L'appello degli scienziati: niente soldi al biodinamico

Luciano Capone
L’inserimento nel Piano strategico dell'agricoltura biodinamica produrrà effetti concreti sull’assegnazione dei circa 1,5 miliardi di euro finanziati dall’Unione europea per lo Sviluppo rurale. La reazione dell'Accademia nazionale delle Scienze: “Ciò che ci sentiamo di respingere sono le tecniche proposte, certamente non basate su criteri scientifici”.

Roma. Nell’Italia in cui è vietata la sperimentazione sugli Ogm, in cui sono limitati il diritto alla conoscenza e la libertà di ricerca scientifica, nel paese in cui lo stato ha costretto uno scienziato come Eddo Rugini a distruggere e mandare letteralmente al rogo 30 anni di ricerche sugli Ogm, il governo legittima e incentiva la pseudoscienza e la stregoneria dell’agricoltura biodinamica. Proprio sul Foglio avevamo dato la notizia dell’inserimento da parte del ministero delle Politiche agricole nel “Piano strategico nazionale” del metodo paranormale di coltivazione inventato dall’esoterista Rudolf Steiner. L’agricoltura biodinamica si basa su una filosofia che unisce astrologia, omeopatia e spiritualismo, una compilation del pensiero anti scientifico che usa preparati ottenuti da vesciche di cervo maschio appese piene di fiori, oppure da corni di vacca pieni di letame sotterrati, nella convinzione che questi intrugli convoglino le energie cosmiche e le forze astrali nelle piante.

 

Questa roba è stata inserita dal governo nel “Piano strategico nazionale”, un po’ come se avessimo messo in un “piano strategico sanitario” le teorie di Red Ronnie e Davide Vannoni. L’inserimento nel Piano strategico non rappresenta solo una débâcle culturale, ma produce effetti concreti sull’assegnazione dei circa 1,5 miliardi di euro finanziati dall’Unione europea per lo Sviluppo rurale. Inoltre secondo il piano del ministro Maurizio Martina sul biodinamico ci saranno un “approfondimento professionale e sperimentazione in due atenei” e la “costituzione di un comitato permanente di coordinamento per la ricerca”. Nonostante la biodinamica steineriana sia una pseudoscienza già da diverso tempo è entrata nelle università italiane. Un’antesignana è stata l’università di Firenze che, oltre a tenere per anni un master in “Agricoltura ecologica (biologica e biodinamica)”, ha finanziato con circa 350 mila euro il “progetto Geneagrobio” per attivare una filiera  biologica e biodinamica. Poi si è aggiunta la Federico II di Napoli – la stessa università del gruppo di Federico Infascelli che ha prodotto studi taroccati anti Ogm – con un master sull’Aricoltura eco-compatibile in cui si insegna anche la biodinamica.

 

L’ingresso di queste dottrine sovrannaturali nelle università va nella direzione auspicata dal ministro Martina, che aveva proposto la creazione di “corsi universitari specifici” sull’agricoltura biodinamica. E naturalmente, insieme ai nuovi “comitati di ricerca” voluti dal ministero è ciò che che ha destato più scalpore nella comunità scientifica. L’Accademia nazionale delle Scienze detta dei XL (dei Quaranta), una delle più antiche e prestigiose società scientifiche italiane, in un recente documento scritto dal fisiologo vegetale Amedeo Alpi sul tema dell’agricoltura biodinamica nella formazione universitaria, afferma che “alcune motivazioni degli agricoltori biodinamici possono essere relegate tra le idee personali circa la concezione del mondo e della vita; si possono non condividere, ma sono rispettabili. Ciò che ci sentiamo di respingere sono le tecniche proposte, certamente non basate su criteri scientifici”. Lo ha spiegato in termini ancora più espliciti al Foglio la prof. Emilia Chiancone, biologa molecolare e presidentessa della società scientifica che ha avuto tra i suoi soci sette premi Nobel e i più importanti scienziati italiani: “L’Accademia nazionale delle Scienze esprime sconcerto alla sola idea che fondi pubblici vengano destinati al finanziamento di corsi universitari su temi privi di contenuto scientifico, come l’agricoltura biodinamica”.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali