di Guido Vitiello
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Urge un fumetto su Olivier Dupuis, il Tintin del federalismo
Uno dei suoi tratti distintivi era l'essere l'incarnazione vivente di una promessa: quella dell’Europa unita
di
6 MAY 26

Foto LaPresse
Olivier Dupuis sembrava disegnato da Hergé. La prima volta che lo avvistai – su non so più quale pubblicazione del Partito radicale transnazionale, nei primi anni Novanta: indossava una uniforme croata nelle trincee di Osijek accanto a Marco Pannella, sotto le bombe di Milosevic – pensai a lui come a un Tintin europeista (e non certo, va da sé, nel senso in cui lo era l’uomo che pretendeva, o forse millantava, di essere stato il modello storico della creatura di Hergé, il collaborazionista Léon Degrelle). A suggerirmi la buffa associazione, che non sarei riuscito più a scrollarmi dall’immaginazione e che perdura anche dopo la sua morte, era stata probabilmente la sua origine belga, unita all’assonanza con Dupont e Dupond, i poliziotti baffuti e pasticcioni delle avventure di Tintin; o forse erano bastati i suoi lineamenti di eterno fanciullo, semplici ma di un’espressività inesauribile, che quasi imploravano di essere stilizzati in un fumetto. Un altro tratto distintivo del puer aeternus ritrovavo in Olivier Dupuis: era l’incarnazione vivente di una promessa, e dunque un giudizio permanente sugli adulti che l’avevano accantonata o tradita. Quella promessa era l’Europa unita. Celebrata stancamente dalle classi dirigenti come una parola d’ordine sempre più vuota o presa a randellate come una testa di turco dai propagandisti ispirati da Mosca, l’Europa sembrava ridotta ormai a un esangue fantasma ideologico. Ma nella persona e nella militanza di Olivier Dupuis tornava a essere, semplicemente, ciò che avrebbe dovuto essere. E dunque, per magia, ridiventava un’idea giovane.
Altri che lo hanno conosciuto meglio di me potranno scrivere senz’altro cose più interessanti, e alcuni suoi ex compagni radicali lo hanno fatto già. Io posso, per quel che vale, lanciare un’idea sul filo dello scherzo: se l’Europa nutre ancora qualche residua speranza che le nuove generazioni s’innamorino di lei, ebbene, che si affretti a patrocinare un fumetto sulla vita avventurosa di Olivier Dupuis, il Tintin del federalismo.
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