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di Guido Vitiello

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La vera domanda è: ma a cosa serve l'antisemitismo?

L'odio per ebrei e Israele ha una funzione federatrice. Crea ponti tra cattolici e mangiapreti, queer poliamorosi e lapidatori di adultere, lunatici Maga e compagni antimperialisti, rossi e bruni

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7 MAY 26
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Foto LaPresse

Passiamo troppo tempo a domandarci che cos’è l’antisemitismo e troppo poco a interrogarci sulla sua funzione. Ci affanniamo a tracciare sulla mappa il confine che lo separerebbe dall’antisionismo o da altri ismi, bisticciamo all’infinito sulle definizioni, ma la domanda che dovremmo farci è un’altra: a che serve l’antisemitismo? Ci rispondiamo sbrigativamente che gli ebrei hanno in tutte le epoche la funzione del capro espiatorio. È vero, ma è ancora troppo vago, e un tantino mitologico. Un bandolo per trovare una risposta più soddisfacente è in un libro dello storico Michel Winock dedicato al più eminente antisemita francese di fine Ottocento (Édouard Drumont et Cie., Seuil 1982). Drumont, scrive Winock, scoprì che nell’ottica della conquista del potere l’antisemitismo è un poderoso “principio federatore”. Solo attraverso il mito proteiforme dell’ebreo, bersaglio di mille accuse contraddittorie, diventa possibile “unire le forze popolari anticapitaliste ai capitalisti stessi; i cattolici agli atei; i piccoli commercianti agli azionisti dei monopoli; gli operai ai padroni”.
Per assolvere questo compito, aggiungo, l’ebreo dello stereotipo deve caricarsi di tutti gli attributi convenienti, incarnare tutti i mali ideologici necessari. Non è odiato in quanto capitalista, rivoluzionario o cosmopolita; semmai, è rappresentato come capitalista, rivoluzionario o cosmopolita perché possa essere legittimamente odiato, e perché ci si possa convincere di odiare, in lui, quelle astrazioni. Israele ha oggi una simile funzione federatrice. Se lo si accusa anche di aggravare l’emergenza climatica, difendere il patriarcato, esportare la supremazia bianca, è perché possa meglio tenere agganciate le istanze incompatibili della galassia intersezionale. E non solo quelle. Crea ponti tra cattolici e mangiapreti, queer poliamorosi e lapidatori di adultere, lunatici Maga e compagni antimperialisti, rossi e bruni. Consente perfino duetti amabili tra Tucker Carlson e Francesca Albanese. In tempi di disgregazione, la scoperta del pre-nazista Drumont torna utile.

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