di Camillo Langone
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D'Annunzio e gli adolescenti, o la vita come opera d'arte
I grandi autori che vita hanno fatto? I più fortunati passavano il tempo a scrivere, vuoi mettere con quello che combinava D'Annunzio?
di
31 MAR 21
Ultimo aggiornamento: 04:25 AM

(Lapresse)
Sia lodato Gabriele D’Annunzio, sempre. Perché è lui e non gli autori a lui successivi, e nemmeno il troppo anteriore Dante, l’unico contatto possibile fra le ultime generazioni e la letteratura italiana. Che è come dire fra le ultime generazioni, culturalmente globalizzate, e l’Italia. “Cosa stai studiando a scuola?”. “D’Annunzio”. “Ah, bene, la Pioggia nel pineto”. “No, la vita”. Ecco, con D’Annunzio c’è una vita da studiare, mentre con Pirandello o Montale o Pavese una vita da studiare non c’è (con Pavese ci sarebbe una morte ed è meglio lasciar perdere).
Non dico che sia giusto ma è così: si arriva all’arte attraverso la vita. Gli scrittori italiani di oggi, che appaiono del tutto senza vita (chi mai potrebbe appassionarsi alle biografie di Albinati o Scurati o di altri autori recentemente stregati?), ai ragazzi italiani non interessano e non interesseranno mai, e provate a dargli torto. Sia lodato Gabriele D’Annunzio, sempre sia raccontata la sua favola bella.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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