di Guido Vitiello
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L'autodifesa da impunito e il caso Ranucci
Per decenni, e con un picco nell’ultimo referendum, alcuni giornalisti hanno fatto quadrato intorno ai privilegi e agli arbitrii dei magistrati, carcerazione preventiva inclusa. Il favore sarà ricambiato per il diritto allo sputtanamento preventivo?
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5 MAY 26

Foto Ansa
Affascinato dall’autodifesa di Sigfrido Ranucci per la mascariatura di Nordio – “Non ho dato una notizia non verificata, ho detto che stavamo verificando una notizia” – ho speso ore a sfogliare vecchi libri di retorica e di filosofia del linguaggio. Rischiavo di perdermi tra la tecnica dell’eufemismo, la teoria delle “definizioni persuasive” di Charles Stevenson e il reframing della linguistica cognitiva, quando è arrivata l’illuminazione che mi ha fatto chiudere tutti i libri: “Noi non incarceriamo la gente per farla parlare, la scarceriamo dopo che ha parlato”. Eureka! La formula che il procuratore Borrelli scelse nel 1993 per giustificare l’abuso della custodia cautelare in carcere era qualcosa di più di un esempio sovrapponibile alla frase di Ranucci: ne era il prius logico e storico.
Dal punto di vista retorico, sono espedienti debolissimi; ma è proprio la loro debolezza a farne un segno di forza. Può permettersi di parlare per tautologie e giochi di prestigio da bassa sofistica solo chi è così certo del proprio potere da non aver bisogno di legittimarlo, e si limita a manifestarlo nella sua gloria inespugnabile. La frase di Borrelli non era una spiegazione, era una variazione sul dantesco “vuolsi così colà dove si puote”. Nell’Italia del 1993, il capo del pool avrebbe potuto dire: “Noi non incarceriamo la gente per farla parlare, ma perché ci piace il rumore dei chiavistelli al mattino” e sarebbe stato ugualmente osannato. E nell’Italia del 2026? Ranucci non è un’aberrazione, il suo stile di inchiesta è il modus operandi di interi organi d’informazione, mentre l’Ordine fa finta di non vedere. Ma proprio per la sua autodifesa da impunito, così sfrontata da apparire come un guanto di sfida, il caso Ranucci – con il processo che ne seguirà – potrebbe essere un momento della verità. Per decenni, e con un picco nell’ultimo referendum, i giornalisti alla Ranucci hanno fatto quadrato intorno ai privilegi e agli arbitrii dei magistrati, carcerazione preventiva inclusa. Il favore sarà ricambiato per il diritto allo sputtanamento preventivo?