Dopo le parole contrastanti di Gemmato e Schillaci, sui vaccini serve una linea chiara

Il ministro della Salute, dopo che il suo sottosegretario ne ha messo in dubbio l'efficacia, ha dichiarato che l'importanza della vaccinazione non è stata mai messa in discussione dal governo. È tempo di abbandonare l'abitudine di dire tutto il contrario di tutto
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19 NOV 22
Ultimo aggiornamento: 05:00 AM
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Foto di Giuseppe Lami, via Ansa&nbsp;<br />

Fa piacere scoprire che, per fortuna, le parole di certi sottosegretari sono espressione di pensieri (sbagliati) in libertà, ma non della linea del governo in tema di salute pubblica e Covid-19.
Come già si desumeva dalle dichiarazioni di Giorgia Meloni, almeno chi ha la maggior responsabilità della nostra salute pubblica, ovvero il ministro Schillaci, non ci pensa neppure a condividere certe corbellerie attribuite al suo governo dagli antivaccinisti e cospirazionisti di ogni colore, che si sentono improvvisamente sdoganati e autorizzati a gridar con maggior forza le loro stoltezze.
Rispondendo a un’interpellanza urgente, il ministro della salute ha dichiarato alla Camera che non ha mai pensato “di abbandonare l'uso delle mascherine negli ospedali e nelle Rsa”, e poi, soprattutto, che “in nessun momento l'importanza della vaccinazione è stata messa in discussione dal governo” e che “i dati confermano l'importanza della vaccinazione nel prevenire ricoveri e decessi”.
Dunque, le parole immediatamente precedenti del sottosegretario Gemmato, che si riferiva a suoi (personali?) dati e dichiarava: “Senza vaccini sarebbe stato peggio? Non c'è prova", sono parole che appaiono per quel che sono: stupidaggini, o se si preferisce una boutade lasciata lì per far piacere non si sa bene a chi fra i suoi elettori.
Questo, naturalmente, a voler dare fiducia alla politica italiana; perché, se guardassimo alle passate esperienze, non vi sarebbe da essere particolarmente ottimisti quando esponenti diversi del governo – o a volte persino la stessa persona – fanno dichiarazioni contrastanti su un certo argomento.
Dire tutto e il suo contrario, infatti, è una tecnica di gestione della comunicazione fra politica e pubblico nota almeno dal tempo degli antichi retori e dei sofisti: serve a nascondere ciò che realmente si intende fare, dietro una cortina fumogena di parole e atti che necessitano di essere decifrati, e che, essendo contraddittori fra loro, lasciano appunto sempre in dubbio – oppure, se si preferisce, fanno sempre contenti almeno una parte del pubblico che assiste a certe dichiarazioni.
Dunque, dopo le dovute rassicurazioni che almeno temporaneamente sono giunte circa la considerazione del dato scientifico in tema di Covid-19 da parte di questo governo, forse sarebbe opportuno anche che, specialmente in vista della tanto annunciata e tanto imminente campagna di comunicazione governativa sui vaccini si facesse a meno delle dichiarazioni improvvide, dei mille dubbi suggeriti anche senza in realtà affermarli, delle stupidate vere e proprie seguite da rettifiche nello stile “si è frainteso” e “si è estrapolato”.
C’è bisogno di pulizia comunicativa, di nettezza nel senso etimologico di questa parola: già troppe volte si è cercato di cogliere gli umori del pubblico e adattare la comunicazione di conseguenza, sperando di guadagnare consenso, invece di preoccuparsi di tarare forma e contenuto dei messaggi per ottenere risultati utili a tutti i cittadini.
Speriamo, quindi, in bene, pur se le passate esperienze non inducono all’ottimismo.