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Tasse sulla carne rossa. L’ultima trovata para totalitaria dell’ecologismo

C’è del marcio in Danimarca. Ora lo stato ci mette a dieta: non stupisce il fatto che il governo danese stia pensando di alzare le imposte sulle carni rosse, il martellamento scientifico e mediatico sul catastrofismo climatico è da sempre una scusa per aumentarle senza che i cittadini si lamentino.

29 Aprile 2016 alle 15:02

Tasse sulla carne rossa. L’ultima trovata para totalitaria dell’ecologismo

Qualche anno fa, nel suo “Stiamo freschi”, l’ambientalista scettico Bjørn Lomborg spiegò come il martellamento scientifico e mediatico sul catastrofismo climatico aveva, da parte della politica, un obiettivo principale: avere una scusa per aumentare le tasse senza che i cittadini si lamentassero, anzi, chiedessero loro di pagare più imposte, illusi dalla promessa che quei soldi sarebbero serviti a combattere i cambiamenti climatici.

 

L’ambientalismo è una delle armi più efficaci dello stato etico moderno: in nome della politicamente correttissima difesa dell’ambiente tutto è permesso. Per questo non stupisce il fatto che il governo danese stia pensando di alzare le tasse sulle carni rosse: è ciò che il Consiglio etico del paese ha chiesto all’esecutivo dopo essere giunto alla conclusione che “i cambiamenti climatici sono un problema etico”. Lo scopo è quello di dare un impulso al vegetarianesimo, pratica che avrebbe il merito di far produrre all’uomo meno CO2 di quella che impiega a preparare, cucinare e mangiare bistecche.

 

“Se vogliamo rispettare gli accordi del summit sul clima di Parigi – ha spiegato l’orwelliano Consiglio etico – e fermare l’aumento delle temperature, dobbiamo agire in fretta e sul cibo”. Siamo oltre il paternalismo di stato, con un governo che influenza comportamenti e abitudini di cittadini imponendo menù forzati a colpi di tasse in nome di una battaglia “etica” basata su catastrofismi mediatici e inganni grossolani: pensare di fermare il clima facendo mangiare – solo a chi non si può permettere di spendere di più, tra l’altro – qualche bistecca in meno in Danimarca è folle, oltre che sottilmente totalitario.

Piero Vietti

Piero Vietti

Nato a Torino nel 1981. Caporedattore, ha seguito e segue lo sviluppo digitale del Foglio, in cui lavora dal 2007. Ha un passato teatrale e radiofonico e un presente intenso. Per il futuro si sta organizzando con la necessaria ironia. Sposato, ha tre figli. Cuore granata.

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