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di Adriano Sofri

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Piccola posta

La partita win-win tra Ranucci e il Quirinale

Ci terremo Nordio e Ranucci, a percentuali illese. Tanto, la partita del conduttore di Report è vinta comunque: il Quirinale ha dato la grazia, moneta rarissima, a una mignotta, per giunta del giro di B.

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5 MAY 26
Immagine di La partita win-win tra Ranucci e il Quirinale

Foto ANSA

In un paese come il nostro, la folgorante inchiesta del Fatto – anticipato da “Report” – era di quelle imprese che si dicono win-win. Se avesse avuto un fondamento, avrebbe vinto. Se non lo avesse avuto, avrebbe vinto comunque, perché la posta si sarebbe spostata sulla imperdonabile colpa del presidente della Repubblica che aveva dilapidato la grazia – bene raro – in pro di una mignotta, per giunta del vivaio di B.
Avevo trovato che la stampa, di ogni impronta, si fosse comportata pessimamente lasciando imperversare per giorni senza confronti la campagna del Fatto, presto scoperta nel suo bersaglio del resto abituale, Mattarella. Finché quest’ultimo ha dovuto reagire, e l’ha fatto in un modo sconcertante, così da far intendere che accreditasse le accuse del Fatto. Sulla sua scia la procura milanese si è precipitata ad annunciare di essere pronta a correggere il proprio operato. E la stampa, fino ad allora ammutolita o conformisticamente schierata col Quirinale, è corsa a riconoscere l’intrepido scoop e a raccattarne le briciole. La storia aveva a priori falle logiche madornali, tanto più quanto più dilatava il gotico retroscena: madre scomparsa, avvocata e compagno carbonizzati, complicità con Epstein, maneggio di prostitute per il ranch alla maniera del bunga bunga. Intanto si veniva a conoscenza della malattia del bambino e della sua estrema severità, anche senza scriverlo. (In realtà, di Giuseppe Cipriani e della felice adozione con Minetti, aveva parlato, facendo il nome del bambino e della malattia e dell’operazione, Arrigo Cipriani, il grande patron del Harry’s Bar, nelle sue reiterate – e belle – interviste a Cazzullo per il Corriere).
Avevo uno svantaggio: l’estrema diffidenza per il cinismo vile di Travaglio, che si tratti dell’Ucraina aggredita o dell’adozione uruguaiana. E un vantaggio: non sono stato spettatore di “Report”, tranne un’occasione, in cui ne scrissi bene, anni fa, e fui pienamente solidale alla notizia di un attentato a Ranucci e alla sua famiglia. Lessi dunque che, a “Cartabianca”, Ranucci aveva detto: “Nei primi giorni di marzo Carlo Nordio è stato in Uruguay, nel ranch di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti…”. E Berlinguer aveva commentato: “Dunque avrebbe incontrato direttamente queste due persone, che sono quelle che poi hanno adottato il bambino”. E che Nordio aveva telefonato in diretta: “Escludo in via assoluta di aver incontrato questi signori e di essere entrato nelle loro abitazioni. Non so da dove escano queste follie inventate di sana pianta”. In via assoluta, follie: non c’era scampo. O Nordio mentiva davvero di sana pianta, e allora ci saremmo inesorabilmente liberati di un ministro fallito – mi basta pensare al carcere – e probabilmente dell’intero governo. O mentiva Ranucci, che aveva baldanzosamente tenuto il punto, e rinviato al suo programma di domenica sera per finirlo. Dunque ho aspettato la domenica sera, e intanto leggevo con curiosità le dichiarazioni della tifoseria di “Report”, ingente, fiduciosa e ansiosa di veder matare il toro. Tanto più che il torero rincarava la dose, ribadiva che per lui “ci sono cose che hanno un prezzo altre che hanno un valore. E per me la libertà di informazione è un valore inalienabile dell’umanità”. E annunciava che avrebbe affrontato l’eventuale processo a spese proprie, e ricordava l’appuntamento, alle nove della sera.
Sapete com’è andata. Ranucci ha protestato: “Mi copro il capo di cenere ma ho detto stiamo verificando. Sicuramente sono caduto in un eccesso, ma non ho dato una notizia non verificata”. Che è un’aggravante. E poi la conclusione, trionfale: “Intanto abbiamo fatto il 10,3 per cento e siamo stati la prima trasmissione di informazione, la seconda in generale, quindi tutti i danni reputazionali che qualcuno temeva non ci sono stati o se non altro li abbiamo limitati, perché forse avremmo potuto fare il 12”.
Dev’essere proprio certo della fede cieca dei suoi adepti. Nel 10,3 per cento c’ero anch’io. Dunque lo scioglimento che mi attendevo non è venuto. Ci terremo Nordio e Ranucci, a percentuali illese. Lui se n’è vantato. Tanto, la partita è vinta comunque: il Quirinale ha dato la grazia, moneta rarissima, a una mignotta, per giunta del giro di B. Ieri, a un un titolo del Domani, “La madre del bambino fu arrestata: una criminale pericolosa”, Travaglio briosamente replicava: “Invece la Minetti è un bocciolo di rosa”. La chiamavano Bocca di rosa, e Mattarella le va a dare una grazia. Lo scoop era tutto là, negli spiritosi occhielli del Fatto: “Grazia, graziella…”.

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