Quando si dovrà scegliere tra normalità e vaccino i No vax forse si ricrederanno

La disinformazione su Facebook fa crescere chi di immunizzarsi non vuol saperne. Ma probabilmente la vaccinazione sarà il nuovo passaporto per la normalità. Per viaggiare, andare a teatro, al ristorante, al cinema, in vacanza, allo stadio, a scuola, alle feste, dal medico. Cosa accadrà allora?
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27 NOV 20
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I dati pubblicati da un sondaggio Ipsos, condotto per il World economic forum, mostrano che le persone – gli intervistati sono diciottomila in quindici paesi – non hanno alcuna fretta di farsi somministrare il vaccino contro il coronavirus. Ci sono gli scettici, quelli che preferiscono attendere per la rapidità con cui sono stati condotti questi test, e poi ci sono i No vax, che a questo vaccino, come a tutti gli altri, applicano teorie del complotto di vario genere. In Europa, i paesi in cui i cittadini sono meno propensi a farsi immunizzare sono la Francia e la Spagna dove soltanto il 12 e il 13 per cento si farebbero vaccinare “immediatamente”, contro il 24 per cento degli italiani. Se si osserva la situazione a livello globale, da agosto a ottobre la fiducia delle persone nel vaccino è scesa di quattro punti e questa diminuzione è legata anche a una battente opera di disinformazione soprattutto su Facebook.
CounterAction è una società di analisi del rischio digitale, che ha esaminato cosa è successo online durante questi mesi. Ha condiviso la sua analisi con il sito di notizie europee Politico e ha concluso che i post di disinformazione pubblicati su Facebook e che riguardano notizie sui vaccini è cresciuto molto da settembre e ha subìto un’accelerazione ulteriore dopo il primo annuncio di Pfizer. In Germania CounterAction ha rilevato più di 30 mila post con contenuti antisemiti o in cui le vaccinazioni venivano correlate all’Olocausto, post su cospirazioni, tentati genocidi, tutto condito con false informazioni sanitarie. In Francia è spesso citato il presidente Emmanuel Macron come creatore di un complotto con Big Pharma. C’è un filo rosso che collega tutta la disinformazione che spesso, per quanto estemporanea, riesce a passare rapidamente da paese in paese. Dice CounterAction che in questo aiuta anche la funzione di traduzione automatica di Facebook. I media legati al Cremlino, come Sputnik e Russia Today, si sono adoperati molto per screditare il lavoro degli scienziati occidentali e promuovere invece i risultati del vaccino russo, ma quello che viene fuori dai dati, dai sondaggi, dalla sfiducia, è che la disinformazione è un fatto molto più endogeno di quello che crediamo e ha a che fare con il concetto stesso di verità, cercata, confutata, presunta. Questa volta, però, la voglia di verità si è incrociata con una pandemia globale e adesso si sta incrociando anche con il vaccino. Dopo le notizie sui successi raggiunti dalle sperimentazioni, dopo i contratti dell’Ue, che è riuscita ad assicurarsi circa 860 milioni di dosi, abbastanza per immunizzare tutta la popolazione europea, la domanda è: quante persone si faranno vaccinare?
Nella maggior parte dei paesi europei non ci sarà l’obbligatorietà, ma il vaccino contro il coronavirus metterà i No vax, cresciuti dalle teorie complottiste sui social, di fronte a scelte importanti. L’immunizzazione sarà probabilmente il nuovo passaporto per la normalità. Per viaggiare, andare a teatro, al ristorante, al cinema, in vacanza, allo stadio, a scuola, alle feste, dal medico, per salire sulle corriere o sugli aerei potrebbe essere richiesta una prova di vaccinazione. Cosa accadrà allora? Il mondo si dividerà tra vaccinati e non? I bar avranno sale per vaccinati e non? Ognuna con camerieri che serviranno ai tavoli a seconda della loro fede: vax o no vax? Ci saranno menù separati, vagoni, aerei separati? Simon Kuper del Financial Times è piuttosto ottimista: di fronte alla normalità ritrovata che sa molto di libertà anche chi su Facebook è pronto a riportare teorie del complotto probabilmente sceglierà il vaccino. E comunque, anche se una piccola minoranza dovesse continuare a rifiutarsi, vaccinare soltanto il 50 o il 70 per cento della popolazione potrebbe essere sufficiente. Facebook sostiene che fermare tutta la disinformazione sia impossibile, ma forse sarà la realtà stessa a fermare i complotti, e il bisogno di normalità a convertire i No vax.