di Guido Vitiello
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La sorprendente anomalia del caso Garlasco
Per una volta, la voce narrante non è solo quella dei pubblici ministeri ma anche quella delle difese, in particolare quella della legale di Stasi. Poi c'è l'altra particolarità: finalmente una parte del pubblico si accalora per tirar fuori di galera un innocente anziché per sbattercelo dentro
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15 MAY 26

Foto LaPresse
Ancora su Garlasco. Proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno, o almeno non del tutto vuoto. Nel nuovo stato unitario gli occhi dei cronisti giudiziari erano tutti puntati sulle aule dei tribunali, dove a rifulgere era spesso la figura dell’avvocato difensore – il principe del foro con la sua eloquenza alata – o quella del suo assistito, ritratto con le tinte enfatiche e patetiche del melodramma. Pubblicazioni come la Rivista dei dibattimenti celebri svolgevano, nell’Italia di fine Ottocento, un compito tutt’altro che trascurabile di pedagogia civile. Sappiamo com’è andata a finire, un secolo dopo: il dibattimento è ormai una smorta appendice delle indagini preliminari, cuore del rito mediatico, e la difesa è pian piano retrocessa nell’ombra. La regia del racconto giudiziario è in mano alle procure e ai loro docili scrivani che lo sceneggiano quotidianamente nelle redazioni.
Ebbene, Garlasco è un’anomalia. Da un lato sembra ricalcare uno schema antico e ben poco rassicurante: il cosiddetto “clamore mediatico” che, come il clamor del diritto medievale, incita l’Inquisitore a intervenire. Ma consideriamo anche l’altro versante. Per una volta, la voce narrante non è solo quella dei pubblici ministeri: a guidare alcuni snodi del racconto è una delle difese, quella di Alberto Stasi, nella persona della combattiva Giada Bocellari. Per una volta, nuovi canali d’informazione – meno assuefatti dei giornali e dei talk show alla tossicodipendenza dalle veline delle Procure – passano ore a spulciare gli atti dell’inchiesta, sia pure con tutte le ingenuità e i dilettantismi del caso, e il pubblico dei podcast e delle dirette YouTube familiarizza un poco con i passaggi tecnici in cui si svolge un’indagine e in cui può prender forma un errore giudiziario. Per una volta, infine, una parte del pubblico si accalora – evenienza rarissima – per tirar fuori di galera un innocente anziché per sbattercelo dentro. Poi certo, resta la coazione a ripetere di chi vuole solo barattare il vecchio mostro con il nuovo – ma quello, appunto, è il bicchiere mezzo vuoto.
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