di Camillo Langone
Molta sapienza, molto affanno
Il saggio di Andrea Ponso circonda il Qoèlet di una fitta nebbia di parole astratte. Leggerlo mi è servito a tornare all'insegnamento del re di Gerusalemme
di
6 NOV 19

(foto Unsplash)
Qoèlet, saggio Qoèlet, dovevo darti retta. Davvero “i libri si moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo” (pure l’anima, aggiungerei). Invece ho sbagliato: per approfondirti anziché rileggerti ho comprato “Qohelet o del significante. Proposta di interpretazione mistagogica” di Andrea Ponso. Non bastavano titolo e sottotitolo per consigliare di starsene alla larga? Purtroppo non mi sono bastati, saggio Qoèlet, tanta era la brama, o forse la vanità di sapere. Ponso ti ha circondato di una fitta nebbia di parole astratte: “relazionalità”, “visione olistica”, “sapere partecipativo, immersivo ed ergo-emotivo”, “esperienza pre-categoriale”, “azione performativa”, “reificazione dei significati”, “significante fonico”, “significante semio-genetico”… Nonostante capitoletti come “Vomito, cavità orale ed eucaristia”, Ponso non si dichiara anti-religioso, anzi: nel risvolto ci fa sapere di aver studiato all’Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina (Padova), di aver collaborato col Monastero di Camaldoli… Dunque è possibile che non l’abbia fatto apposta, che semplicemente non conosca altra lingua che la supercazzola teo-semiotica. Qoèlet, saggio Qoèlet, leggere il tuo respingente esegeta mi è servito a tornare al tuo concetto: “Molta sapienza, molto affanno”. In certi casi anche molto danno.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).