di Adriano Sofri
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"Zara zabara". Suona ancora l’amore di Olivia Sellerio per le parole e le vite degli uomini
Dalle canzoni per la serie Rai di Montalbano fino al palco di Milano, seguito dai concerti a Roma, Pisa e a Palermo, in una sontuosa appendice ai cent’anni di Andrea Camilleri
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7 APR 26

Foto Getty
In una sontuosa appendice ai cent’anni di Andrea Camilleri, domani, mercoledì, Olivia Sellerio porta il suo concerto, “Zara zabara”, a Milano, con la nuova orchestrazione. Subito dopo sarà a Roma, poi a Pisa, e di nuovo a Palermo. Mi sono interrogato sul titolo, che era già di edizioni precedenti e del bellissimo album del 2019. Milano è infatti anche una gran città meridionale e specialmente di siciliani, ma certo il titolo non è riservato a loro. Musicale com’è, basterebbe a se stesso. E poi c’è il glossario di Camilleri, “girala come vuoi, è sempre la stessa cosa!”, e gli esempi: “zarazabara, sempri scarsi di ciriveddro ristavano”. Olivia ricorse alla fonte: “Zara bazara, ovvero ‘Conzala come vuoi, sempre cucuzza rimane’. Alla fine, il Professore ha sentenziato che ’Zara’, semplicemente da zagara, e ’Zabara’, con l’agave nel cuore della parola, sarebbe stato il titolo più appropriato”. Sciascia, che pure all’inizio aveva dubitato di un eccessivo ricorso di Camilleri al suo vigatese, gli riconobbe poi di aver vendicato l’avversione della piccola borghesia siciliana al dialetto. Alla stessa rivendicazione Olivia è arrivata, parole e musica, dopo aver fatto il suo giro del mondo. Quasi clandestino, a molti suoi conoscenti prossimi. O viceversa: occorreva appostarsi clandestinamente dietro una siepe lussureggiante di Mondello per carpirne qualche esercizio vocale, e guai a essere scoperti. Era già editrice, mi aspettavo che si facesse scrittrice, perché ha ereditato da Elvira un’attenzione meravigliosa, generosa e implacabile alle storie delle persone e alle parole in cui si lasciano ascoltare. O critica e gallerista di fotografia, perché ha ereditato talento e patrimonio di Enzo. Ci aspettavamo di tutto, in realtà.
Intanto lei imparava lingue e ritmi i più versatili: da Maria del Gesù e le altre signore capoverdiane della casa, dai jazzisti di Enzo e poi del Folkstudio, dalla scuola di tecnica lirica, dalla tradizione siciliana e araba e ispanica e latinoamericana... La rivelazione della sua voce arrivò, a noi profani, tardi, e in occasioni speciali, “Accabbanna”, o la raccolta delle canzoni, le più eterogenee, amate da Elvira, o la dedica così sentita a Violeta Parra. Carlo Degli Esposti, il patron della Palomar che sulla scia delle edizioni Sellerio produsse la serie Rai di Montalbano che, Zara Zabara, non smette mai di tornare in onda, invitò Olivia a comporre le canzoni che ne accompagnassero le puntate, cominciando dal “Giovane Montalbano”, passando all’adulto: una rivelazione. Mi sembra di ricordare qualche prima esperienza in cui Olivia, in apertura e soprattutto in chiusura, veniva sfumata, e l’insurrezione. Pochi anni fa, in una tournée che portò lei e i suoi musicisti a Buenos Aires, a Rosario e a Cordoba, scoprì che in Argentina, dove Montalbano era seguito come da noi, gli spettatori non sopporterebbero che la canzone venisse sfumata... Le canzoni non erano un accompagnamento, potevano dire le cose più importanti, che “Nuddu è di nuddu, e nuddu m’avi”, che “Tu m’ha lassari e ti n’agghiri, che la nottata passa, e la storia torna aggritta, e rinasci finici / comu aceḍḍu finici / vota e arrivota l’aria”. Aceddu finici è più bello di araba fenice, no? “La lingua la trovi per le strade, tu la parli, la canti e lei resuscita”. Noi vecchi imparavamo la scuola siciliana, al primo capitolo della poesia volgare, poi tornavamo in fretta in Toscana, persuasi che il dialetto avesse ingoiato la nobiltà. L’allitterazione nella canzonetta “Maravigliosamente” del notaio Jacopo da Lentini: “In cor par ch’eo vi porti / pinta como parete, / e non pare di fore...”. Olivia canta così la cosa più importante, proprio ieri, proprio oggi, “U curaggiu di li pedi”: “E ‘nta li mori amari / L’amu a amari l’omu a mari / Ca ‘nta li mori amari semu a mari / E ‘nta li mori amari / L’amu a amari l’omu a mari / O ‘nta li mori amari amuri mori”.
(A Milano, Blue Note, alle 20,30 e 22,30. Con Paolo Pellegrino violoncello, Lino Costa chitarra, Dario Salerno chitarra, Alberto Fidone contrabbasso, Roberto Gervasi fisarmonica. Gli arrangiamenti del grande Pietro Leveratto).
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