi 2.450, percentuale positivi 27,3; 2016-’17: campioni 12.034, positivi 3.518, percentuale positivi 29,2. Per un totale di 35.902 campioni analizzati, dei quali 10.716 positivi, per una percentuale di campioni positivi pari al 29,8.

  

Conclusione. Una definizione assurdamente generica dell’influenza stagionale sommata a una ipertrofica stagione ufficiale della stessa portano i medici a diagnosticare pressoché tutte le malattie della stagione autunnale e invernale come influenza senza che necessariamente lo siano. Trenta campioni biologici su cento presentano virus influenzali, settanta non presentano alcun virus influenzale. Ma non si può dire affatto che l’influenza stagionale “valga” il 30 per cento di quel che ci assicurano ministero e Istituto superiore di sanità e che gli influenzati siano corrispondentemente il 30 per cento di quelli dichiarati, non 21 milioni nelle ultime quattro stagioni epidemiche ma 6,3 milioni, non 5,3 all’anno ma meno di 1,6 milioni all’anno. Queste sono ancora cifre che sopravvalutano largamente il fenomeno. Occorre ricordare, infatti, che i campioni biologici sono prelevati da ammalati nella fase acuta della malattia, al culmine del rialzo febbrile. Ma l’influenza è diagnosticata anche in assenza di febbre, anche senza che ci sia rialzo febbrile, anche senza che ci sia una fase acuta della malattia. Che succederebbe se i campioni fossero presi casualmente, su chi ha e chi non ha febbre, chi ha un rialzo febbrile e chi una febbricola, chi è in fase acuta e chi in fase calante, chi mostra sintomi forti e chi deboli? Prelevare campioni biologici solo tra coloro che sono indiscutibilmente ammalati in fase acuta falsa i risultati in quanto porta a una proporzione di campioni che presentano virus influenzali senza alcun dubbio assai superiore alla proporzione vera di campioni positivi nell’insieme di quanti sono diagnosticati come influenzati. Quanto vale questo divario è impossibile dire, ma una valutazione assai benevola nei confronti delle autorità sanitarie porta a concludere che non più del 25 per cento dei diagnosticati come influenzati ha realmente l’influenza, il 75 per cento ha qualche altra malattia, semmai ne ha una, non l’influenza stagionale. Tre diagnosticati di influenza su quattro, nelle ultime quattro stagioni influenzali, hanno avuto diagnosi e conseguentemente anche cure sbagliate. Probabilmente niente di grave, sempre di malattie invernali, da raffreddamento e simili, si sarà trattato. Ma così stanno le cose, lo attestano i numeri ufficiali – sempre che li si voglia almeno leggere.

Fine della dimostrazione. Al ministero e all’Istituto superiore della Sanità l’ardua risposta.

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