di Adriano Sofri
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L'unico potere che ci ricorda l'importanza della gratuità
Con l'istituto della grazia, una comunità delega il suo più alto rappresentante a compensare qualche volta la pesantezza della giustizia. Che si trattasse dell’aldilà o dell’aldiquà, i codicilli umani non hanno inventato niente di migliore
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30 APR 26

Foto LaPresse
Sento dire: “Il ministero di Grazia e Giustizia…”. Lo sento dire anche dagli intervistati in quanto tecnici, giuristi: “Non a caso si chiama Ministero di Grazia, oltre che di Giustizia…”. Non è vero, naturalmente: si chiama Ministero della Giustizia. Ha smesso la vecchia denominazione, risalente al 1932, nel 1999. Ventisette anni fa.
Sento dire che il superamento del dualismo di pertinenze quanto alla concessione della grazia, fra ministro della Giustizia e presidente della Repubblica, sarebbe responsabile dell’incidente della grazia a Nicole Minetti. Quel dualismo era fonte di tensioni ben più incresciose, e l’opinione più accreditata fra i competenti era già allora che il potere di grazia stesse unicamente “in capo al” presidente della Repubblica. Marco Pannella ci mise su una battaglia campale. Come stabilì la Corte Costituzionale nel 2006, data non casuale. (Io fui debitore a quel dualismo del privilegio di essere esentato dal divenire graziato).
Come stiano le cose quanto alla grazia a Minetti si vedrà, spero. Sarà un’altra, impensata, dostoevskjana rivelazione, che una donna benestante, destinata non al carcere ma a un tenue affidamento ai servizi sociali – come già Silvio Berlusconi, come ora John Elkann – abbia fatto carte false, adottato un bambino fragile, mentito sui rapporti con i genitori naturali, sfiorato la carbonizzazione della loro avvocata, amministrato una filiale del sistema Epstein, e non so che cos’altro. Tutto è possibile, davvero. E’ lo spettacolo di tutti i giorni. Molte sono le cose tremende, ma nessuna è tremenda quanto l’uomo – la donna.
Osservo intanto che d’un tratto si è fatta una specie di unanimità sull’inopportunità che una persona come lei, col suo passato, ricevesse il beneficio della grazia. Sentimento che rende a priori secondario, se non del tutto superfluo, l’accertamento dei fatti. Una donna come lei non era comunque passibile di grazia. Convinzione resa più trasparente dal contagioso ricorso alla strepitosa battuta: “Non è diventata Maria Goretti”. La grazia presidenziale non è riservata a Maria Goretti, che ha provveduto da sé. E’ di nuovo il momento di ricordare che il mestiere più antico del mondo è quello del puttaniere.
L’indagine di MacKinson non c’entra, ma da giorni infuria sui social una campagna ottusa e feroce contro la grazia parziale concessa dal presidente Mattarella ad Alaa Faraj, il diciannovenne libico venuto in Italia con due amici, studenti e calciatori, in un’imbarcazione nella cui stiva morirono soffocati 49 sventurati fuggiaschi. Accusati come scafisti, Alaa e i suoi furono condannati a 30 anni, in una sequela di processi che lasciano costernati. Gli stessi suoi giudicanti avevano auspicato la grazia per lui. “La sua condanna è legale, ma è ingiusta e l’ingiustizia è tale da risultare al di là di ogni dubbio”, così ha detto Gustavo Zagrebelsky. Alaa ha ottenuto la grazia per un terzo della pena, dopo aver scontato già più di dieci anni, e un comportamento esemplare. Ha raccontato la sua storia in un libro edito da Sellerio, “Perché ero ragazzo”.
La posta ultima del rumore attuale attorno al “caso Minetti” è infatti la denigrazione della grazia. Cioè dell’unico istituto pubblico – le vite private hanno infinite vie per realizzarla – le cui decisioni siano segnate dalla gratuità. Dal dono, su questa terra, in questo Stato. Meritato o immeritato. Col potere di grazia, una comunità delega il suo più alto rappresentante a compensare qualche volta con la grazia la pesantezza della giustizia. Che si trattasse dell’aldilà o dell’aldiquà, i codicilli umani non hanno inventato niente di migliore.
(Che strana formula, “il potere di grazia”. “Non esercitare tutto il potere di cui si dispone, vuol dire sopportare il vuoto. Ciò è contrario a tutte le leggi della natura: solo la grazia può farlo. La grazia colma, ma può entrare soltanto laddove c’è un vuoto a riceverla; e, quel vuoto, è essa a farlo”).
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